Grecia: austerity e burocrazia. Mix micidiale

31 Gennaio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Ho scritto qualche tempo fa che la Grecia poteva scegliere tra un Disastro di tipo A: ossia rimanere nell’euro, e un Disastro di tipo B: uscire dall’euro. Sono appena tornato dopo aver trascorso quattro giorni in Grecia, ho incontrato un sacco di persone a tutti i livelli della società ed ora voglio condividere con voi in questa lettera la mia analisi sulle loro scelte e sui risultati che hanno raggiunto. Dirò anche un paio di cose su quali potrebbero essere le implicazioni, dettate da ulteriori sviluppi del tema Grecia sia per il resto dell’Europa che per il mondo sviluppato.

Nel gennaio 2010 ho scritto questa breve nota:

“Tutti conoscono i problemi della Grecia. Ma non c’è la volontà politica nel paese (fino ad ora) di fare quello che ha fatto l’Irlanda, ossia di effettuare dei veri e propri tagli al loro bilancio. Credo che la Spagna sia un incubo ancora più grande per l’UE, se la si vuole comparare con la relativamente piccola Grecia. Italia? Belgio? Portogallo? Tutti questi paesi (e i loro elettori) guarderanno come l’Unione europea vorrà gestire la Grecia.”

Tutto questo è stato positivo per la Grecia, in quanto ha fornito dei buoni motivi al resto dell’Europa nel prestare attenzione a ciò che è accaduto ad Atene.

La Grecia deve rimanere nell’Euro

Iniziamo con la parte finale: hanno scelto di rimanere nell’euro. Se la parola depressione soddisfa la vostra definizione di un disastro economico, allora è ragionevole concludere che la loro scelta è stata un disastro. Il PIL greco dovrebbe raggiungere una caduta complessiva del 25% entro la fine del 2013, misurando il dato dall’inizio della crisi. Inoltre, uscire dall’euro in questo momento raddoppierebbe solamente il disastro. Ora devono arrivare alla fine del percorso che hanno intrapreso.

Come analizzeremo la prossima settimana questa potrebbe essere la storia di tutta l’Europa. I costi legati alla possibilità di di far saltare l’euro o di abbondare un paese a se stesso sono semplicemente ormai troppo alti. Nel bene o nel male il matrimonio deve essere preservato.

Proviamo a ripartire da capo per comprendere quello che intendevo dire quando ho detto che qualsiasi cosa la Grecia avesse deciso di fare sarebbe stato un disastro. All’inizio della crisi la Grecia è diventata totalmente dipendente nel dover prendere in prestito del denaro per finanziare la sua spesa pubblica e il suo enorme squilibrio commerciale nel settore privato. Mentre la causa della crisi è stata il troppo debito e un deficit (pubblico e privato) che era totalmente fuori controllo, la conseguenza immediata è stata la perdita dell’accesso al mercato obbligazionario in quanto i tassi di interesse sono andati molto rapidamente fuori controllo.

Diamo un’occhiata a due grafici. Il primo rappresenta l’andamento negli ultimi cinque anni delle obbligazioni Greche a dieci anni. Si noti che solo tre anni fa i tassi di interesse greci non erano ancora saliti. Il mercato obbligazionario chiaramente non guardava quello che io ed altri osservatori (e numerosi hedge fund) stavano vedendo: la Grecia non era più in grado di pagare le sue fatture. Il debito della Grecia (e quello dei paesi periferici) era diventato il nuovo subprime.

Ma i leader europei negavano in maniera profonda la non solvibilità della Grecia. Basta fare una semplice ricerca su Google per trovare decine di citazioni fatte dai diversi leader che assicuravano che la Grecia non avrebbe fatto default, e questo fino al momento in cui invece è avvenuto! (Uno di questi ha anche ammesso che era necessario mentire!)

Il secondo grafico (vedi link in fondo pagina all’art originale) mostra invece il debito greco con una scadenza a due anni. In questo periodo di tempo i tassi di interesse sono saliti invece alle stelle arrivando al 177,37% (e di conseguenza i valori obbligazionari sono precipitati!).

