A 10 anni dalla crisi aumentano i lavoratori a rischio povertà

31 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

Il rischio della povertà, in Europa, colpisce in misura rilevante anche chi ha un impiego lavorativo, con l’Italia nel numero dei Paesi più colpiti dal fenomeno. Secondo i dati pubblicati oggi, 31 gennaio, da Eurostat un lavoratore europeo su dieci è a rischio povertà: un dato che è cresciuto nell’ultimo decennio dall’8,6% del 2008 al 9,5% al 2018. Sono in maggior misura le donne ad essere esposte a questo problema, con un’incidenza del 9,9% contro quella del 9,1% degli uomini.

L’Italia e gli altri Paesi

Rispetto alla media europea, il rischio di cadere in povertà pur avendo un lavoro in Italia è aumentato tre volte di più rispetto alla media europea: l’incremento è stato di 3,3 punti percentuali. Il Bel Paese risulta, quindi, il quarto Paese più colpito da questo fenomeno con il 12,2% dei lavoratori a rischio povertà. La situazione è più difficile solo in Romania (15,3%), Lussemburgo (13,5%) e in Spagna (12,9%). Seguono alle spalle dell’Italia, invece, il Regno Unito (11,3%) e la Grecia (11%). Sul versante opposto, quello dei Paesi che vedono i loro lavoratori più al riparo dal rischio povertà, spiccano Finlandia (3,1%), Repubblica Ceca (3,4%) e Irlanda (4,9%).

Rischio povertà più elevato per lavoratori part-time

Se si restringe l’osservazione alle specifiche tipologie contrattuali, nota Eurostat, il rischio di povertà tende a raddoppiare nel caso dei lavori a tempo parziale: nella media europea tale rischio passa dal 7,8% dei lavoratori a tempo pieno al 15,7%. Il discorso peggiora ulteriormente nel caso dei lavori a tempo determinato: rispetto ai contratti stabili il rischio di povertà risulta del 16,2%, contro il 6,1%.