Hajj, alta tensione tra Arabia Saudita e Iran: “sauditi maledetti”

7 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Dalle rivalità geopolitiche a quelle religiose: a pochi giorni dal pellegrinaggio hajj, che porta ai luoghi sacri di Medina e della Mecca milioni di fedeli musulmani, le massime autorità spirituali di Iran e Arabia Saudita continuano a scambiarsi dure accuse.

A cominciare da quella, ribadita oggi dall’ayatollah Ali Khamenei verso le responsabilità saudite nella ressa che l’anno scorso uccise circa 2.300 persone proprio in occasione dell’hajj. Nessuno si è assunto la responsabilità di quanto accaduto per questa “catastrofe” che “mostra ancora una volta come questa maledetta discendenza [quella dei re sauditi Ndr.] non merita di gestire i luoghi santi”, ha detto oggi Khamenei ricevendo le famiglie dei 464 fedeli iraniani periti nell’ecatombe dell’anno scorso.

Da parte sua l’omologo sunnita, il Grand Mufti Abdulaziz al-Sheikh, aveva detto ieri che “gli iraniani non sono musulmani, sono figli dei Magi e la loro ostilità nei confronti dei musulmani, in particolar modo dei sunniti, è nota e di antica data”; ragione per cui, per la prima volta da almeno trent’anni l’hajj sarà precluso ai fedeli iraniani, la cui fede islamica è sciita. Non è mancata la replica anche per queste parole, da parte del ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif:

“In verità ha ragione: non c’è alcuna somiglianza tra l’Islam praticato dagli iraniani e dalla maggior parte dei musulmani e l’estremismo bigotto e dai precetti di terrore predicati dalla massima autorità wahabita saudita”.

Le ostilità fra Arabia Saudita e Iran, com’è noto sono anche di carattere strategico e si manifestano nelle guerre per procura (proxy wars) che i due Paesi sostengono negli scenari della Siria e dello Yemen, alla luce delle quali queste polemiche assumono un ulteriore significato.