Mentre la crisi si stava sviluppando nascevano in contemporanea dei particolari racconti sulla personalità nazionale dei greci. “Non pagano le tasse.” (E su questo vi è più di un elemento di verità. L’evasione fiscale è uno sport nazionale in cui eccellevano e sul quale forse erano pari solo agli italiani.) “Sono strapagati e non lavorano sodo.” (Verificate se è falso.)” Hanno fatto dei brogli pur di entrare nella zona euro.” (questo è vero ma erano in buona compagnia.)

Attenzione ai buoni fruttiferi Greci

Un pezzo molto classico è la storia scritta da Michael Lewis per Vanity Fair dove veniva approfondita la sistematica corruzione presente nel sistema fiscale assieme ad altre questioni nazionali (su questo ve ne parlo più avanti). Ho scritto in merito a tale articolo in questa lettera che in Endgame. Si tratta di un pezzo particolarmente brillante.

E’ diventato facile dire che la Grecia rappresenta un sistema che è fallito. “La Spagna non è la Grecia,” ci ripeteva il primo ministro Rajoy nel bel mezzo della propria crisi. In effetti ci è stato detto da un leader dopo l’altro che il loro paese non era la Grecia, e che in qualche modo la loro crisi era completamente diversa e che aiutare loro non era la stessa cosa di come era stata fatto per la Grecia.

Quasi ogni giorno ci veniva presentato uno spettacolo fatto di rivolte e manifestazioni, di completo caos politico. Sembrava che tutte le notizie erano “totalmente sulla Grecia, in qualsiasi momento.” La Grecia sarebbe stata la prima di una serie di paesi a cadere, mentre questi uno dopo l’altro uscivano dall’euro? Quelli che come noi che consideravano l’euro come un esperimento e non ancora una valuta vera e propria (in quanto non era ancora andata in crisi), avevano ancora più motivi per essere scettici su un’unione monetaria che voleva esistere senza una unione fiscale.

Il termine “PIIGS” (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) è entrato nel linguaggio di tutti i giorni come un eufemismo per indicare i paesi fortemente indebitati.

Scrivere che la Grecia poteva fare solo una scelta tra due disastri non era stato particolarmente sprezzante da parte mia. E’ stato semplicemente il riconoscere gli effetti che si erano cumulati dalla mancata capacità di fare delle scelte ovviamente difficili. Una volta però che la Grecia ha perso l’accesso al mercato obbligazionario il gioco di prendere i soldi in prestito e spenderli era finito.

(Come “perdita di accesso al mercato” intendo dire che non potevano più prendere in prestito del denaro a dei tassi di interesse che potevano dargli la speranza di essere in grado di ripagare il loro debito. La struttura data dalla composizione del loro debito e dei deficit portava ad indicare che in tempi molto brevi i pagamenti per gli interessi sarebbero stati maggiori rispetto alle entrate del governo. In questo caso i mercati obbligazionari tendono ad abbondare il paese molto prima che questo accada.)

Poiché sappiamo quello che è successo a causa della permanenza della Grecia nell’euro, cerchiamo ora di fare delle ipotesi con la nostra mente e proviamo ad immaginare quello sarebbe successo e come oggi potrebbe essere la Grecia se avesse abbandonato l’euro.

La “notizia positiva” è che la nuova dracma sarebbe subito scesa del 50% in modo da eliminare da un giorno all’altro lo squilibrio commerciale, e come conseguenza di questo tutte le importazioni avrebbero richiesto una moneta più “solida” (come euro, dollari, sterline) e a quel punto il denaro sarebbe arrivato solo dalle esportazioni. [ARTICLEIMAGE]

A quel punto la Grecia si sarebbe trovata coinvolta in una immediata e profonda depressione. Mentre i lavoratori dello stato sarebbero stati pagati in dracme, le banche sarebbero fallite e si sarebbe stati costretti a nazionalizzarle. Le aziende che avevano bisogno di importare materiali per produrre i prodotti, sia per uso locale o per trasformarli poi in esportazioni sarebbero state assetate di liquidità. Questo sarebbe stato un completo caos.

