I costi per le imprese, in miliardi di euro, derivanti dalla contraffazione dei prodotti

27 Novembre 2019, di Massimiliano Volpe

In Italia la contraffazione è in continua crescita: nel 2019 quasi un consumatore su tre (30,5%) ha acquistato un prodotto contraffatto o usufruito di un servizio illegale (+3,7 % rispetto al 2016 e +4,9% in confronto al 2013). Ma il costo più elevato lo pagano le imprese: oltre 30 miliardi di euro, mettendo a rischio circa 200mila posti di lavoro.

Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dall’indagine Confcommercio su illegalità, contraffazione e abusivismo, presentati nell’ambito della Giornata “Legalità ci piace”.
Entrando nel dettaglio del capitolo dedicato alla contraffazione, si scopre che è in aumento rispetto al passato l’acquisto illegale di abbigliamento (+9,4% sul 2016), prodotti farmaceutici (+2,8), prodotti di intrattenimento (+1,5), pelletteria (+0,4) e giocattoli (+0,3).

In crescita l’utilizzo del web, dove passa gran parte dell’intrattenimento (89% della musica, film, abbonamenti tv, eccetera) e quasi la metà dei servizi turistici (alloggio, ristorazione, trasporti) illegali.

Secondo la fotografia scattata dall’indagine l’identikit del consumatore ‘illegale’ ha dai 25 anni in su, risiede principalmente al Sud (per il 43,7%), ha un livello d’istruzione medio-basso (per il 77,2%), è soprattutto impiegato, pensionato o operaio (per il 69,7%).
Il 66,8% dei consumatori è informato sul rischio di incorrere in sanzioni amministrative in caso di acquisto di prodotti contraffatti.

Passando alle le imprese del terziario di mercato, l’indagine evidenzia che i fenomeni criminali percepiti più in aumento sono contraffazione (34,8%), abusivismo (34%), furti (29%) e rapine (25%). La concorrenza sleale (60,8%) e la riduzione del fatturato (37,8%) sono invece gli effetti ritenuti più dannosi.

Per quanto riguarda infine la piaga del taccheggio, il 69,3% delle imprese del commercio al dettaglio ne è stato vittima almeno una volta, un dato più forte nel Nord Ovest (75,5%) e nel Centro (73,6%). Sostanzialmente stabile la percentuale di imprese che ne ravvisano un incremento (24,1% nel 2019 in confronto al 23,2% del 2016). Il 55,8% degli esercizi commerciali, infine, si è dotato di misure anti-taccheggio (+3,2 punti rispetto al 2016) tra dispositivi anti-taccheggio e formazione del personale.