«IO, SILVIO E LE ALTRE RAGAZZE. TUTTE LO CHIAMAVANO PAPI»

di Redazione Wall Street Italia
20 Giugno 2009 12:41

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Barbara Montereale ha 23 anni. È di Modugno. È una bellissima madre single di una bimba di un anno e tre mesi. Sull’avambraccio sinistro ha tatuato: “Sbagliare e soffrire”. Ha vissuto per un periodo a Milano con un uomo che, all’epoca era bodyguard di Domenico Dolce.

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“Lavoro come modella in un atelier per abiti da sposa”, dice Barbara. Ha partecipato a “Uomini e donne” e – aggiunge – ha fatto altre comparsate in tv. “Quando ci riesco faccio la ragazza immagine. Per esempio sono stata Billionerina per tre anni. Ricordo che Fede mi promise di fare la Meteorina. Ci tengo però a dire che non sono una escort”.

È Barbara “l’amica modella” con cui Patrizia, nel novembre del 2008, entra a Palazzo Grazioli. È lei la ragazza che “riscontra” con la Guardia di Finanza il suo racconto. È lei che, reclutata da Gianpaolo Tarantini, incontrerà il Presidente una seconda volta, nel gennaio di quest’anno, a Villa Certosa. È lei che, ora, svela “il metodo” del Presidente.

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Andiamo con ordine. Ricorda come, quando e chi la introdusse a Palazzo Grazioli?
“Il giorno esatto non lo ricordo. Inizi di novembre del 2008, direi. La mia amica Patrizia mi chiese se mi andava di accompagnarla a una festa a Roma. E io accettai”.

Come arrivaste a Roma?
“Non lo ricordo”.

In aereo?
“Probabile, ma davvero non ricordo anche perché viaggio molto per lavoro”.

Lei pagò per il viaggio?
“No”.

Chi pagò?
“Seppi dopo che pagava Gianpaolo Tarantini”.

Patrizia le disse che era una festa a casa del
Presidente del Consiglio?
“Sì. E, dopo, ricollegai una cosa accaduta, sempre a Roma, una settimana prima di quel viaggio. Ero con Patrizia all’inaugurazione di un negozio Versace. Un tipo che Patrizia mi disse essere uno degli autisti di Berlusconi le disse: “Carina la tua amica. Portala alla prossima festa””.

Torniamo a novembre 2008. Patrizia le fece il nome di Gianpaolo Tarantini prima di partire?
“No. Conobbi questo Gianpaolo solo quando arrivammo a Roma. Lo incontrammo all’hotel De Russie. Mentre noi eravamo alloggiate all’hotel Valadier”.

Tarantini era da solo?
“No. Con il suo autista”.

Ricorda il nome dell’autista?
“Dino”.

Eravate solo lei, Patrizia e Tarantini?
“C’era anche un’altra ragazza di Bari, che non conosco”.

Il nome?
“Non lo ricordo”.

Che vi disse Tarantini?
“Ci disse che saremmo andati a casa del Presidente del Consiglio”.

Concordaste un compenso?
“No. Non dissi nulla a Gianpaolo perché mi aveva portato Patrizia”.

Come andò la cena?
“Mangiammo e scherzammo con il Presidente. Ebbi un’impressione straordinaria. Il Presidente è una persona bellissima e disponibilissima. Mi regalò degli anelli e delle collane che, disse, disegnava lui. Mi diede anche il cd di quel cantante napoletano, come si chiama…?”.

Apicella?
“Apicella”.

Eravate solo voi ragazze e il Presidente?
“No. C’era anche Gianpaolo”.

Che rapporti hanno Tarantini e Berlusconi?
“Gianpaolo dà del lei al Presidente. Il Presidente gli dà del tu. Noi, comunque, avevamo capito che Gianpaolo lavorava per Berlusconi”.

Finita la cena, cosa accadde?
“L’accordo era che io, Gianpaolo e l’altra ragazza lasciassimo sola Patrizia con il Presidente e così facemmo”.

Perché Patrizia rimase?
“Per lavorare”.

Lavorare?
“Sapevano tutti a quella cena che lei era una escort”.

Anche il Presidente?
“Presumo proprio di si”.

Dunque, ve ne andate e dove?
“Io e Giampaolo veniamo riaccompagnati nei nostri alberghi. E la mattina dopo, alle 8, rientrò anche Patrizia nella stanza che condividevamo”.