È vero la Grecia avrebbe potuto semplicemente non pagare più il suo debito, entrare in una situazione di emergenza e richiedere gli aiuti umanitari al FMI e ad altri. Ma ci sarebbe voluto un po’ di tempo prima che ci fosse un intervento del genere da parte delle strutture istituzionali.

In quel momento ho invece pensato che la Grecia avrebbe infatti eletto un governo che poi avrebbe lasciato a causa delle difficoltà che avrebbe incontrato nel rimanere. Se vi ricordate ci sono state diverse elezioni in quel periodo che hanno fatto si che i politici di tutta Europa rimanessero con il fiato sospeso per mesi e mesi. Ci sono stati molto vicini. L’anno scorso ci sono volute due elezioni per arrivare ad un governo di coalizione. Alla fine la maggior parte dei greci voleva rimanere nell’euro, sia che questi fossero politicamente a sinistra o a destra. Alla fine è venuto fuori un governo di coalizione per gestire la crisi e per cercare di trovare un percorso per uscire fuori dal caos. E la cosa non è stata (e non sarà) facile.

La Grecia è stata (ed è) e sarà supportata finanziariamente per diverso tempo. Ciò significa soldi dalla “troika” (il FMI, la BCE e l’Unione Europea). Ma anche il fatto che il denaro viene dato con il contagocce. Ovviamente questo ha significato un regime di “austerità” o l’imparare a vivere con un budget limitato.

Come ho scritto per lungo tempo il sistema bancario europeo è un disastro sistemico. I regolatori hanno FATTO SI (non c’è un grafico abbastanza significativo che possa esprimere la sfacciataggine di un tale progetto) che le loro banche comprassero il debito pubblico ed hanno permesso loro di fare leva su tale debito fino a 40 volte.

La teoria era che nessun debito governativo (europeo) potesse effettivamente fare default e quindi non era necessario avere del capitale di riserva contro un possibile rischio di default. E se la Grecia (e il Portogallo e l’Irlanda, ecc) offrono un modesto premio sul loro debito (pari al 2-3%) rispetto al debito tedesco o francese, allora a quel punto lo spread è un opportunità per i direttori delle banche e per gli azionisti. Dopo tutto i regolatori avevano dichiarato che non c’era alcun rischio, era molto facile guadagnare quei soldi.

Anche gli economisti riescono a capire come fare soldi con uno “spread modesto”, ma con una leva pari a 40 senza alcun rischio. Basta chiedere a quegli intelligenti ragazzi del Long Term Capital. E se lo spread fosse stato del 2%? A quel punto avrebbero chiesto ancora di più. Il 100% sul proprio capitale per un anno senza alcun rischio? Dove posso iscrivermi?

E così l’Unione europea si è trovata in una crisi del credito quando invece è poi incominciato ad aumentare il livello di rischio del debito greco, essendo comunque già stata precedentemente decimata dalla crisi dei mutui subprime. A quel punto qualcuno ha fatto poi notare che la Grecia non era in grado di pagare il proprio debito. Ma le banche tedesche e francesi possedevano gran parte del debito greco (e di altri paesi periferici) e quindi se la Grecia avesse fatto default anche loro sarebbero andate in bancarotta.

Tutto ciò ha fatto si che i rispettivi governi fossero costretti a capitalizzare le loro banche per mantenere a galla i loro paesi. Ma poi tutto questo avrebbe messo in dubbio la qualità del loro credito, proprio perché stiamo parlando di una grande quantità di denaro.

