Inchiesta “Robin Hood” e arresto Assessore – la parola alla Cassazione

23 Agosto 2017, di Giovanni Falcone

Inchiesta “Robin Hood” e arresto Assessore – la parola alla Cassazione

 

Con la sentenza n. 39348/17 della Sesta sezione penale della Cassazione si è data una prima risposta, avallando in toto l’operato dei giudici di merito del Tribunale di Catanzaro.

La vicenda registrò a suo tempo, risalente nel febbraio u.s. l’arresto di nove persone fra i quali l’ex assessore al lavoro ed alle politiche sociali della Regione Calabria Nazzareno SALERNO con accuse decisamente pesanti, dall’abuso d’ufficio alla corruzione, alla turbativa d’asta fino alla estorsione derubricata poi in “minaccia con metodi mafiosi”.

L’aver affidato ad una società in house la gestione di un Fondo comunitario di 2,5 milioni di euro, destinato a persone in temporanea difficoltà economica con la concessione di crediti agevolati, in luogo della più istituzionale “Fincalabra” ha dato l’avvio all’inchiesta.

L’intervenuto giudizio degli Ermellini, oltre che confermare la custodia in carcere del politico locale, ha confermato il forte condizionamento mafioso esercitato dalla locale cosca criminale riconducibile alla famiglia “Mancuso”, anche per effetto della presenza di due soggetti, pure arrestati, ritenuti contigui alla cosca criminale.

Per ragioni professionali ho conosciuto da vicino l’operatività della “Finanziaria calabrese”, sostituita per l’occasione, in modo abbastanza singolare e irregolare, secondo la pronuncia di legittimità in  discorso, dalla Fondazione Calabria Etica destinata alla gestione del Fondo credito sociale.

Quest’ultima peraltro, per l’esercizio della conferita attività di gestione del fondo ha  poi dovuto affidare i relativi servizi ad una finanziaria esterna, la cui movimentazione dei conti ha poi dato adito ad altre contestazioni penali (tra cui corruzione per un trasferimento “a se stesso” di 230mila euro).

A leggere le quindici pagine della sentenza della Suprema corte, sembra comprendere che un eccesso di discrezionalità da parte del potere politico, nella scelta del soggetto giuridico deputato nella gestione delle ingenti risorse finanziarie messe a disposizione dalla Unione Europea, accompagnate da una serie di testimonianze, riscontri bancari, ovvero mirate “intercettazioni telefoniche” nei confronti dei soggetti chiamati in causa e coinvolti nelle indagini della DDA di Catanzaro, le responsabilità sembrano tutte acclarate, sia pure alla luce di un processo non ancora concluso.

La illiceità emersa dall’inchiesta è riconducibile all’uso spesso disinvolto dei poteri pubblici che sarebbero andati ben oltre l’abituale discrezionalità esercitata dall’amministratore, ponendo in essere condotte assolutamente contrarie all’interesse istituzionale della Regione Calabria.

Insomma dalla lettura della interessante  pronuncia emerge l’importanza dell’interesse pubblico che, nell’esercizio dell’azione amministrativa, deve essere ed apparire scevro da ogni condizionamento esterno e che deve ispirare la condotta di qualunque amministratore.