Italia: corruzione costa metà del Pil in 30 anni

22 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – La corruzione rappresenta un vero e proprio ‘macigno’ per la crescita economica dell’Italia, dimezzandone il Pil. Se il nostro Paesi si collocasse, infatti, tra i meno corrotti, il tasso di crescita economica sarebbe stato oltre il triplo a breve termine e circa il doppio a lungo termine (1970-2000). Inoltre, ogni punto di discesa nella classifica di percezione della corruzione provoca la perdita del 16% degli investimenti dall’estero. E l’Italia, in questa ‘speciale’ classifica è già scivolata al 69mo posto, a pari merito con il Ghana e la Macedonia. In Europa e’ il quarto paese piu’ corrotto, dopo Romania, Bulgaria e Grecia.

A lanciare l’allarme è il rapporto sulla Corruzione in Italia elaborato dalla Commissione per lo studio e l’elaborazione di misure per la prevenzione della corruzione. Se nel breve periodo, la corruzione, “può essere funzionale ad assicurare il superamento di sacche di inefficienza dell’apparato pubblico e la sopravvivenza di meccanismi e sistemi di impresa tecnologicamente non avanzati”, nel lungo periodo “si stabilisce una relazione inversamente proporzionale tra diffusione della corruzione e crescita economica”, ha avvertito la Commissione.

La corruzione, poi, frena il progresso tecnologico delle imprese, “incentivate ad investire nel mercato della tangente anziché in quello dell’innovazione e della ricerca”. Secondo un recente studio della Banca Mondiale, citato nel Rapporto, le “imprese costrette a fronteggiare una pubblica amministrazione corrotta e che devono pagare tangenti crescono in media quasi del 25% di meno di imprese che non fronteggiano tale problema”. Ad essere più fortemente colpite sono le piccole e medie imprese e le imprese più giovani: le piccole imprese hanno un tasso di crescita delle vendite di più del 40% inferiore rispetto a quelle grandi.

Con una spesa pari a 106 miliardi di euro, solo nel 2011, il mercato degli appalti pubblici rappresenta un’area in cui è “particolarmente elevato il rischio che si registrino fenomeni corruttivi”, con ripercussioni sullo sviluppo della concorrenza e del libero mercato.

Dal rapporto curato dalla Commissione per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione, emerge che nel 2011 il mercato degli appalti pubblici ha comportato una spesa di 106 miliardi di euro (Iva esclusa), pari a circa l’8,1% del Pil: il 31% per lavori, il 41% per servizi, il 28% per forniture. Sono 1.236.000 gli appalti fino a 40.000 euro per un importo di circa 5,3 miliardi.

Ammontano a 128.000 le procedure perfezionate tra 40.000 e 150.000 euro per un importo pari a circa 8,3 miliardi di euro. Mentre sono 60.000 le procedure completate per la fascia di importo superiore a 150.000 euro, per un impegno di spesa pari a 92 miliardi di euro.

“La dimensione economica del settore – ha avvertito la Commissione – spiega la ‘capacita attrattiva’ esercitata rispetto alle pratiche corruttive”. Ecco perchè occorre una “costante azione di vigilanza”. Altrimenti rischiano di ripetersi casi come la Salerno – Reggio Calabria, progetto mai terminato e fenomeno esemplare dei livelli di corruzione in Italia.