In caso di crisi, banche Usa avrebbero bisogno di aiuti pubblici

13 Aprile 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – A poco o nulla sono servite le misure intraprese dagli istituti di credito della maggiore potenza economica mondiale dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime. Se in questo momento dovesse scoppiare una nuova crisi finanziaria, infatti, le principali banche americane dovrebbero fare ancora una volta ricorso agli aiuti pubblici per salvarsi e scongiurare un default.

È l’esito dei test condotti dalle autorità americane, che hanno bocciato gli schemi “living will” di cinque grandi banche americane, ovvero JP Morgan Chase, Wells Fargo, Bank of America, Bank of New York Mellon e State Street Corp. Si tratta in pratica di piani per eseguire un’eventuale liquidazione delle attività in caso di crisi, che le banche sono tenute a preparare, come previsto dalla Dodd Frank Act, la riforma della finanza varata nel 2010.

Come si legge in una nota della Federal Reserve e della Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l’agenzia americana che assicura i depositi, gli istituti – cinque sugli otto esaminati – dovranno apportare significative modifiche ai piani entro il primo ottobre in modo da non incorrere in sanzioni.

Secondo le autorità, i piani presentati dai cinque istituti “non sono credibili” in caso di crisi. Insomma, i progetti hanno carenze tali da non potere essere approvati nella loro forma attuale.

Tra gli otto istituti presi in considerazione, l’unica banca veramente “promossa” è stata Citigroup, ma comunque Fed e Fdic hanno sottolineato che il piano della banca presenta “carenze che devono essere risolte” entro luglio 2017.

Fonte: Reuters