Finanza islamica muove i primi passi in Italia

10 Maggio 2017, di Mariangela Tessa

Primi passi della finanza islamica in Italia. Il gruppo Bci, che fa parte della cordata guidata da Vincenzo De Bustis per Carismi, ha annunciato di voler aprire filiali dedicate al risparmio per musulmani. Lo riporta l’agenzia Adnkronos, specificando che la società assicura che “non si tratta di creare una banca ma di un team specializzato con promotori finanziari e agenti assicurativi per prodotti che rispettino i principi della Sharia (termine arabo che indica la via maestra per giungere alla salvezza)”.

Si tratta di un mercato dal potenziale enorme, visto che secondo i dati riportati dall’agenzia stampa, il risparmio dei soli musulmani nel nostro Paese sfiori i 6 miliardi di euro. A questo si aggiungerebbero inoltre anche i possibili investimenti in arrivo dall’estero.

“Dal Golfo, dalla Malesia, potrebbero arrivare finanziamenti per investire in infrastrutture e imprese in Italia” dice all’AdnKronos Alberto Brugnoni, fondatore di ASSAIF, la prima società europea in consulenza di finanza islamica. “Si aprirà un business, ma anche una forma di inclusione finanziaria e quindi sociale per tutte quelle comunità musulmane che lavorano e producono in Italia: restano altrimenti ‘cittadini di serie B'”.

Le stime parlano di un mercato che potrebbe registrate tassi di crescita annuali a due cifre:

Il sistema islamico di intermediazione finanziaria presenta sviluppi del 15-20% all’anno, calcola il Professor Paolo Pietro Biancone, docente di Finanza islamica responsabile dell’European Centre for Research on Islamic Finance, e “la sua attività si ispira ai principi morali ed etici della Sharia, conforme ai dettami del Corano che vieta l’applicazione di tassi di interesse e la realizzazione di profitti basati su una eccessiva incertezza”.

principi fondamentali della finanza islamica, si spiega nell’articolo:

“comprendono il divieto di usura, di speculazione e di gioco d’azzardo, oltre di investimenti e di attività in prodotti o servizi non etici quali l’alcool, il tabacco, la carne suina, la pornografia e le armi. I soldi del fedele non dovranno rischiare, quindi, di essere impiegati per attività finanziarie che non seguano i dettami del Corano”.

Se in Italia, muove i primi passi su questa strada, per la Gran Bretagna questa è una realtà che esiste ormai da anni. E’ di 15 anni fa la creazione dell’Islamic International Financial Market, mentre dal 2004 la Islamic Bank of Britain ha ricevuto la licenza di operare nel Regno Unito. Inoltre, nel 2014 il Regno Unito è stato il primo governo occidentale a emettere un bond islamico riscontrando un notevole livello di interesse e attraendo ordini dagli investitori globali per 2 miliardi di sterline.