Italia fragile: Pil ancora negativo. Francia pure

14 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Un rallentamento della contrazione non può essere ancora considerata una ripresa per l’economia italiana. Ha subito una frenata, ma senza decisione, la caduta del Pil nostrano nel terzo trimestre del 2013.

La flessione su base trimestrale del -0,1% rappresenta il calo più contenuto da quando il Pil attraversa una fase di recessione, ovvero da due anni esatti. Ma sempre di recessione si tratta.

Più che l’Italia, a preoccupare le autorità dell’area euro ultimamente è sopratutto la Francia. Nel periodo estivo la seconda maggiore economia della regione ha accusato una flessione del Pil dello 0,1% su base trimestrale.
Il segno meno giunge a sorpresa e il Pasee appare ora come il nuovo malato d’Europa.

Pericoloso il tonfo delle esportazioni, solitamente un punto di forza di Parigi, calate -1,5% dopo il +1,9% del periodo precedente. L’import continua invece a salire con forza (+1%).

Secondo Diego Iscaro della società di consulenza IHS “la nuova contrazione dell’attività non aiuterà certamente il Presidente (Francois) Hollande a migliorare la sua popolarità, che già si trova ai minimi record“.

Non va molto meglio alle economie dell’area core dei Paesi virtuosi. Se da un lato l’Olanda è riuscita a uscire dalla fase di recessione, la crescita tedesca ha accusato un rallentamento. Grazie a una lieve ripresa delle esportazioni, l’economia in Austria è cresciuta dello 0,2%.

Secondo le stima preliminare dell’Istat, la fine del tunnel potrebbe essere vicina per Roma: nel periodo luglio-settembre, il prodotto interno lordo italiano è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, quando era sceso dello 0,3%, e dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2012. Il Pil è in calo da nove trimestri consecutivi.

“C’è ancora un lievissimo calo congiunturale del Pil”, hanno sottolineato i tecnici dell’Istat spiegando che il calo tendenziale prosegue: “la discesa è molto rallentata, ma è comunque una discesa”. Rivisti al ribasso i dati del secondo trimestre, che hanno visto una contrazione economica del 2,2% e non del -2,1% come stimato precedentemente.

Il calo congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dei servizi e di un aumento del valore aggiunto nell’industria. Il terzo trimestre del 2013 ha avuto tre giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2012.

Nel terzo trimestre del 2013, in termini congiunturali, il Pil è aumentato dello 0,7% negli Stati Uniti e dello 0,8% nel Regno Unito. In termini tendenziali la crescita è stata dell’1,6% negli Stati Uniti e dell’1,5% nel Regno Unito.

Moscovici assicura: Francia non scivolerà in recessione

Tornando alla Francia, per la prima volta da inizio 2009, l’economia fa peggio della Spagna. Madrid ha registrato un incremento del Pil dello 0,1% nell’ultimo trimestre.
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Il ministro dell’Economia transalpino Pierre Moscovici insiste nel refrain secondo cui l’economia non sta scivolando in una seconda fase di recessione.

Per riuscirci Parigi è obbligata a registrare una crescita nell’ultimo quarto dell’anno. Secondo il governo il 2013 vedrà un incremento del Pil dello 0,1-0,2%, nonostante la delusione del periodo luglio-settembre.

Intervenuto sulle frequenze di RTL Radio, Moscovici ha puntato il dito su fattori una tantum come il rallentamento degli ordini per gli aerei, che di solito è una componente importante per il Paese.

“Le forze produttive hanno incominciato a recuperare terreno, sapevamo che nel terzo trimestre avremmo visto una pausa, non è una sorpresa, non è un indice di declino, non è una recessione”. Su questo Moscovici ha ragione. Non ancora per lo meno.