Fintech e servizi finanziari: partnership strada obbligata

6 Aprile 2017, di Alessandro Piu

Nei prossimi tre-cinque anni aumenteranno le partnership tra le società di servizi finanziari “tradizionali” e le Fintech, una strada quasi obbligatoria per le prime che temono l’erosione dei ricavi a favore delle seconde

Il Fintech, ossia la fornitura di prodotti e servizi finanziari mediante l’utilizzo delle tecnologie informatiche, è diventato in pochi anni un attore primario sui mercati finanziari. Le società che operano nel comparto con modelli di business tradizionali oggi vedono il Fintech come una minaccia e, allo stesso tempo, come un’opportunità. Il pericolo è costituito dall’erosione dei ricavi per le banche, le compagnie assicurative e i consulenti finanziari a cui il mercato era abituato. L’opportunità è invece data dall’alleanza con le società Fintech. Questa strada viene sempre più seguita dalle grandi società finanziarie.

Le partnership potrebbero registrare un vero e proprio boom nei prossimi tre-cinque anni. Il Global Fintech survey 2017 di PricewaterhouseCoopers (PwC) ha coinvolto 1.308 figure di vertice di società appartenenti ai settori finanziari, di tutto il mondo. Uno dei dati principali che emerge dalla ricerca è che l’82% dei partecipanti al sondaggio pensa di aumentare le partnership Fintech nei prossimi 3-5 anni. E una delle ragioni principali per avviare queste alleanze è il timore che i ricavi si spostino dalle società tradizionali a quelle più innovative (88%). La stima media è di una riduzione dei ricavi di quasi un quarto.

Da minaccia a opportunità

Lo studio di PwC mostra che, grazie alle partnership con le società Fintech, le aziende potranno esternalizzare parte della Ricerca & Sviluppo e realizzare la propria strategia, consentendo infine di offrire più velocemente nuovi prodotti alla clientela.

“Dato che gli istituti finanziari lavorano sempre più a stretto contatto con gli innovatori, i clienti inizieranno a percepirne i vantaggi: i costi e le frustrazioni che spesso devono affrontare quando interagiscono con banche, compagnie assicurative o gestori di fondi inizieranno auspicabilmente a diminuire nel momento in cui percepiranno i benefici di imprese semplificate ed efficienti che offrono prodotti più personalizzati e orientati al client” commenta Fabiano Quadrelli, partner ed Fs consulting leader di PwC.

I servizi mobile money stanno diventando la porta d’accesso alle comunità non raggiunte precedentemente dalle banche. Secondo PwC, aiutando nuovi clienti ad accedere al mondo finanziario tramite la tecnologia mobile, aprirà le porte a una popolazione che, per l’industria dei pagamenti, vale circa 3 mila miliardi di dollari.

Oggi le società di servizi finanziari stanno sempre più cercando forme di integrazione con il mondo Fintech – aggiunge Roberto Lorini, Fintech leader di PwC – per essere in grado di guidare il cambiamento e l’innovazione. Le attività spaziano da partnership con le start-up Fintech, finanziamento di incubatori all’interno delle aziende, sviluppo di nuove soluzioni per testare usi possibili in aree come la blockchain”.

Italia in leggero ritardo

Lo studio di PwC ha coinvolto anche venti aziende finanziarie italiane. Dal sondaggio è emerso che anche nel Belpaese l’80% delle banche è preoccupato dagli sviluppi del Fintech e pensa di aumentare le partnership con le società di questo settore nei prossimi 3-5 anni. I ritorni previsti da queste collaborazioni sono tuttavia inferiori rispetto alle attese degli operatori esteri (10% contro 20%) e solo il 36% degli interpellati (il 56% a livello globale) sono propensi a investire in risorse interne per l’innovazione. Gli investimenti in tecnologie che possono aiutare a ridurre il gap vengono invece abbracciate in Italia in misura anche superiore rispetto al contesto mondiale.