Le disse qualcosa?
“Mi raccontò di aver avuto un rapporto sessuale con il Presidente. E aggiunse di non essere stata pagata. Aggiunse anche però che non le interessavano tanto i soldi quanto che lui le desse una mano con una questione che riguardava la costruzione di un residence”.

Lei venne pagata per quella cena?
“No”.

Sentì di nuovo Tarantini?
“Sì. A fine novembre 2008. Ero con Patrizia a Dubai, in vacanza. Mi chiama Gianpaolo al telefono e dice che il Presidente mi vuole incontrare di nuovo. Io mi lamento che la prima volta non ho neppure avuto il gettone di presenza. Lui risponde che questa volta è tutto a posto. Che avrei avuto i soldi e mi avrebbe pagato i biglietti aerei. A quel punto, Patrizia si arrabbia. Prende il telefono e grida a Tarantini: “Ma come, te l’ho portata io e adesso tu vuoi lei e non me?””.

E come finì?
“Non se ne fece niente”.

Rivide il Presidente del Consiglio?
“Si. A Villa Certosa”.

Quando?
“Metà gennaio di quest’anno. Fu sempre Tarantini a chiamarmi. Questa volta mi diede mille euro di gettone e andai”.

Come ci andò?
“Una macchina con autista, sempre Dino, da Bari a Ciampino. E qui in aereo”.

Che aereo?
“Un aereo privato. Piccolo”.

Ricorda insegne dell’Aeronautica militare?
“No”.

Chi la accolse a Villa Certosa?
“Licia Ronzulli. È lei che organizza la logistica dei viaggi delle ragazze. Che decide chi arriva e chi parte. E smista nelle varie stanze”.

Chi c’era nella villa?
“Una ventina di ospiti. Molte ragazze e qualche uomo.
Oltre a Berlusconi e Tarantini, ricordo Susanna Petrone, quella che sta con Marco Borriello, il calciatore. E ricordo anche Carolina, quella del Grande Fratello che poi doveva fare una fiction”.

Che si faceva nella villa?
“Balli, canti. Coreografie tra ragazze brune e bionde. C’era anche Apicella che cantava”.

Incontrò Berlusconi?
“Sì, dopo che aveva finito di fare un massaggio mi portò insieme ad altre ragazze con la macchinina a visitare il parco. Giocammo con il cane che gli ha regalato Bush”.

Lei come si rivolgeva a Berlusconi?
“Io lo chiamavo Silvio. Tutte le altre lo chiamavano Papi”.

Tutte?
“Tutte. Io non avevo confidenza e mi limitavo a Silvio”.

C’erano minorenni nella villa?
“Non saprei. Eravamo tutte molto giovani”.

Vi parlaste?
“Fu molto dolce. Come un padre. Gli raccontai che avevo perso i genitori. Che la mia bimba non stava bene. Che non ce la facevo a tirare avanti da sola. Lui mi diede un bacio sulla fronte e prima che partissi mi consegnò una busta”.

Cosa c’era dentro?
“Una cifra molto generosa in contanti. Fu un gesto bellissimo. E io, lo giuro su mia figlia, con lui non ebbi nessun rapporto sessuale. Posso solo dire che Tarantini diceva a noi tutte che per chi andava con il Presidente c’era la busta con cifra a piacimento. Io, lo ripeto, ho avuto la busta ma senza fare nulla perché non sono una escort”.

Fu invitata di nuovo?
“Si. Un’altra volta, alla fine di febbraio, sempre a Villa Certosa, ma la cosa saltò perché morì la sorella del Presidente”.

Anche quella visita doveva essere a gettone?
“Sì. Fosse stato per Tarantini mi avrebbe pagato ogni visita. Perché questo è l’accordo che aveva con me”.

Sapeva che Patrizia aveva deciso di raccontare la sua storia?
“Patrizia meditava vendetta da Natale scorso. Mi disse che avrebbe fatto lo scoop perché non era stata aiutata dal Presidente. Io non ero d’accordo. Perché quello che penso io è: “Meno male che Silvio c’è”. Scrivetelo, mi raccomando. Ci tengo. Difenderò Berlusconi fino alla morte”.

Lei è mai stata invitata a presentarsi alle elezioni con il centro-destra?
“Sì, alle ultime elezioni ero candidata alle comunali nella circoscrizione Madonnella a Bari con la lista “La Puglia prima di tutto”. Ho preso 91 voti”.

Chi le ha offerto la candidatura?
“Patrizia”.

Quello che lei ci ha appena riferito lo ha detto anche alla Finanza?
“La Finanza mi ha fatto meno domande di voi. Ma le cose che ho detto sono le stesse”.