Contagio, si chiamava Grecia

E se alla Grecia fosse stato permesso di fare default a quel punto che implicazioni avrebbe avuto questa cosa sugli altri paesi periferici fortemente indebitati? La parola contagio a quel punto era entrata nel lessico economico e questo anche grazie al fatto che Merkel e Sarkozy (e molti altri leader europei) erano apertamente preoccupati del fatto che se la Grecia fosse stata autorizzata (o fosse stata costretta) ad uscire dall’euro, l’intero esperimento dell’euro avrebbe potuto essere messo in discussione.

Quindi la soluzione più semplice era quella di semplicemente prestare i soldi alla Grecia per permettere loro di pagare le banche fino a quando i prestiti sarebbero diventati sufficientemente contenuti e alla fine ciò che sarebbe rimasto avrebbe potuto essere cancellato. Naturalmente i prestiti della Troika erano considerati sacri e non potevano non essere ripagati (maggiori dettagli più sotto). Ma i privati che detenevano il debito greco hanno perso circa il 90% su un mark-to-market (come avevo previsto). E potrei essere stato ottimista. Vedremo.

Allora, andiamo avanti velocemente a parlare dei miei quattro giorni in Grecia. Sono stato in Europa per una serie di interventi in Scandinavia per i fondi Skagen. Poi dovevo essere a Ginevra circa otto giorni dopo quindi invece di tornare a casa a Dallas per poi tornare indietro ho deciso di rimanere in Europa. Avevo scritto sulla Grecia per molti anni ma non l’avevo mai visitata, anche se in quel periodo avevo una forte corrispondenza con i lettori greci. Così dopo essere stato in Scandinavia ho trascorso il fine settimana nel sud della Spagna, un giorno a Londra e poi sono volato ad Atene.

Avevo chiesto al mio buon amico Christian Menegatti, direttore generale e responsabile della ricerca presso Roubini Global Economics di venire con me. Christian è un italiano ed sposato con una moglie greca (ed ha appena avuto un bambino!). Assieme siamo stati straordinariamente impegnati in riunioni. Abbiamo incontrato uomini d’affari ed imprenditori, politici, economisti, responsabili delle banche ed investitori. E di sera in quanto nessuno di noi è timido abbiamo frequentato le taverne/bar per incontrare la gente del posto.

Rivediamo velocemente alcuni aspetti e poi voglio condividere con voi delle cose che ho imparato a partire da alcuni aneddoti raccolte durante le serate.

L’economia greca è crollata di circa il 20% in termini di PIL dall’inizio della crisi. Quest’anno si prevede che scenda di un altro 5% o anche di più. In effetti le previsioni dell’Economist dicono che la Grecia sarà la peggiore economia del mondo nel 2013. Se date uno sguardo alla tabella qui sotto, questa riporta le nazioni migliori e peggiori secondo le loro previsioni. (Una domanda per le persone che hanno fatto questa previsione: Ma come può essere la Grecia peggiore della Siria? Seriamente!)

Mi hanno detto che la disoccupazione è vicina al 27% e sta aumentando e potrebbe anche arrivare al 30%. La disoccupazione giovanile è oltre il 50% e i giovani se ne stanno andando. Più di € 80 miliardi hanno lasciato il sistema bancario per approdare in altri paesi. Le banche fondamentalmente dipendono dai prestiti della banca centrale greca che vengono erogati al fine di mantenere la liquidità. Teoricamente questi prestiti contribuiranno a formare il debito del governo greco.

Le banche greche sono totalmente in bancarotta, avendo dovuto subire dei forti tagli sul debito greco che era da loro detenuto. Le banche che sono considerate a rischio “sistemico” dovranno aumentare del 10% il denaro necessario per ricapitalizzarsi, al fine di ottenere il 90% del denaro disponibile dai fondi comunitari. Le banche che non sono considerate a rischio sistemico saranno semplicemente nazionalizzate. Questo è un punto che riprenderemo.

