Irpef, quando il fisco diventa iniquo

28 Giugno 2017, di Alberto Battaglia

Il fisco continua a rivelarsi, alla prova dei fatti, poco omogeneo fra dipendenti e autonomi.

Dai dati dell’ultimo pagamento dell’imposta sui redditi Irpef è emerso che il 78% dei lavoratori autonomi dichiara un reddito entro i 15mila euro annui, cui corrisponde un’imposta di circa 173 euro. Il secondo gruppo più numeroso dichiara un ricavo fra i 15 e i 35mila euro lordi (15,4% del totale) e paga circa 1.516 euro di Irpef. Fa riflettere, soprattutto, come solo 2,598 milioni autonomi abbiano documentato redditi positivi a fronte di un totale stima di circa 7,5 milioni di lavoratori appartenenti a tale categoria, di cui 5.115.540 dichiaranti.

Il sospetto, come scrive un approfondimento del Corriere, è che il sistema di erogazione dei servizi incentivi i lavoratori (quelli che possono) a dichiarare il meno possibile, per accedere tramite un Isee tenuto “basso” a maggiori prestazioni e agevolazioni. Ovviamente il discorso è valido quasi esclusivamente per gli autonomi, visto che i lavoratori dipendenti sono “forzati” a pagare quanto dovuto. Dei 172 miliardi di Irpef versata, 103 fanno capo ai dipendenti, (il 60% del totale, che scende al 56,7% al netto del “bonus” degli 80 euro). A conti fatti, il 45,5% degli italiani, scrive il Corriere, paga solo il 3,13% del totale Irpef. Sul gradino più alto dei dipendenti, quelli che dichiarano oltre 300mila euro, si trovano 20.115 persone le quali, da sole, pur essendo solo lo 0,1% dei contribuenti pagano più tasse del del 37,6% che dichiara redditi fino a 15mila euro.

Tirando le somme, mentre i dipendenti pagano il 60% dell’Irpef pur essendo la metà dei contribuenti, gli autonomi, con un versamento di 9,4 miliardi, pagano il 5,5% del gettito totale pur essendo il 12,5% dei contribuenti.