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Il 2026 si sta rivelando un anno particolarmente difficile per il settore software, travolto da una combinazione di revisioni delle aspettative, rotazione settoriale e crescente pressione competitiva legata all’intelligenza artificiale. A trarne beneficio sono stati soprattutto gli hedge fund: secondo i dati di S3 Partners, le posizioni short hanno generato finora profitti per circa 24 miliardi di dollari, a fronte di una riduzione di oltre 1.000 miliardi della capitalizzazione complessiva del comparto.
Le società più shortate
Fonti vicine a due importanti hedge fund di Wall Street, citate dalla CNBC; indicano che le posizioni al ribasso stanno aumentando e che l’attenzione degli investitori si concentra sempre di più sulle società di software ritenute più vulnerabili ai cambiamenti tecnologici. In particolare, vengono penalizzate le aziende che offrono soluzioni di automazione standard, oggi più facilmente replicabili o sostituibili dai nuovi strumenti di intelligenza artificiale.
Il movimento ha assunto i tratti di una vendita indiscriminata. L’iShares Expanded Tech-Software ETF (IGV) ha perso l’8% in una sola settimana, portando il calo da inizio anno oltre il 21%. Dai massimi storici toccati lo scorso settembre, l’ETF segna ora un ribasso vicino al 30%. “Gli hedge fund sono oggi complessivamente net short sul software”, ha detto, intervistato dalla CNBC, Gil Luria, analista di DA Davidson, sintetizzando un sentiment diventato nettamente difensivo.
I dati sulle singole società confermano l’intensità delle scommesse allo scoperto. All’interno dell’ETF IGV, TeraWulf risulta il titolo con la maggiore incidenza di short interest: oltre il 35% del flottante è venduto allo scoperto. Seguono Asana con circa il 25%, Dropbox al 19% e Cipher Mining al 17%. Anche nomi più consolidati non sono stati risparmiati: Intuit e DocuSign perdono oltre il 30% da inizio anno, mentre colossi come Microsoft, Oracle, Salesforce, Adobe e ServiceNow registrano ribassi compresi tra il 15% e oltre il 20%.
Diversificazione come risposta alla volatilità
Il sell-off tecnologico si inserisce in un contesto di mercato più ampio, caratterizzato da crescente volatilità e da una maggiore selettività degli investitori. Ieri, a Wall Street, i titoli tech sono finiti nuovamente al centro delle vendite (-1,9%). Le azioni di Advanced Micro Devices hanno subito un crollo del 17%, dopo che le sue previsioni per il primo trimestre hanno deluso le aspettative. Gli analisti, insomma, sembrano non trovare un equilibrio tra l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, che ha alimentato il notevole rally degli ultimi mesi, e i timori di una ‘bolla’.
Secondo l’ultima House View di UBS Global Wealth Management, il recente arretramento dei titoli tech evidenzia la necessità di una maggiore diversificazione dei portafogli. Dopo anni di rally trainati dagli investimenti in AI e dall’espansione della spesa in capitale, il mercato sta ora premiando solo quei modelli capaci di tradurre l’innovazione in crescita concreta di ricavi e profitti.
UBS sottolinea come il mercato stia distinguendo sempre più chiaramente tra beneficiari e ritardatari dell’intelligenza artificiale, in un processo che difficilmente si esaurirà nel breve periodo. In questo scenario, l’outperformance recente dell’S&P 500 Equal Weight, na variante dell’indice azionario statunitense che attribuisce lo stesso identico peso a tutte le 500 società componenti, rispetto all’indice tradizionale segnala un allargamento del rally e rafforza il messaggio di una rotazione verso settori e aree geografiche meno concentrate.
Pur mantenendo una visione costruttiva sulle azioni statunitensi nel medio termine, la banca svizzera indica nella diversificazione — tra settori come finanziari, sanità e utility, e tra Stati Uniti, Europa e Asia — la chiave per gestire i rischi e cogliere opportunità in un mercato sempre più frammentato.