Informatici e architetti, il lavoro è già ripartito

22 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Ci sono badanti e colf, addetti alla ristorazione e operai delle industrie alimentari, personale degli studi di architettura ed ingegneria e soprattutto consulenti informatici e programmatori Internet.

E’ vero che in Italia il lavoro stenta a riprendere quota, ma nel primo trimestre dell’anno, a fronte di un calo dello 0,9% dell’indice generale, in ben 13 dei principali 27 comparti di attività (quelli che contano oltre 200mila addetti), l’occupazione è salita in maniera considerevole: +4,2%. Che corrisponde a 90.100 nuovi posti di lavoro. A tirare sono soprattutto i servizi, in senso allargato, piuttosto che l’industria, a riprova che il motore del Paese resta alquanto imballato.

Il comparto che registra la crescita maggiore, segnala una ricerca dell’Ufficio studi di Confartigianato che La Stampa è in grado di anticipare, è quello della produzione di software e della consulenza informatica, che beneficia dell’ulteriore diffusione di Internet e del commercio elettronico e che ha messo a segno una variazione del +10,4%. Crescita rilevante anche nelle produzione alimentare con un +8,7% (ed una quota del 65,1% di piccole imprese).

Come pure in settori dove è maggiore la presenza del pubblico: nei servizi di assistenza sociale residenziale (+8,4%) e nell’assistenza sociale non residenziale (+7,6%). In questo caso l’aumento della domanda «è determinata dalla crescita delle persone anziane con limitazioni funzionali salita di 400.029 unità tra il 2010 e il 2013», soprattutto per effetto di un incremento superiore al 50% «della quota di anziani con 65 anni ed oltre con Alzheimer e demenze senili».

Marcata crescita dell’occupazione anche nelle attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico con un +6% nell’ultimo anno. Nei servizi di ristorazione l’occupazione sale del 5,6% con un peso delle piccole imprese dell’85,7%, seguito dalle attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche con +5,5% (89,6% di piccole imprese). Bene anche i comparti della fabbricazione di macchinari (+5%) e dell’abbigliamento (+4,9%).

«Ancora una volta le piccole imprese si confermano “motore” di occupazione in settori fondamentali per il rilancio del made in Italy: meccanica, abbigliamento, alimentare, innovazione digitale – commenta il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti -. L’aumento di 90.000 posti di lavoro in un anno nei comparti in cui prevalgono le aziende di piccola dimensione testimonia che quello delle piccole imprese è un sistema dalle risorse straordinarie e tutt’altro che rassegnato alla crisi. Le difficoltà – aggiunge – sono state un’occasione per cambiare, per innovare e per creare lavoro».

Rispetto al calo generale solo sei regioni sono in controtendenza: si tratta della Provincia autonoma di Trento, che ha registrato un aumento degli occupati del 2,5%, seguita da Valle d’Aosta (+2%), Toscana (+1,7%), Lazio (+0,3%), dalle Marche e dall’Emilia Romagna entrambe con +0,1%. Sul fronte opposto i dati peggiori arrivano dall’Abruzzo, dove gli occupati sono scesi del 4,9%, a seguire Liguria (-4,3%), Provincia autonoma di Bolzano (-3,6%), Campania (-3,1%) e Molise (-2,9%).

L’occupazione femminile ha tenuto meglio di quella maschile facendo segnare un calo contenuto (-0,5%) rispetto al più marcato -1,3%. E mentre tra i giovani fino a 35 anni sono andati in fumo altre 367mila unità ( -6,8% rispetto allo stesso periodo 2013), all’opposto, gli occupati senior (35 anni e oltre) sono cresciuti dello 0,9%. E ancora: il lavoro dipendente segna un calo dell’1,2% mentre quello autonomo, che nel corso dell’ultima recessione ha sofferto certamente di più, registra una maggiore tenuta (-0,2%). E questo fa chiedere esplicitamente a Confartigianato «interventi che finalmente pongano le piccole e medie imprese al centro dell’iniziativa politica e delle strategie di sviluppo del Paese». Per Merletti occorre «riconosce e ripagare gli sforzi fatti fino ad ora», a cominciare proprio dalla questione-lavoro. «Il jobs act all’esame del Parlamento deve esaltare e non mortificare il mercato del lavoro per le piccole imprese».

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