Evasione fiscale 2025: la classifica dei mestieri che dichiarano meno e quelli più affidabili
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Dai baristi ai gioiellieri, dalle discoteche fino agli studi medici, emerge un quadro preoccupante: tantissimi dichiarano redditi molto più bassi rispetto alla realtà, creando un enorme buco nelle casse dello Stato. Secondo i dati del ministero delle Finanze, pubblicati anche da Il Fatto Quotidiano e rielaborati anche da Il Corriere della Sera, viene fatta luce sulle categorie professionali più “inaffidabili” dal punto di vista fiscale.
Ma quali sono i settori più colpiti? Scopriamolo insieme.
Italia: chi dichiara meno di quanto guadagna?
I titolari di ristoranti e bar risultano tra quelli con i redditi medi più bassi, con alcuni che dichiarano poco più di 15 mila euro all’anno. In confronto, le attività più redditizie guadagnano circa 63 mila euro.
Secondo Il Sole 24 Ore, oltre la metà dei bar e gelaterie (il 56%) non sarebbe del tutto trasparente con il Fisco, così come tra i potenziali evasori ci sono anche discoteche, locali notturni e scuole di danza: qui il 77% non dichiarerebbe il reddito reale. Tra questi evasori e i “congrui” dichiaranti c’è un buco di 83 mila euro di reddito mancante.
Nel commercio al dettaglio, la situazione cambia in base al settore: il 70% dei panettieri, il 68% delle mercerie, il 67% dei negozi di giocattoli e il 65% di quelli di abbigliamento presentano dichiarazioni sospette.
Ottici e fotografi si attestano attorno al 50% di evasori potenziali, mentre tra i giornalai il numero scende al 45%. I farmacisti mostrano una buona affidabilità (62,6%), anche se in calo rispetto al 2022. Stessa cosa per psicologi e paramedici.
Due proprietari su tre di gioiellerie o pelliccerie dicono di campare con appena 1.200 euro al mese. In media, i gioiellieri dichiarano 51 mila euro, ma il 55% ammette di guadagnarne solo 28 mila. Inoltre, il 64% dei campeggi e villaggi turistici risulta “sospetto”, mentre per hotel, B&B e case vacanza la percentuale scende leggermente, ma più della metà dichiara appena 18 mila euro all’anno.
Da ultimo, i più virtuosi gli studi medici e i laboratori, con solo il 25% sotto la soglia di affidabilità. Le farmacie stanno un po’ meglio, mentre dentisti e notai mostrano situazioni contrastanti. Elettricisti e idraulici, invece, sono spesso in odore di evasione (quasi 6 su 10).
Lombardia, la doppia faccia delle partite Iva
Un aspetto davvero interessante emerge guardando alla Lombardia la regione da sempre considerata la locomotiva d’Italia con il Pil che supera i 194 miliardi di euro e oltre 514mila partite Iva attive. Eppure, più della metà di queste – il 53,3% per la precisione – viene considerata “fiscalmente non affidabile” dall’Agenzia delle Entrate, secondo gli indici Isa.
I dati del ministero dell’Economia mostrano una spaccatura netta tra due realtà: da una parte, circa 230 mila partite Iva affidabili con un reddito medio di oltre 105 mila euro, pari a circa il 24% dei ricavi dichiarati (che mediamente sono 440 mila euro). Dall’altra, i non affidabili che pur avendo ricavi simili (circa 383 mila euro), dichiarano un reddito medio molto più basso, intorno a 30.300 euro, meno dell’8%.
La situazione peggiora ulteriormente per chi dichiara meno di 30 mila euro di ricavi: in questa fascia ben il 75% risulta non affidabile.
Anche Milano non si sottrae a questo trend: tra chi incassa più di 400 mila euro, i redditi dichiarati da autonomi e società sono meno di 23 mila euro, contro i 112 mila di chi è certificato come “onesto”.