Ex spia KGB avvelenata con l’assenso di Putin

21 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

MOSCA (WSI) – Il presidente russo Vladimir Putin sarebbe tra i responsabili dell’omicidio di una ex spia del KGB poi al servizio delle agenzie dei servizi segreti spagnole e inglesi (MI6). Alexander Litvinenko è stato avvelenato nel 2007 con del polonio nella stanza di un’hotel della capitale inglese. Sono alcune delle tanto attese rivelazioni emerse da una lunga inchiesta delle autorità britanniche sul caso che allora fece grande scalpore.

Ad avvelenare Litvinenko, che non aveva risparmiato critiche a Putin e che aveva condotto indagini per sgominare le reti della criminalità russa, furono due uomini assoldati “quasi certamente” dall’agenzia di intelligence russa FSB che non avrebbe potuto agire, secondo l’inchiesta di 328 pagine, senza l’assenso di Putin.

I due assassini, Andrei Lugovoi e Dimitry Kovtun, sono ancora a piede libero in Russia. Il Cremlino si rifiuta di concedere l’estradizione a Londra. Ormai sono passati quasi dieci anni da quando la presunta spia del KGB è stata uccisa al Millennium Hotel, ma le tensioni tra Inghilterra e Russia sono destinate a crescere in questi giorni dopo le scomode e scottanti rivelazioni dell’indagine.

Per Londra l’esito della lunga indagine non potrebbe arrivare in un momento peggiore, dal momento che il governo Cameron sta cercando di avvinarsi a Mosca per mettere fine al sanguinoso conflitto in Siria. La vedova di Litvinenko, Marina, ha già esortato Londra a espellere i funzionari dell’intelligence russa dal paese e imporre nuove sanzioni economiche contro la Russia.

Litvinenko aveva accusato Putin di aver orchestrato il suo stesso assassinio, firmando una testimonianza sul suo letto di morte prima di andarsene. Secondo l’ex spia del KGB era stato il presidente russo a ordinare ai servizi segreti di ucciderlo. Prima dell’avvelenamento, Litvinenko aveva accusato pubblicamente Putin di aver commesso diversi reati, dalla pedofilia alla corruzione.

Le indagini dall’esito scottante sono state condotte per diversi anni dal giudice britannico Robert Owen sotto la direzione del governo britannico. Anche se l’inchiesta, citando la natura opaca della politica del Cremlino,non si spinge fino a incolpare direttamente Putin, comunque conclude che “ci sono prove circostanziali forti che dimostrano la responsabilità dello Stato russo nella morte di Litvinenko”.