Export: Giovannini, un terzo delle imprese tornate a livello pre-crisi

14 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – La forte flessione del valore delle esportazioni di beni dell’Italia nel 2009 (-21,2 per cento, con percentuali del -23,1 per cento verso i paesi Ue e del -18,5 per cento verso l’area extra-Ue) si inserisce in uno scenario internazionale che ha visto una brusca frenata (-24,7 per cento) del valore del commercio mondiale, dovuto a una rilevante contrazione sia dei volumi (-12,2 per cento) che dei valori medi unitari (-12,1 per cento). Lo comunica Enrico Giovannini, Presidente dell’Istat durante la presentazione del Rapporto Ice 2009-2010 che analizza la struttura e le dinamiche del commercio estero e del processo di internazionalizzazione dell’Italia. Nei primi quattro mesi del 2010 le imprese che recuperano integralmente le perdite subite durante la recessione sono oltre un terzo del totale (34,6 per cento), con quote differenti a seconda della classe dimensionale, particolarmente elevate per le microimprese (40 per cento) e per le imprese con 10-49 addetti (34,6 per cento), mentre l’incidenza per medie e grandi imprese risulta più bassa (rispettivamente il 29,4 per cento e il 24,1 per cento). Le tendenze recessive del 2009 e le successive spinte alla ripresa abbiano colpito in modo differenziato i diversi segmenti settoriali e dimensionali delle imprese esportatrici. Ad esempio, anche nella fase più acuta della crisi, si segnalano segmenti di imprese che realizzano un incremento delle proprie vendite all’estero: in particolare, fra il primo quadrimestre del 2009 e il corrispondente periodo del 2008, il 30,5 per cento delle imprese registrano incrementi delle proprie vendite all’estero. Tale incidenza passa al 53,8 per cento nel confronto fra l’inizio del 2010 e primi quattro mesi del 2009. Le grandi imprese, fortemente penalizzate tra il 2008 e il 2009, sono quindi quelle che mostrano i più diffusi segnali di recupero tra il 2009 e il 2010.