FONDI OSCURATI DAI QUOTIDIANI, SOS DEI GESTORI

di Redazione Wall Street Italia
3 Agosto 2005 08:23

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(WSI) – Fondi comuni cancellati con un colpo di bianchetto dai grandi quotidiani nazionali. Dopo il Corriere della Sera anche La Stampa ha deciso di non pubblicare più le quotazioni dei prodotti di risparmio gestito. Il giornale del gruppo Rcs ha eliminato le tabelle il 20 luglio scorso, contestualmente all’avvio del nuovo formato.

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Mentre è di ieri la decisione de La Stampa di trasferire le informazioni on line. «Le quotazioni di tutti i fondi d’investimento e delle Sicav si possono trovare ogni giorno nella sezione soldi del sito Internet», avvisava ieri il quotidiano torinese. Che cosa c’è dietro la decisione del secondo e terzo quotidiano nazionale di non pubblicare più queste informazioni? Forse i fondi, che nel 2004 hanno subìto riscatti netti superiori a 12 miliardi, non interessano più al grande pubblico. Ma la scelta dei due quotidiani potrebbe incidere negativamente sulla trasparenza e dunque sulla credibilità di questi prodotti d’investimento.

A sollevare dubbi sono gli stessi protagonisti del risparmio gestito. «Queste scelte editoriali mi preoccupano – dice Carlo Gentili, amministratore delegato di Nextam Partners – Da un punto di vista educativo per il risparmiatore è completamente sbagliato. Paradossalmente, se le cancellazioni delle tabelle fossero state dettate da ragioni di spazio, sarebbe stato meglio eliminare le quotazioni dei singoli titoli. Altrimenti – continua Gentili – si rischia di invogliare il grande pubblico a comprare azioni invece dei fondi comuni, aumentando considerevolmente il rischio di perdite». Anche Assogestioni non sembra avere gradito la novità. «Non ci fa certo piacere perché il risparmiatore medio deve avere la possibilità di essere informato – dice Guido Cammarano, presidente dell’associazione che rappresenta l’industria del risparmio gestito – Ma fortunatamente le fonti informative per conoscere le quotazioni dei fondi restano tante».

Non del tutto negativo è invece il giudizio di Giorgio Giovannini, country manager in Italia di Henderson Global Investors: «Con la pubblicazione quotidiana del valore dei fondi il risparmiatore a volte è indotto a seguire eccessivamente l’andamento dei suoi investimenti. Non sapendo magari che, se sceglie di liquidare, il valore della quota che riceve non è quello che legge sul giornale il giorno del disinvestimento ma quello di qualche giorno dopo. La pubblicazione dovrebbe quindi essere meno frequente, ma certamente non dovrebbe scomparire del tutto». L’ultima parola spetta però ai lettori. Se le telefonate di protesta, che già hanno intasato i centralini dei giornali, continueranno, forse si potrà tornare alle origini. E sarebbe il segno che questi prodotti interessano ancora anche al grande pubblico.

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