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Euro in volata: nove sedute di rialzi consecutivi rispetto al dollaro

Il cambio euro/dollaro (EUR/USD) ha registrato nove sedute consecutive al rialzo, un evento raro che non si vedeva dal 17 settembre 2009, quando la serie si arrestò alla decima giornata, stabilendo un record storico dall’introduzione della moneta unica.

Ma più che il numero delle sedute, a colpire è la qualità del movimento. Il Rate of Change (ROC) a 9 giorni è attualmente a +2,85%, ben lontano dal +5,11% del 21 aprile. Questo significa che non si tratta di una corsa impetuosa, bensì di una progressione costante e razionale, alimentata da fattori macroeconomici, posizionamenti strategici e dinamiche tecniche.

“In altre parole: non siamo di fronte a un semplice rimbalzo tattico, ma a un evento tecnico e ciclico di portata storica” afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro, che tratta dell’andamento del cambio euro/dollaro.

Un primo semestre da record per l’euro

Nel primo semestre del 2025, l’euro ha messo a segno un +13,8% rispetto al dollaro: una delle migliori performance semestrali della sua storia. Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare al secondo semestre del 1991, quando l’euro era ancora un’unità contabile (ECU). Addirittura, per un primo semestre di pari intensità, si deve risalire al 1973 nella serie storica ricostruita del cambio euro-dollaro.

Questo rafforzamento non è un semplice rimbalzo tattico, ma un evento di portata storica, con implicazioni tecniche e cicliche che ne amplificano il significato.

Lagarde: “Il 2025 segnerà un cambio di paradigma valutario”

In questo scenario, sottolinea Debach, si inserisce la dichiarazione della presidente della BCE Christine Lagarde, che ha definito il 2025 un “anno di svolta”, in cui “gli investitori stanno cercando alternative al dollaro”. Una frase apparentemente semplice, ma che cela un messaggio profondo: qualcosa nel sistema valutario globale si è incrinato. Resta solo da capire se potrà essere riparato.

Lagarde ha sottolineato che il rafforzamento dell’euro riflette, per ora, le condizioni di mercato e la forza dell’economia europea. Ma la verità è che questa dinamica, sospesa tra tecnica e macroeconomia, solleva interrogativi sulla reale volontà della BCE di gestire – o contenere – questo apprezzamento.

Un euro forte, ma senza euforia

Nonostante la performance dell’euro, i mercati non mostrano euforia. Il rafforzamento della moneta unica non è trainato da speculazioni o ottimismo. Al contrario, si tratta di una forza strutturale, riflessiva, figlia di mutamenti macro globali e cambiamenti nella percezione del ruolo sistemico delle valute. Un’ascesa costante, non esplosiva.

Paradossalmente, mentre l’euro si rafforza, la narrazione economica sull’Eurozona si indebolisce. Lo ha ammesso anche la BCE. Durante il Forum di Sintra, il vicepresidente Luis de Guindos ha dichiarato che il PIL dell’Eurozona crescerà meno dell’1% nel 2025, e che l’espansione del primo trimestre è stata in parte illusoria.

De Guindos ha invocato “certezza” su politiche fiscali e commerciali. Ma la realtà è che l’Europa ha sempre dovuto convivere con l’incertezza: dalla crisi del debito sovrano nel 2012 alla pandemia, fino alle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. L’attesa di stabilità rischia di trasformarsi in immobilismo.

Verso quota 1,20: traguardo tecnico, contesto storico

Se l’EUR/USD dovesse superare la soglia di 1,20, non sarebbe solo una svolta tecnica. Rappresenterebbe il segnale di un nuovo equilibrio valutario globale, sostiene Debach, con una BCE debole ma stabile, un dollaro in ritirata e un’Asia deflazionista. L’Europa, nonostante le sue fragilità, torna così a essere percepita come un porto sicuro alternativo.

E non sarebbe nemmeno la prima volta. Tra luglio 2017 e febbraio 2018, durante la prima presidenza Trump, l’euro guadagnò oltre il 20%, raggiungendo quota 1,26. Allora fu la guerra commerciale USA-Cina a scatenare il movimento. Oggi, con lo spettro di nuovi dazi e Trump di nuovo protagonista, i mercati sembrano riconoscere uno schema già visto. La memoria torna a giocare un ruolo, e stavolta lo fa a sfavore del dollaro.