Fondi obbligazionari, che fare adesso?

25 Agosto 2022, di Valentina Magri

Da sempre i fondi obbligazionari sono uno degli investimenti preferiti degli italiani perché considerati un buon compromesso tra l’esigenza di rendimento e quella di un investimento sicuro, nei quali è confluito il 33,7% delle risorse investite in fondi. Negli ultimi mesi però il mercato è cambiato e i fondi obbligazionari hanno messo a segno da inizio anno una pesante flessione e la correzione potrebbe non essere ancora finita.

A cambiare le carte in tavola ci hanno pensato le principali banche centrali, che hanno avviato una serie di rialzi dei tassi per cercare di frenare l’inflazione. Le loro mosse hanno portato a uno scossone senza precedenti sui mercati, facendo precipitare il prezzo dei bond detenuti sottostanti ai fondi obbligazionari. Nemmeno il flusso positivo generato dalle cedole è riuscito a compensare le perdite dei corsi dei titoli stessi.

Il calo ha colpito indistintamente tutte le aree geografiche, oltre che titoli di Stato e obbligazioni corporate. Basti pensare che l’indice Fideuram Obbligazionari Misti ha messo a segno una flessione del 12% negli ultimi sei mesi (dato al 21 giugno 2022). Non c’è dunque da stupirsi che la maggior parte dei gestori interpellati sul tema da “Wall Street Italia” abbia preferito non rispondere alle nostre domande sulle prospettive per i fondi obbligazionari.

Valentina Magri | Wall Street Italia

Puntare sul breve termine

Uno dei pochi coraggiosi a pronunciarsi sul tema è stato Marco Bernardeschi, head of investment advisory di Banca Ifigest. Bernardeschi suggerisce un approccio di breve periodo a chi sta pensando di investire in fondi obbligazionari, in quanto “ad oggi, posizionare portafogli in fondi con obiettivo a uno o due anni comporterebbe rischi molto più elevati rispetto alle prospettive di utili”. Al contrario, potrebbe rivelarsi una scelta interessante da un punto di vista speculativo, per investimenti a breve termine, da uno a tre mesi, in un momento in cui si è già scontato un aumento massiccio dei tassi di interesse.

“L’obbligazione a medio-lungo periodo trarrebbe infatti vantaggio sia da un ridimensionamento delle aspettative dei tassi, sia da uno scenario recessivo, che implicherebbe un inevitabile intervento da parte delle banche centrali”, afferma Bernardeschi. E’ dello stesso avviso Edoardo Fusco Femiano, fondatore di Dld Capital Scf, che consiglia di puntare su fondi obbligazionari con sottostanti di duration breve e di rifuggire le duration lunghe, alla luce del contesto incerto. In particolare, agli investitori europei consiglia “i fondi esteri coperti dal rischio di cambio, da non assumere, preferendo la versione a cambio coperto. Oltre ai comparti che investono nel settore corporate tra Usa e Ue, puntando meno sui titoli di Stato”.

Ci vuole molta pazienza

E cosa può fare invece un risparmiatore che ha già investito in fondo obbligazionari? Fusco Femiano avverte: “Serviranno anni per ritornare sui livelli precedenti a questa correzione e, alla luce dei costi di gestione di alcuni fondi comuni, non c’è certezza che ciò accada”. Ai detentori di fondi obbligazionari, suggerisce di “passare dai prodotti più complessi a quelli più semplici, che diano maggiori garanzie sul futuro rispetto fondo che investe in modo più discrezionale, perché maggiore è la discrezionalità con cui il gestore può muoversi tra emittenti, duration, valute e strumenti di hedging e, tendenzialmente, minore è la visibilità che gli investitori potrebbero avere sul processo di gestione del fondo”. Insomma: investire solo in ciò che si capisce.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto 2022 del magazine di Wall Street Italia