Intesa Sanpaolo, che fine hanno fatto i soldi della Bce?

28 Gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – «Abbiamo preso 36 miliardi e ne abbiamo dati 52 a medio e lungo termine a 722 mila clienti, pmi e famiglie». Carlo Messina replica così alle domande sul lungo «credit crunch» e sull’impiego dei fondi ricevuti dalla Bce. «La nostra parte la abbiamo fatta nei confronti delle aziende» assicura il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo presentando a Milano il nuovo Mediocredito Italiano, « il polo della finanza d’impresa» della superbanca, struttura che conta su 7 poli regionali, 750 specialisti in Pmi, servizi dedicati all’agroindustria e 80 mila clienti circa.

La presidenza è affidata a Roberto Mazzotta, già numero uno della Bpm, la guida al direttore generale Andrea Bressani. Oltre al credito, le imprese guardano ai percorsi che consentano di fare il sale dimensionale, di creare le filiere, di internazionalizzare: «L’esperienza della crisi ha modificato il tradizionale rapporto tra il cliente e la banca rendendo necessario per quest’ultima il passaggio da partner finanziario a partner strategico».

Messina è a sua volta alle prese con il piano industriale, il primo dopo quello realizzato insieme alla ricapitalizzazione da Corrado Passera nel 2010, che sarà presentato a primavera, con buona probabilità tra fine aprile e i primi di maggio. Un piano, rassicura Messina dipendenti e sindacati «che non conterrà esuberi».

Sono invece confermate le dismissioni di partecipazioni e attività non core. «È chiaro che ci saranno delle aree classificate come non strategiche che saranno destinate alla dismissione » dice Messina indicando in «tre cinque anni l’arco di tempo a disposizione per la vendita» , sempre che le condizioni di mercato lo consentano.

Il programma di dismissioni è già iniziato la scorsa settimana con la concessione del 100% della controllata ucraina Pravex-Bank a CentraGas, per 74 milioni di euro,e con la firma di un protocollo vincolante per la vendita della quota detenuta da Intesa Sanpaolo Vita nella compagnia cinese Union Life (19,9% del capitale) per 146 milioni di euro.

Tra le attività strategiche dovrebbero comparire anche le cosiddette partecipazioni di «sistema» Alitalia, Rcs e Telco-Telecom, anche in questi casi tempi e modi dovranno tener conto delle condizioni di mercato e della possibilità di realizzare plusvalenze. Per l’aumento di capitale di Telecom, ribadisce, «Intesa non è in alcun modo disponibile».

E, ancora, sui mesi a venire di Intesa «non sarà mai in nessuna posizione di deficit di capitale e manterrà un forte eccesso di capitale anche dopo l’asset quality review» assicura Messina che spiega gli investimenti in bond governativi con «le regole di Basilea 3 che impongono che le riserve di liquidità vengano investite in titoli di Stato. Non c’è alternativa, abbiamo 60 miliardi investiti in titoli che sono le nostre riserve di liquidità».
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