Gross: “fare soldi con i soldi è sempre più difficile”

5 Luglio 2017, di Redazione Wall Street Italia

Questo articolo è tratto dall’edizione di luglio-agosto del magazine Wall Street Italia, che si può sfogliare in anteprima gratuitamente e scaricare comodamente al seguente link.

A causa delle difficoltà secolari che interessa- no le economie globali, attualmente etichettate come “New normal” o “Stagnazione secolare“, gli investitori hanno fatto ricorso a tecniche che permettono di “fare soldi con i soldi”, abbandonando il vecchio capitalismo, in cui denaro e profitti si generavano solo investendo nell’economia reale. Come si può guadagnare con il denaro? Basta interpretare questo concetto come un’estensione di scadenza e rischio: tutto inizia con quei 20 dollari o magari 100 che abbiamo nel portafogli o nascosti in cucina nel barattolo dei biscotti.

Poiché i contanti non rendono nulla, e al contrario il loro valore cala giorno dopo giorno a causa di un’inflazione minima dell’1-2%, i risparmiatori scambiano il denaro con scelte alternative, che implicano asset meno liquidi, più duraturi e, in taluni casi, anche più rischiosi. Un primo passo in tal senso potrebbe essere un deposito bancario su cui matura un interesse, ma che consente anche di effettuare prelievi limitati agli sportelli bancomat. Il rendimento generato, superiore allo 0% ma difficilmente interessante a causa di commissioni bancarie e oneri simili, è un primo esempio di come si possono “fare soldi” con la liquidità disponibile.

Ma il capitalismo, o forse dovremmo chiamarlo capitalismo basato sulla finanza, richiede performance migliori per po- ter essere considerato redditizio dai risparmiatori. La fase successiva, valida sia per i singoli investitori che per le isti- tuzioni, potrebbe essere un cd semestrale o un Treasury a 90 giorni, i cui rendimenti si avvicinano rapidamente all’1 per cento. Ad ogni modo, un rendimento dell’1% non è suffi-ciente per la maggior parte dei risparmiatori, che pretendo- no invece risultati compositi del 6, 7, 8% o perfino maggiori. Ed è così che entrano in gioco gli asset alternativi con le loro caratteristiche di rischio/liquidità/scadenza.

Le obbligazioni societarie, le azioni e il private equity sono le estensioni legittime di una liquidità infruttifera, che fa parte del moderno capitalismo finanziario. I risparmiatori posso- no “fare soldi con i soldi” (liquidità) solo se l’economia reale cresce e l’inflazione rimane su livelli conservativi. Non c’è nulla di nuovo in tutto ciò, ma questa considerazione aiuta a delineare il processo fondamentale necessario a comprendere perché l’economia odierna è così diversa da quella di qualche decennio fa e perché implica dei rischi che in passato non esistevano.

Queste differenze e questi rischi sono per lo più il risultato di problematiche secolari i cui effetti sono difficili da osservare a breve termine, come nel caso del riscaldamento globale. I principali colpevoli sono l’elevato tasso di indebitamento nell’epoca del “New normal”, l’invecchiamento della popolazione e la deglobalizzazione, di pari passo con la delocalizzazione tecnologica della forza lavoro.

Indebitamento eccessivo, invecchiamento demografico, politiche commerciali restrittive e il crescente utilizzo delle macchine (robot) al posto delle persone stanno creando una controforza che si oppone al capitalismo creativo nell’economia reale, il quale ha funzionato piuttosto bene fino all’inizio del XXI secolo.

Chi investe nell’economia reale (non solo le grandi società ma anche le piccole imprese e le start-up) percepisce le difficoltà future che ostacoleranno la domanda storica dei consumatori e reagisce riducendo gli investimenti. E così rallenta anche la produttività, che rappresenta il principale catalizzatore della crescita economica e dei profitti a lungo termine. In effetti, sia negli Usa che nel mondo sviluppato, la produttività è invariata da circa cinque anni e ha registrato una crescita annua di un mero 1% dal 2000 e a seguito della recessione delle Dot-Com.

Di conseguenza, invece che guadagnare investendo nell’economia reale, i risparmiatori si orientano sempre di più verso i prodotti dell’economia finanziaria, all’insegna del motto “fare soldi con i soldi”. E questo anche grazie ai quasi 8.000 miliardi di dollari di attivi acquistati nell’ambito dei programmi di quantitative easing delle principali banche centrali e al mantenimento di tassi di prestito a breve termine prossimi allo zero o perfino negativi, che hanno reso questo cambiamento secolare della politica monetaria estremamente redditizio. I margini degli istituti di credito si sono contratti, ma le loro azioni e quasi tutti gli altri titoli hanno registrato un incremento sia negli Usa che nel resto del mondo.

Gli investitori hanno scoperto che “fare soldi con i soldi” è un’impresa proficua e hanno abbracciato il supporto delle banche centrali al posto del vecchio concetto di crescita della produttività come driver della propria strategia. L’economia reale è stata surclassata dall’economia finanziaria. Lunga vita all’economia basata sulla finanza!

Ma i prezzi degli asset e i loro tassi di crescita dipendono, in ultima analisi, dall’economia reale, il cui ritmo di espansione è ostacolato da tendenze secolari che nemmeno le politiche monetarie o quelle fiscali future sembrano in grado di invertire. In effetti, come ho già accennato molte volte, la politica monetaria potrebbe trasformarsi in un ostacolo alla crescita economica futura. Le società “zombie” vengono tenute in vita invece che distrutte secondo il principio schumpeteriano/darwiniano della “sopravvivenza del più forte”, che ha guidato il capitalismo del XX secolo.

I business model standard su cui si fonda il capitalismo, ovvero le società di assicurazione, i fondi pensione e le banche, sono minacciati dal calo dei rendimenti che, a loro volta, hanno spinto al rialzo i prezzi degli asset finanziari. Le passività di questi settori hanno scadenze e duration a lungo termine e gli attivi non sono aumentati abbastanza da coprire le precedenti garanzie. Ed è così che Portorico, Detroit e in futuro forse anche l’Illinois finiscono per deludere in un modo o nell’altro le promesse fatte ai cittadini.

Un capitalismo finanziario “difettato”, per altro sostenuto da politiche monetarie sempre più distruttive, comincia a erodere invece che stimolare l’economia reale.

Sull’autore: Bill Gross è uno dei più famosi gestori di fondi obbligazionari. Gross è stato co-fondatore di Pimco nel 1971, presso cui ha ricoperto il ruolo di direttore generale e cio sino al suo ingresso in Janus, avvenuto nel 2014