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Guerra e investimenti, perché restare focalizzati sui progetti di medio-lungo termine

Quando eventi come l’attacco di Hamas a Israele si verificano, chi investe teme che i mercati non siano immuni alla guerra e, di conseguenza, che il proprio denaro sia in pericolo. Abbiamo chiesto a chi è esperto di coaching finanziario di commentare quanto sta accadendo in Europa. Maurizio Carelli, consulente finanziario e partner di Copernico SIM, non esclude che quanto sta accadendo a possa causare effetti di breve periodo sui mercati finanziari, come la vendita di titoli ciclici, soprattutto legati al consumo, in favore di acquisti massicci su titoli della difesa e della produzione di armamenti.

Ma sono tutti movimenti legati all’emotività, perlopiù speculativi, che non devono in nessun modo influenzare l’asset allocation strategica e la pianificazione finanziaria disegnata sugli obiettivi di vita. Il mercato negli ultimi mesi ha già assimilato questa lezione concentrandosi, più che sui rumori di fondo, piuttosto sulla politica monetaria delle principali Banche Centrali, che manovrano il costo del denaro e influenzano le aspettative di inflazione, ricadendo più incisivamente e direttamente sui risparmiatori con effetti di lungo periodo, come ad esempio il credito più caro”, avverte Carelli, che aggiunge: “non si può nemmeno ignorare il rischio che il rimbalzo del greggio dovuto all’inasprirsi del conflitto tra Israele e Palestina incrementi nuovamente l’inflazione, ritardando il ritorno a una politica monetaria espansiva o, comunque, i tagli dei tassi BCE. E si rifletta su prezzo del carburante e carrello della spesa più salati. Finché l’Istituto di Francoforte non deciderà una riduzione dei tassi di interesse, il valore delle obbligazioni e dei titoli azionari, soprattutto legati alla tecnologia, faranno fatica nella risalita”.

Dunque uno scenario già  incerto a cui si aggiungono nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che non fa dormire sonni tranquilli agli investitori. La regola d’oro per non perdere la bussola durante simili situazioni è affidarsi al proprio consulente finanziario, capace di analizzare lo scenario con dati oggettivi e, di conseguenza, di tenere lontani i clienti non solo dalle più diffuse trappole mentali, tra cui il panic selling, ma anche dalla marea di notizie tragiche e dall’infodemia.

La mia mission quotidiana non è tanto tranquillizzare i clienti più spaventati, quanto piuttosto addestrarli a rimanere focalizzati sui progetti di medio-lungo termine, identificati insieme con la pianificazione patrimoniale, qualsiasi cosa accada. Ovviamente con i rapporti più consolidati è più semplice perché il cliente si affida completamente alla mia professionalità. Anche perché ogni giorno accade qualche avvenimento o esce qualche notizia che muove i listini, i mercati oscillano per definizione ed è impossibile prevedere con certezza il miglior momento per investire. Come ricorda un antico proverbio cinese ‘il momento migliore per piantare un albero era vent’anni fa. Il secondo miglior momento è oggi’. Questo vale anche negli investimenti, ma troppe persone si convincono magari ad investire quando ormai le acque si sono calmate e la maggior parte del recupero si è già concretizzato. Quindi non solo sconsiglio di vendere se il mercato dovesse scendere, ma vi esorto ad investire, a cogliere le potenziali opportunità offerte dalla crisi per non cadere in futuro nella trappola del rimpianto”, conclude Carelli.