Il tutto suona così triste. E in effetti quando ho lasciato il paese ho saputo che ci sono state segnalazioni di bombe. A quanto pare non ci sono stati dei feriti. E il sabato pomeriggio ci sarebbe stata una forte dimostrazione. Hanno bloccato le strade di fronte al nostro hotel (il Grand Bretagne), che si trova sulla piazza di fronte al palazzo del governo. Quando vedrete le foto delle manifestazioni greche probabilmente starete vedendo ciò abbiamo visto anche noi.

Dopo aver già sperimentato cosa significa una manifestazione con 700.000 persone quando ero a Buenos Aires lo scorso novembre, questa sembrava un po’ più tranquilla. Per lo più sembrava un concerto rock con della pessima musica. Mi è stato detto dal portiere che si trattava di una protesta da parte della “sinistra radicale” ed era contro il razzismo della “destra radicale”. “Se non si presenta nessuno allora le strade verranno riaperte quanto prima.” Ho atteso un po’ e quando la manifestazione era solo nelle mie orecchie sono tornato nella mia stanza.

Tutta la devastazione economica e il dibattito politico evoca un’immagine mentale di una zona in guerra, eppure tutto sembra così normale quando si è lì. Il contesto è un po’ surreale con l’Acropoli di 2.500 anni fa e il Partenone, splendidamente illuminato di notte, che domina la vista su Atene. (Atene in realtà dovrebbe essere sulla vostra lista delle cose da vedere. In questo periodo siamo fuori stagione, ma di notte le strade non sono vuote e i ristoranti e le taverne si riempiono per lo più con la gente del posto.)

Christian ed io abbiamo finito per prendere lo stessa aereo per Atene. Abbiamo subito lasciato il nostro bagaglio e abbiamo cenato assieme e siamo andati a fare un giro a piedi in una zona che conosceva Christian. Ci siamo seduti fuori all’aperto e abbiamo ordinato alcuni piatti molto semplici e abbiamo iniziato a progettare i nostri prossimi giorni. Alla fine il proprietario è venuto da noi e quando ha notato il mio accento si è fermato a chiacchierare con noi. Quando ha capito che stavamo cercando di conoscere la situazione in Grecia si è dimostrato particolarmente aperto nei nostri confronti. Lo abbiamo assalito con domande sui business e sull’economia. Come poteva non rispondere?

Mi è sembrato un po’ strano nel momento in cui ha sottolineato che aveva più volte tagliato i costi, andando a fare gli acquisti direttamente dalle aziende agricole locali (il cibo infatti era buono). Per lui non ci sono intermediari! Avrei voluto chiedergli perché aveva aspettato che arrivasse una crisi per cercare del cibo migliore e meno costoso, ma non l’ho fatto. Ci siamo stretti la mano e poi gli ho chiesto cosa ne pensasse del nuovo governo di coalizione.

Ha abbassato lo sguardo e poi si è guardato intorno. E mi ha detto tranquillamente di aver votato per il partito Golden Dawn (Alba Dorata) sperando che la risposta ci bastasse. Quando abbiamo fatto ancora più domande senza fare ulteriori commenti si è fortemente infiammato. (Nota: questo è il partito della “destra radicale” che ci era stato menzionato dal portiere, Golden Dawn è arrivato a circa 8-10% nei sondaggi. Quando viene menzionato dai media globali viene spesso definito come un partito neo-nazista…)

In pochi minuti è diventato particolarmente turbato, però non noi (almeno credo)! In modo animato ci indicava la direzione dei capitali esclamando (senza alzare troppo la voce), “Hanno rubato miliardi e li hanno messi nei conti svizzeri e ora vogliono tassare ancora di più noi per quanto loro hanno rubato. Sono tutti uguali!”

La serata successiva ci ha offerto un qualcosa di completamente diverso. In serata abbiamo raggiunto la base dell’Acropoli e abbiamo trovato quello che sembrava un posto abbastanza promettente e così siamo entrati. Era ancora molto presto rispetto agli standard greci ma qualcuno stava suonando la chitarra e cantava delle melodie greche, era (hem) un vecchio signore che con dei vecchi amici stava mangiando e bevendo insieme a loro. (Più tardi abbiamo scoperto che da 20 anni si incontravano una volta al mese.) Dato che la serata ha continuato e il vino era abbondante, si sono poi messi a cantare. E poi è arrivata anche una seconda chitarra. Il cantante ha cantato per tre ore senza una pausa. In un primo momento era da solo, ma poi anche altri si sono uniti al coro.

