I piccoli investitori scelgono il contante

7 Ottobre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Cinque anni dopo il crack Lehman, che ha scatenato la peggiore crisi finanziaria globale dal periodo della Grande Depressione, mandando in frantumi la fiducia dei piccoli investitori, le famiglie delle principali economie al mondo sono ancora troppo spaventate per riuscire a muoversi con un certo grado di sicurezza nel mondo dei mercati finanziari.

Il risultato è che i grandi flussi dei mercati globali sono mossi dagli speculatori e dai grandi investitori istituzionali.

I piccoli investitori, invece, si fidano più di un asset ben preciso: il cash, ovvero il contante. E’ quanto emerge da un sondaggio dell’Associated Press, che ha studiato il comportamento dei nuclei familiari delle 10 principali economie al mondo.

Risultato: fuga dall’azionario, con diversi piccoli investitori che hanno ritirato dai mercati centinaia di miliardi di dollari; taglio del ricorso ai prestiti per la prima volta in decenni, e caccia a bond e altri strumenti che offrono però interessi spesso troppo bassi, che non riescono ad adeguarsi al tasso di inflazione.

“Non ci vuole molto per distruggere la fiducia, ma è necessario molto tempo prima di recuperla – ha commentato in una intervista alla Cnbc Ian Gright, economista senior presso ING – L’attitudine verso il rischio è azzerata”. E la ricerca di strumenti che vengono considerati beni rifugio non ha precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Le dieci economie esaminate sono quelle degli Stati Uniti, della Cina, del Giappone, della Germania, della Francia, del Regno Unito, del Brasile, della Russia, dell’Italia e dell’India, che incidono sulla popolazione globale per la metà e sul prodotto interno lordo per il 65%.

Precisamente, in questi paesi, i piccoli investitori hanno ritirato $1.100 miliardi dai fondi di investimento nei cinque anni successivi al collasso di Lehma, stando ai dati forniti dalla società Lipper, che monitora la performance dei fondi. Una quantità di $1.300 miliardi è stata convogliata nei fondi obbligazionari, anche se gli interessi sono scesi a livelli record.