Gli italiani spendono sempre di più per ristoranti e bar

21 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

La crisi c’è stata, ma i ristoranti sono sempre più pieni. O almeno, è questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto del Fipe, la Federazione dei Pubblici esercizi.

Nel decennio successivo alla grande crisi finanziaria la spesa degli italiani destinata a bar e ristoranti è aumentata, in termini reali, del 5,7%. Un lusso che si è accompagnato ad una riduzione della spesa nei consumi alimentari in casa: se i pasti consumati fuori hanno comportato una spesa superiore pari a 4,9 miliardi nel 2019 rispetto al 2008, il consumo di alimenti domestico è sceso di 8,6 miliardi di euro.

Dal cappuccino e brioche al pranzo fuori: i numeri

Nel solo 2019 gli italiani hanno speso in bar e ristoranti 84,3 miliardi, l’1,7% in più rispetto all’anno precedente (al netto dell’inflazione). Fare colazione fuori casa è un’abitudine per un italiano su dieci (10,8%), e altrettante persone ogni giorno pranzano in mense o ristoranti. Il 18,5% degli italiani si concede il ristorante almeno due volte a settimana.

“Il mondo della ristorazione”, sottolinea il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani, “è un grande asset della nostra economia e un patrimonio, anche culturale, del Paese. I dati parlano chiaro: con 46 miliardi di euro siamo la prima componente del valore aggiunto della filiera agroalimentare, continuiamo a far crescere l’occupazione e contribuiamo alla tenuta dei consumi alimentari: negli ultimi 10 anni, nonostante la crisi, gli italiani hanno speso sempre di più per mangiare fuori casa, riducendo al contrario la spesa in casa”.

La ristorazione attira sempre più occupati

Secondo l’ultimo censimento disponibile, sono 336mila le imprese della ristorazione attualmente attive. Sono 112.441 quelle gestite da donne che scelgono in un caso su due di aprire un ristorante. 56.606 imprese sono, invece, gestite da giovani under 35. Sono infine 45mila le imprese che hanno soci o titolari stranieri.
Nel mondo della ristorazione l’occupazione rimane stabile rispetto allo scorso anno (1,2 milioni di dipendenti di cui il 52% donne) ma sul lungo periodo mostra un’impennata notevole, soprattutto rispetto agli altri settori dell’economia nazionale. Negli ultimi 10 anni fa, infatti, i posti di lavoro, misurati in unità di lavoro standard, in bar e ristoranti sono cresciuti del 20%, a fronte di un calo dell’occupazione totale del 3,4%.

Sul settore luci, ma anche ombre

Per la ristorazione però non sono tutte rose. Un ristorante su quattro chiude entro un anno dall’apertura; dopo 3 anni abbassa la saracinesca quasi un locale su due, mentre dopo 5 anni le chiusure interessano il 57% di bar e ristoranti.
Il settore, poi, non brilla certo per produttività. Il valore aggiunto per unità di lavoro è di 38.700 euro, il 41% più basso rispetto al dato complessivo dell’intera economia. Il ristorante, insomma, richiede molta manodopera ma produce relativamente poco valore aggiunto per ora lavorata. Quest’ultimo, nel corso degli ultimi 10 anni è è sceso di 9 punti percentuali.