FMI: KOCH-WESER FORSE SARA’ CANDIDATO LUNEDI’

25 Febbraio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il difficile cammino del sottogretario alle Finanze tedesco Caio Koch-Weser verso la candidatura Ue alla poltrona di Michel Camdessus alla guida del Fondo Monetario, sembra giunto alla tappa finale.

Lunedì a Bruxelles, secondo diverse fonti, il Consiglio Ecofin dovrebbe dare via libera al ‘cavallo’ tedesco in una gara in cui gli europei hanno fatto tutto il possibile per complicarsi la
vita.

Le esitazioni e le divisioni all’interno dei Quindici si sono trascinate così a lungo da aprire per la prima volta la strada a due candidati extraeuropei: l’attuale direttore generale ad
interim, l’americano Stanley Fischer, ed il giapponese Eisuke Sakakibara, ex-viceministro delle Finanze di Tokyo.

La tradizione consolidata che vuole un americano al timone della Banca Mondiale ed un europeo (quasi sempre un francese) alla testa del Fmi rischia di saltare. La candidatura di Koch-
Weser, anche nel caso di un sigillo ufficiale dell’Ue, appare infatti ‘zoppa’ in partenza. La forte pressione politica esercitata dal cancelliere tedesco Gerhard Schroeder – che in
tutte le sedi internazionali ha premuto per il suo candidato – ha convinto a malincuore gli altri governi dell’Unione ad allinearsi (francesi ed inglesi hanno mollato per ultimi), ma il dubbio che Koch-Weser possa arrivare fino in fondo resta
alto.

La presidenza di turno portoghese dell’Ue ha inviato nei giorni scorsi lettere ai 14 partner per assicurarsi che intorno al sottosegretario alle Finanze tedesco si sia finalmente coagulato il consenso necessario per la designazione.

Ma non è da escludere che l’appoggio europeo a Koch-Weser sia in realtà considerato un fatto dovuto: una posizione destinata ad essere rimessa in discussione rapidamente qualora da Washington e dai Paesi emergenti continuino a giungere segnali negativi per Koch-Weser.

Resta da vedere, in un’ipotesi del genere, quali altri nomi possa mettere in campo l’Europa senza rischiare clamorose bocciature. E’ chiaro infatti, ammesso che l’Ue sia ancora in tempo per rientrare seriamente in corsa, che occorrerebbe in quel caso un ‘peso massimo’ in grado di spazzare via ogni
resistenza.