Evasione fiscale: grandi imprese evadono 16 volte più delle piccole

7 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Il nuovo governo giallorosso ha fatto della lotta all’evasione fiscale fatto un pilastro del suo programma. Un fenomeno che assume contorni particolarmente gravi quando si mettono sotto la lente le grandi imprese. Nel 2018, l’entità dell’evasione fiscale contestata alle società di grandi dimensioni è stata 16 volte superiore a quella delle piccole aziende e dei lavoratori autonomi (nel 2017 era stata pari a 18).

Lo rileva la Cgia di Mestre sulla base delle attività di accertamento svolte dall’Agenzia delle Entrate lo scorso anno sulle attività economiche da cui emerge come la maggiore imposta media accertata per ogni singola grande azienda sia pari a poco più di 1 milione di euro, per la media impresa di 365.111 euro e per la piccola di 63.606 euro.

In linea generale, sottolineano dall’Ufficio studi della CGIA, l’accertamento fiscale scatta quando i dati forniti dal contribuente (in questo caso le aziende) sono diversi rispetto a quelli in possesso dall’amministrazione finanziaria. Quest’ultima, infatti, si attiva quando ritiene che l’impresa, ad esempio, abbia sottostimato il reddito o abbia usufruito di detrazioni/deduzioni non dovute.

Come ha sottolineato il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre Paolo Zabeo:

“Questi dati ci dicono che la potenziale dimensione dell’infedeltà fiscale delle grandi aziende è enormemente superiore a quella delle piccole. Ovviamente, nessuno di noi auspica che il Paese si trasformi in uno Stato di polizia tributaria; tuttavia, una maggiore attenzione verso questi soggetti sarebbe auspicabile, visto che le modalità di evasione delle holding non è ascrivibile alla mancata emissione di scontrini o ricevute, bensì al ricorso alle frodi doganali, alle frodi carosello, alle operazioni estero su estero e alle compensazioni indebite. Reati, quest’ultimi, che non verranno nemmeno sfiorati dalle misure di contrasto all’utilizzo del contante che il Governo metterà a punto nelle prossime settimane”.

Una tesi che trova d’accordo il segretario della Cgia Renato Mason:

“Grandi o piccoli che siano, gli evasori vanno perseguiti ovunque si nascondino . Tuttavia, se il nostro fisco fosse meno esigente, lo sforzo richiesto sarebbe più contenuto e probabilmente ne trarrebbe beneficio anche l’Erario. Con una pressione fiscale inferiore, molti che oggi sono evasori marginali diventerebbero dei contribuenti onesti”.