Grafico della settimana: la Cina batte gli Usa nei brevetti

19 Agosto 2020, di Orizzonti Politici

La Wipo (dall’inglese World intellectual property organization) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di tutelare la proprietà intellettuale. È quindi l’organo a cui si rivolgono le maggiori aziende mondiali per la registrazione di brevetti e copyright internazionali.
La Wipo dopo aver analizzato le richieste di brevetto produce un report annuale concentrandosi sulle aziende richiedenti, il loro settore di appartenenza e la loro nazione di origine.
Queste classifiche non hanno esclusivamente una valenza statistica. L’innovazione è infatti tornata al centro delle agende dei governi internazionali. Al giorno d’oggi inoltre, non solo le aziende vengono coinvolte maggiormente nel dibattito pubblico locale ed internazionale, ma vengono strumentalizzate per esercitare pressioni politiche. Sono quindi un termometro degli equilibri diplomatici tra le potenze mondiali.

Le nazioni innovatrici
Il report testimonia come il continente asiatico sia ormai diventato il principale polo innovatore a livello mondiale e sia destinato a rimanere tale. Questa egemonia è testimoniata sicuramente dal numero di brevetti presentati da aziende cinesi, giapponesi e sudcoreane, rispettivamente prima, terza e quinta forza mondiale. Se l’analisi fosse esclusivamente annuale si potrebbe obiettare come l’egemonia sopra citata sia interrotta da Stati Uniti e dal continente europeo, con Germania come rappresentante principale.
Tuttavia se si considera l’evoluzione dell’innovazione nei Paesi considerati, si nota in primis l’avvicendamento al vertice tra Cina e Stati Uniti avvenuto durante lo scorso anno. In secondo luogo si nota come i livelli di crescita tra occidente ed oriente siano completamente antitetici. Mentre infatti Cina (+10.6%), Giappone (+5.9%) e Corea del Sud (+12.8%) sono caratterizzati da un elevato aumento di domande presentate, gli Stati Uniti (+2.8%) presentano una crescita più contenuta ed infine il continente europeo è contraddistinto da una fase di stagnazione, dalla quale si erge esclusivamente il Regno Unito (+2.9%).

L’analisi settoriale
Questi Paesi inoltre non si differenziano esclusivamente per il trend di crescita o decrescita che li caratterizza, ma anche per i settori sui quali le aziende nazionali si concentrano.
Nel continente asiatico l’innovazione si concentra in particolare sulla comunicazione digitale. Dei brevetti presentati da aziende cinesi e sudcoreane infatti, rispettivamente il 16% ed il 10% provengono da quel campo.
Questi numeri sono sicuramente influenzati dalla presenza di due colossi del tech, quali Huawei, che per il terzo anno consecutivo è stata l’azienda ad aver richiesto più brevetti (4.411), Samsung, che ha conseguito una crescita del 16% rispetto al 2018, ed LG. Le aziende nipponiche operano invece diversamente, concentrandosi maggiormente sull’innovazione energetica, dal cui settore provengono circa l’11% dei brevetti presentati.

Le aziende statunitensi sono invece leader mondiali per quanto riguarda l’innovazione medica. Infatti, nonostante la maggior parte dei brevetti provenga dal settore degli hardware tecnologici (12%), tra le nazioni che vengono considerate più innovatrici, le aziende americane sono le uniche ad aver presentato più di cinquemila brevetti in campo medico.
In particolare si osserva come esse contribuiscano a quasi il 40% dei brevetti presentati nel settore sanitario a livello mondiale. Attualmente invece il continente europeo risulta concentrato soprattutto nell’innovazione meccanica.
Questo fenomeno è dovuto in particolare alla presenza della Bosch (1.524 brevetti nel 2019), che è ormai una costante tra le più importanti aziende innovatrici a livello mondiale.

Nonostante le differenze fra i vari attori internazionali sono molto marcate, nei prossimi anni saranno destinate ad affievolirsi. In particolare a seguito della scelta del Regno Unito di escludere Huawei dalle proprie reti telefoniche, aziende come Ericsson saranno chiamate ad un grandissimo sforzo innovatore, che valuterà l’indipendenza tecnologica dell’Europa dal polo asiatico.

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