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di Carlo Bonini

BARI – Cosa documentano le registrazioni audio che Patrizia D’Addario ha clandestinamente inciso nell’autunno dello scorso anno a Palazzo Grazioli e quindi consegnato alla Procura di Bari a sostegno dell’attendibilità del racconto delle sue due visite?
La magistratura, mercoledì scorso, le ha secretate, apponendo i sigilli agli originali dei nastri su cui sono incise, e ha disposto che non ne venissero effettuate le trascrizioni. Negli ultimi otto mesi, quelle registrazioni sono state libere da vincoli, perché nella piena ed esclusiva disponibilità della donna.

Ora, tre fonti diverse e indipendenti che hanno avuto nel tempo accesso diretto all’ascolto delle registrazioni, o, quantomeno, ad alcuni dei loro passaggi salienti, riferiscono a Repubblica parte del contenuto. Con indicazioni coincidenti. A cominciare dalla cattiva qualità del sonoro, disturbato da fruscii di fondo.

Eccone dunque il dettaglio.
Ottobre 2008. Patrizia D’Addario è per la prima volta a Palazzo Grazioli. La si ascolta mentre si presenta con un nome di battesimo che non è il suo (“Alessia”, come racconterà al Corriere della Sera il 17 giugno scorso) al presidente del Consiglio, la cui voce, a sua volta, si riconosce benché sovrapposta ad una musica di fondo che accompagna la conversazione. La D’Addario dice di essere la titolare di un’agenzia immobiliare. Aggiunge che non è facile per una donna single mandare avanti un’attività di quel genere. Si sente quindi ancora la voce del presidente del Consiglio impegnato a mostrare quelli che si intuisce siano dei quadri.

4 Novembre 2008. Patrizia D’Addario è per la seconda volta a Palazzo Grazioli. Non è un giorno qualunque. Mentre in Italia si fa notte, negli Stati Uniti mancano poche ore allo spoglio che dichiarerà presidente eletto Barack Obama.

Si distingue la voce del presidente del Consiglio che si rivolge a Patrizia spiegandole che si assenterà per fare una doccia e mettere un accappatoio. Il presidente invita la donna ad aspettarlo nel “letto grande”. Patrizia risponde affermativamente – “Sì nel letto grande” – aggiungendo un dettaglio che si riferisce al letto e non risulta comprensibile all’ascolto.

Una successiva sequenza registra un qualche trambusto con voci di estranei che avvertono il presidente dell’elezione di Obama e lo sollecitano ai suoi impegni istituzionali. Patrizia – riferiscono due fonti diverse – spiegherà che il personale di Palazzo Grazioli ha urgenza di ricordare al presidente che è atteso da un appuntamento esterno. Una circostanza, questa, che per altro trova conferma in un dato obiettivo. In quelle ore, Silvio Berlusconi è atteso allo spazio Etoile a Roma dove la Fondazione Italia-Usa ha organizzato una serata ufficiale (ripresa in diretta da Skytg24) per la notte elettorale americana. Un evento cui partecipano almeno 500 ospiti, tra cui un centinaio di parlamentari, e onorata da un messaggio video dell’allora ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli e a cui il Presidente del Consiglio (la cui presenza era stata annunciata da almeno due settimane) non arriverà mai.

5 novembre 2008. Patrizia D’Addario registra una chiamata telefonica in entrata. Si riconosce la voce del presidente del Consiglio che le chiede “come va”. La donna risponde di essere “un po’ rauca”. Il presidente, di rimando, si dice ironicamente sorpreso perché la notte precedente non ha sentito “strilli”.

Quello stesso giorno, c’è una seconda telefonata registrata. L’interlocutore di Patrizia è Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore che le ha negato il compenso pieno (2000 euro) pattuito per la prima volta a Palazzo Grazioli (“Perché non ero rimasta”, spiega lei nella sua intervista al “Corriere della Sera”). La D’Addario è arrabbiata. Dice di aver ricevuto soltanto “una tartarughina” per la notte e chiede conto dei 2000 euro.

Alle registrazioni si accompagnano, come detto, anche delle fotografie, scattate dalla D’Addario con il suo telefonino all’interno di Palazzo Grazioli. Di queste, “Repubblica” ha avuto conferma solo di un dettaglio, per altro anticipato dal Corriere della Sera, due giorni fa. Vale a dire, un’immagine che ritrae la foto incorniciata di Veronica Lario. Le altre istantanee – per quanto è dato sapere al momento – ritraggono altrettanti dettagli delle stanze della residenza privata del presidente del Consiglio.

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