Rischio correzione, per Fmi l’ottimismo dei mercati potrebbe scontrarsi con la realtà

1 Febbraio 2021, di Alberto Battaglia

L’indice S&P 500, alla chiusura di venerdì 29 gennaio, si trovava in rialzo del 15,15% rispetto ai livelli di 12 mesi prima. L’Msci World, nello stesso periodo, risultava in rialzo del 14,72%. Eppure, in questo lasso di tempo, è scoppiata in tutto il mondo la pandemia più grave dai tempi dell’influenza spagnola e si è osservato il più duro colpo che l’economia globale avesse mai subito dalla fine sella Seconda Guerra Mondiale. Un anno dopo, però, il recupero dei mercati è stato tale da condurre i listini su nuovi massimi storici: questo ottimismo potrebbe rivelarsi pericoloso?

A questa domanda gli economisti cercano risposte con insistenza sempre maggiore. Sull’argomento anche il Fondo monetario internazionale ha pubblicato un’analisi in un recente blog post ufficiale. I due autori, Tobias Adrian e Fabio Natalucci, sostengono che l’esuberanza dei mercati non può che reggersi sull’aspettativa che il sostegno delle politiche monetarie e fiscali si protrarrà ancora per molto tempo.

Tanto più si allarga la divergenza fra la realtà economica di oggi e l’aspettativa rappresentata dai mercati finanziari, tanto più si avvicina “lo spettro di una possibile correzione del mercato”, che avverrebbe “qualora gli investitori dovessero rivalutare le prospettive economiche o l’entità e la durata del sostegno politico”.

Rischio correzione, il limiti del sostegno senza fine

“Sebbene per ora non vi siano alternative al sostegno continuo della politica monetaria, vi sono legittime preoccupazioni circa l’assunzione di rischi eccessivi e l’esuberanza del mercato”, scrivono i due economisti del Fmi. “Questa situazione crea un difficile dilemma per i responsabili politici”, in quanto sono chiamati a “mantenere condizioni finanziarie accomodanti per fornire un ponte ai vaccini e alla ripresa economica”, ma, allo stesso tempo, “devono anche salvaguardare il sistema finanziario dalle conseguenze indesiderate delle loro politiche”. E fra questi c’è indubbiamente il rischio che si vadano a gonfiare delle bolle sui mercati.

Con gli investitori che scommettono su un sostegno politico persistente, un senso di compiacenza sembra permeare i mercati”, scrivono Adrian e Natalucci, “questo fattore, unito alle opinioni degli investitori apparentemente uniformi, aumenta il rischio di una correzione del mercato o di un ‘repricing’”.
Se l’ottimismo si dovesse rivelare irrealistico, insomma, i mercati andrebbero presto incontro a una nuova ondata di vendite.

“Una brusca e improvvisa correzione del prezzo delle attività, a seguito, ad esempio, di un persistente aumento dei tassi di interesse, provocherebbe un inasprimento delle condizioni finanziarie”, affermano i due economisti, “ciò potrebbe interagire con le vulnerabilità finanziarie esistenti, creando effetti a catena sulla fiducia e mettendo a rischio la stabilità macrofinanziaria”. Di quali vulnerabilità parlano Adrian e Natalucci? La crescita dei debiti privati e pubblici, il declino della redditività in alcuni sistemi bancari o possibili difficoltà nell’accesso ai mercati per alcune economie in via di sviluppo.

Per queste ragioni, è il suggerimento dei due esperti del Fmi, i decisori politici dovrebbero agire ora per irrobustire la stabilità finanziaria, incrementando la supervisione sulle istituzioni finanziarie anche attraverso stress test sulle banche.