Citi: Governo Draghi che continui il lavoro di Monti. La ricetta per l’Italia

21 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

La ricetta per l’Italia affinché esca una volta per tutte dalla stagnazione la scrive nero su bianco in un report di 88 pagine Citigroup e prevede una patrimoniale, la revisione della spesa pubblica, la lotta all’evasione fiscale, al lavoro nero e alla corruzione. Tutte misure però che non potrebbe mettere in pratica un governo eletto a meno che non vi sia “costretto dagli eventi, come avvenne nel 1992 con Amato e nel 2011 con Monti”.

Gli esperti della banca d’affari quindi auspicano che in Italia si nomini un esecutivo tecnico, di transizione, guidato da Giuseppe Conte – indicato come un candidato credibile perché finora è stato molto bravo a bilanciare le relazioni tra anti-establishment e vecchio establishment – o da Mario Draghi, “prossimo venturo ex presidente emerito della Bce che “per allora potrebbe avere del tempo libero”.

In ogni caso un premier in grado di “completare quello che Mario Monti ha iniziato nel 2011”. Nel dettaglio gli analisti auspicano che si introducano “maggiori imposte sulla ricchezza privata e immobiliare” con cui finanziare a “minori imposte sul reddito e sugli investimenti”.

“Avendo costantemente realizzato un avanzo primario negli ultimi vent’anni, l’Italia non ha bisogno dell’austerity, ha solo bisogno di spendere meglio (o di essere aiutata a farlo)”.

Crisi di governo già a febbraio

Sulla spending reviews, gli analisti tolgono dal cassetto la “lista Cottarelli” che “potrebbe aver solo bisogno di essere rinfrescata”. Inoltre non si esclude l’ipotesi di crisi di governo già a febbraio, in caso di ulteriore lacerazione dei rapporti tra i soci azionisti dell’esecutivo.

Un’analisi destinata a creare polemiche questa di Citigroup che però si rivela ottimista per quanto riguarda la recessione in Italia e in Europa.

È assodato che il paese a fine 2018 sia entrato “in una leggera recessione” dice Citigroup. Ma questa sarà  di breve durata, non oltre il primo trimestre 2019, a patto però che il resto d’Europa non si indebolisca. I prossimi dati macro faranno un po’ di chiarezza in questo senso.

La banca d’affari come conseguenza diretta del calo di fine 2018 prevede una crescita per il 2019 rivista al ribasso, a +0,2% contro il +1% stimato dal governo.