Ogni tanto passava di li il giovane proprietario della taverna e così abbiamo iniziato come la sera prima a fargli delle domande. Quando ha scoperto quello che stavamo cercando è andato immediatamente all’altro tavolo e ci ha presentato uno di quei signori anziani. A quel punto abbiamo scoperto che era un giornalista economico e presidente (emerito) di una società greca di giornalismo. Ho chiesto subito in prestito una penna e ho incominciato a prendere appunti su una tovagliolo di carta.

Prigionieri della Burocrazia

Sembrava uno strano miscuglio di pessimismo e di speranza, una perfetta metafora vivente di quello che ho trovato in Grecia. Questo è il miglior governo che lui avesse mai visto nella sua vita: “Mi fido di questo governo.” Ma quando gli chiediamo se è ottimista, a quel punto ha scosso la testa e con aria stanca ha detto di no. Quando gli abbiamo chiesto il motivo a quel punto ci ha detto: “Il governo è prigioniero della burocrazia. Ci sono 4.021 corporazioni e 6.200 codici. Semplicemente non è possibile cambiare le cose. Ci sono 600.000 leggi fiscali. Nessuno sa veramente chi realmente sta pagando.”

E poi ha continuato dicendo: “Vi ricordate lo spettacolo di qualche anno fa, quando è arrivato un nuovo governo e dopo che si è insediato ha trovato enormi debiti e delle irregolarità contabili? La colpa di tutti i problemi era del vecchio governo in quanto aveva negoziato dei nuovi prestiti con la UE.Naturalmente le stesse persone che stavano accusando i burocrati erano le stesse che li avevano nominati l’ultima volta che erano stati al potere.

Il governo ancora oggi non sa come viene speso il denaro. Si cercherà di cambiare. Ma anche se entreranno in vigore le nuove leggi, con le attuali regole un ministro non è obbligato a rispettarle.”

Sembra che la burocrazia sia prigioniera delle corporazioni; questa cosa negli Stati Uniti la definiamo con il termine regulatory capture. Questo succede quando un’agenzia che dovrebbe regolamentare, “che viene costituita per operare nell’interesse del cittadino, segue invece gli interessi delle imprese commerciali o di speciali gruppi di interesse che dominano quella specifica industria. Il Regulatory capture è una forma di fallimento del governo , in quanto può diventare un incoraggiamento per le imprese nel generare delle condizioni controproducenti. Le agenzie sono chiamate ‘captured agencies.'” (Wikipedia)

Il che ci riporta alle osservazioni fatte dal proprietario del primo ristorante che aveva deciso di tagliare gli intermediari. Ho chiesto ad uno dei miei ospiti (e qualcuno ha confermato) che le regole erano impostate in modo che solo pochi fornitori di un prodotto potessero competere. Voi acquistate il vostro olio o la produzione arriva da un gruppo molto limitato. Andare direttamente dai produttori è legale, ma evidentemente non è così facile. E’ la stessa cosa in tutte le imprese e le industrie? No, ma comunque in misura tale da rappresentare un problema.

Un imprenditore ci ha detto che ha una fabbrica in Germania ed una in Grecia. Quella in Grecia è produttiva tanto come quella in Germania, ma ha bisogno di cinque volte il numero di contabili e avvocati e impiegati per poter operare all’interno del sistema.

Questa lettera è già lunga e io sono solo arrivato a metà delle riflessioni (e solo nel voler parlare della Grecia) quindi ho deciso di lasciare la seconda parte per la prossima settimana, riportandovi le mie impressioni sugli incontri con gli imprenditori e i funzionari del governo, insieme ad alcuni nuovi report e citazioni.

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