Hard Brexit non ti temo: contromosse dei Ceo top-rated

21 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

Mentre le probabilità di una Brexit dura si fanno più consistenti c’è chi non si mostra particolarmente impressionato dalle possibili conseguenze. Si tratta dei tre amministratori delegati che hanno vinto il titolo di miglior Ceo del proprio settore, secondo la classifica compilata da Institutional Investor.

Stiamo parlando di Oliver Bäte, di Allianz, Simon Borrows, 3i Group, e di Richard Ridinger, Lonza group. In particolare, è il settore finanziario quello che per lungo tempo ha dominato la scena – con il timore che la Brexit avrebbe potuto “svuotare” Londra della sua importanza.

Simon Borrows, ad esempio, ha raccontato che 3i Group ha risposto alle incertezze di Brexit preparandosi fin da subito allo scenario peggiore:

“Le imprese nel nostro settore [quello finanziario, Ndr.] dovranno adattare la propria struttura normativa per continuare a operare nell’UE. Dopo il referendum del 2016, abbiamo deciso di prepararci per una Brexit dura, e 3i è ora regolamentato in Lussemburgo e nel Regno Unito. Abbiamo solo una piccola parte del nostro portafoglio di investimenti nel Regno Unito, e data la natura di queste società britanniche, non ci aspettiamo troppe rotture, qualsiasi forma la prenderà la Brexit”.

La voce proveniente dal mondo farmaceutico e biotech, Richard Ridinger, conferma il fatto che le società, ormai da tempo, si siano preparate a ogni scenario: “tutte le compagnie che conosco, compresa la nostra, si sono preparate anche all’eventualità di una Brexit dura. Si tratta di formare task force all’interno dell’azienda, contatti lungo la catena del valore con fornitori e clienti e il livello di inventario appropriato”.

Per quanto riguarda Oliver Bäte e Allianz, la questione è ancora più semplice: il modello di business assicurativo subisce ripercussioni limitate. Per questo, anche una Brexit dura “non avrebbe un grande effetto su Allianz”.

“La nostra attività è locale; realizziamo i nostri guadagni nel Regno Unito e saldiamo i nostri pagamenti nella stessa valuta”, ha dichiarato Bäte, “Potremmo vedere costi più elevati per i pezzi di ricambio importati, che dovremo ricaricare sul nostro premio assicurativo”.