Immigrazione: “Ue rischia la stessa fine dell’Impero romano”

27 Novembre 2015, di Alessandra Caparello

AMSTERDAM (WSI) – L’Unione europea rischia di subire la stessa sorte dell’Impero Romano se non riprende il controllo dei suoi confini e non ferma il massiccio afflusso di profughi provenienti dal medio Oriente e dell’Asia centrale. Queste le parole del Primo ministro olandese, Mark Rutte, che a gennaio si assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea.

“Tutti conosciamo la storia dell’Impero romano e sappiamo che i grandi impero crollano se i confini non sono ben protetti”.

Il presidente Rutte ha affermato che in Grecia sono sbarcati quest’anno più di 700.000 persone e potrebbe essere necessario aumentare la “capacità di accoglienza” del paese e arrivare ad altre 100mila da accogliere, ma Atene ha sottolineato che non vuole assolutamente diventare un campo profughi gigante.

Fa eco alle parole del primo ministro olandese Mark Rutte il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker il quale ha affermato che occorre salvaguardare “lo spirito dietro a Schengen”, uno dei pilastri della costruzione europea.

Per il Primo Ministro Rutte l’Unione europea deve agire rapidamente per arginare il flusso di migranti, sottolineando il suo ottimismo in seguito al vertice di domenica tenutosi a Bruxelles in cui il presidente turco Erdogan e i leader europei si erano accordati per elargire 3 miliardi di euro al fine di migliorare i campi profughi in Turchia, interrompendo il business dei trafficanti di esseri umani da parte degli scafisti verso le coste della Grecia.

“Ovviamente non è che un affare si chiude e poi il giorno dopo è già pronto. Non è come acquistare una casa ma credo che da entrambi le parti occorre un clima di fiducia”.

E sugli ultimi fatti sul terrorismo, come gli attentati di Parigi, il primo ministro olandese è stato attento a non etichettare la crisi dei migranti come una minaccia alla sicurezza. Per il primo ministro dell’Olanda la minaccia è rappresentata da “combattenti stranieri”, cittadini europei che si sono uniti ai terroristi dell’Isis in Iraq e in Siria come i terroristi di Parigi che si ritiene siano stati cittadini francesi e belgi.

“Non c’è motivo di pensare che tutti i rifugiati siano diventati potenziali terroristi (…) Sì, c’è il rischio che un terrorista possa essere tra i rifugiati, e dobbiamo fare tutto il possibile per avere la certezza che sia quella persona (…) Dobbiamo essere molto vigili ma allo stesso tempo dobbiamo continuare il nostro modo di vivere, siamo una civiltà antica e non dobbiamo aver paura”.