Gli NPL e il teorema del lampione

7 Ottobre 2017, di Luciano Martinoli

È Credit Suisse che, in una nota, ci ha azzeccato: “L’intento della Bce è quello di evitare la creazione di un elevato stock di Npl per il futuro”. Peccato però che la Banca Centrale europea si sia limitata agli effetti del loro accumulo, definendo solo i termini di tolleranza e rendendoli anche più penalizzanti.

Poteva fare qualcosa di più, ad esempio essendo più precisa a proposito di come si creano gli NPL e disciplinando i comportamenti per evitare il loro formarsi?

Forse, ma il sospetto è che, non sapendolo nemmeno loro (oltre a tutti gli altri), più di questo non potevano fare. Ecco allora che l’effetto delle dichiarazioni BCE è stato quello di aver acceso un lampione e tutti, come moscerini, ci si sono fiondati sotto cercando possibili soluzioni e confermando il famoso teorema.

Ad esempio un articolo dal titolo “Se la Vigilanza della Bce «ignora» l’economia” afferma che l’obiettivo della Banca Centrale è quello di “ridurre il numero delle banche in Europa e azzerare i rischi di credito nei bilanci degli istituti”. Può darsi, ma se le banche a loro volta non sanno fare altro, come è accaduto nel recente passato, che sostenere in modo inadeguato una economia malata, che male ci sarebbe nel diminuire il numero di medici pazienti (le banche) che ammazzano il malato (l’economia)? Con questa direttiva non si impedisce alle stesse banche, ad esempio, di sostenere reali e concreti piani di sviluppo per le imprese onde evitare che tale finanza diventi “marcia”. Perché allora non si parla di questo?

Un altro articolo oltre a invocare di “continuare a stimolare (l’economia reale) con ulteriori interventi di politica economica”, i cui effetti sono al meglio dubbi, afferma che l’effetto è quello di “spiazzare le banche e i loro piani industriali a medio e lungo termine“. Se tali piani avevano come obiettivo di continuare ad erogare credito come in passato, modalità che solo in Italia ha prodotto 300 miliardi di euro lordi di sofferenze, e l’unico modo per evitarle e crescere è occuparsi del risparmio degli italiani, come risulta dalla lettura della maggior parte di tali piani, ben venga tale spiazzamento.

Mi fermo qui. Ma quali sono le aree “oscure” di cui non si è parlato per mancanza di “lampioni”?

Le ha indicate il giorno prima proprio il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Peccato che si sia limitato ad affermazioni vaghe dal sapore retorico. Il fulcro delle sue dichiarazioni è stato l’invito ad “andare avanti individuando strumenti non convenzionali di visione per avvicinare le imprese alla finanza” (e viceversa: “intermediari finanziari più attenti all’economia reale” affermava in un altro passaggio).

Bene, ma chi si sta occupando di questo? Chi, e come, ha in ‘agenda’ la ricerca e definizione di linguaggi per valutare gli “elementi qualitativi” grazie ai quali sarà più precisa ed efficace la determinazione del “futuro delle imprese” al quale siamo tutti interessati?

Purtroppo il “buio” è squarciato solo da questi pochi e flebili lucine di breve durata. alle quali non segue alcuna azione. Nessuno ne parla più e nessuno se ne preoccupa fintanto che c’è da svolazzare sotto i lampioni dove non c’è alcuna soluzione.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia propone un piano da 250 miliardi in cinque anni