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Nel 2024 i rendimenti degli investimenti per i risparmiatori europei sono migliorati rispetto all’anno precedente, ma il quadro resta complesso se si considerano inflazione e costi. È uno dei messaggi principali che emerge dal rapporto 2025 sui costi e le performance dei prodotti di investimento retail nell’UE pubblicato dall’European Securities and Markets Authority (ESMA), che analizza l’andamento del mercato fino alla fine del 2024.
Lo studio prende in esame tre grandi categorie di prodotti destinati agli investitori al dettaglio: i fondi armonizzati europei (UCITS), i fondi di investimento alternativi retail (AIFs) e i prodotti strutturati per investitori retail (Structured Retail Products).
Fondi: calano i costi dei conti correnti
Il campione analizzato da ESMA copre fondi UCITS con attivi per circa 11.600 miliardi di euro. Di questi, si stima che 7.900 miliardi siano detenuti da investitori retail nel 2024, con una copertura pari al 92% dell’intero mercato europeo UCITS.
Soffermandosi sui fondi comuni, l’autorità europea segnala tuttavia che persistono diversi limiti nella qualità dei dati. Per questi ad esempio, i costi di ingresso e uscita riportati nei documenti informativi per gli investitori (i cosiddetti PRIIPs KID) continuano a presentare criticità. Per questo motivo l’analisi dell’Autorithy pone maggiore enfasi sui costi correnti, cioè quelli sostenuti annualmente dall’investitore.
Nel caso dei fondi alternativi retail, la trasparenza sui costi è migliorata sensibilmente: nel campione analizzato quest’anno è stato possibile coprire il 30% dei fondi, rispetto al 9% dell’edizione precedente. Per i prodotti strutturati, invece, i dati restano disponibili solo per una parte dell’offerta. In generale, molte informazioni non includono ancora i costi di distribuzione applicati dagli intermediari.
Un trend significativo riguarda la progressiva riduzione dei costi correnti. Tra il 2020 e il 2024:
- i costi dei fondi azionari retail (esclusi gli ETF) sono diminuiti dell’8% su un orizzonte di investimento di un anno;
- i costi dei fondi obbligazionari retail (sempre esclusi gli ETF) sono scesi di quasi il 15%.
Questa diminuzione è in parte spiegata dall’arrivo sul mercato di nuovi fondi con strutture commissionali mediamente più basse. Se si considerano invece i fondi già esistenti — cioè le classi di quote disponibili da almeno cinque anni — il calo è più contenuto: -3% per i fondi azionari e -9% per quelli obbligazionari.
ETF sempre più competitivi
La riduzione dei costi è ancora più evidente nel segmento degli ETF. Nel periodo analizzato:
- i costi correnti degli ETF azionari sono diminuiti del 13%;
- quelli degli ETF obbligazionari del 17%.
Gli ETF a gestione attiva presentano commissioni leggermente superiori rispetto agli ETF passivi, ma restano comunque più economici rispetto ai tradizionali fondi attivi.
Fondi ESG: costi più bassi ma performance inferiori
Il rapporto dedica spazio infine anche ai fondi sostenibili. I fondi con strategie ambientali, sociali e di governance (ESG) tendono ad avere costi correnti inferiori rispetto ai fondi tradizionali comparabili. Sul fronte delle performance, però, nel 2024 i fondi ESG hanno registrato risultati inferiori rispetto ai fondi non ESG. Una dinamica simile emerge anche confrontando le diverse classificazioni della normativa europea sulla finanza sostenibile (Sustainable Finance Disclosure Regulation): i fondi classificati Articolo 9 — quelli con obiettivi di investimento sostenibile più stringenti — hanno ottenuto performance inferiori rispetto ai fondi Articolo 6.