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ETF in Europa: i motivi del grande successo tra consulenti e risparmiatori

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In soli 25 anni, gli Exchange Traded Funds (ETF) sono diventati strumenti molto apprezzati dagli investitori europei. Hanno contribuito a rendere gli investimenti più accessibili e a ridurre significativamente i costi dei fondi.

Oggi il mercato europeo degli ETF vale 2.300 miliardi di dollari e comprende decine di emittenti e migliaia di strumenti, che coprono un’ampia gamma di asset e aree geografiche.

Andrea Rocchetti, Global Head of Investment Advisory di Moneyfarm fa il punto su questo importante strumento di investimento.

Con un solo ETF, è possibile ottenere un’esposizione diversificata ai principali mercati azionari globali, spesso con costi di gestione inferiori a 20 punti base. La media europea delle ongoing fees è pari allo 0,23%, secondo l’ultimo rapporto ESMA pubblicato nel gennaio 2025.

ETF: le origini del mercato europeo

Il mercato europeo degli ETF è ancora relativamente giovane. I primi strumenti sono stati quotati nel 2000: l’11 aprile alla Deutsche Börse sono arrivati i LDRS DJ STOXX 50 e LDRS DJ EUROSTOXX 50, sponsorizzati da Merrill Lynch. Pochi giorni dopo, il 28 aprile, è stato quotato alla Borsa di Londra l’iShares FTSE 100.

Fin dall’inizio si sono delineate alcune caratteristiche distintive: ETF legati ai principali indici azionari globali e il coinvolgimento di importanti istituzioni finanziarie, come Merrill Lynch e iShares.

Secondo ETFGI, nel marzo 2025 la raccolta netta in ETF in Europa ha toccato i 28,63 miliardi di dollari. Il totale per il primo trimestre dell’anno è arrivato a 99,04 miliardi, segnando il trentesimo mese consecutivo di afflussi positivi.

Alla fine di marzo, gli investimenti totali in ETF europei ammontavano a 2,27 trilioni di dollari. Se si considerano anche gli ETP (Exchange Traded Products), il mercato europeo supera i 2,4 trilioni, con 3.176 prodotti e 13.378 quotazioni. Questi strumenti sono distribuiti tra 124 fornitori e negoziati su 29 Borse in 24 Paesi. Il volume giornaliero degli scambi supera regolarmente i 5 miliardi di dollari.

L’evoluzione del mercato: non solo azioni

All’inizio, gli ETF si concentravano su grandi indici azionari come FTSE 100 e STOXX 50. Con il tempo, però, la gamma di prodotti si è ampliata. A marzo 2025, gli ETF obbligazionari hanno registrato una raccolta netta di 93,07 milioni di dollari, segno di un crescente interesse per il reddito fisso.

Anche gli ETC (Exchange Traded Commodities), che offrono esposizione alle materie prime, hanno attirato forti afflussi, pari a 1,2 miliardi di dollari. Gli ETF a gestione attiva hanno raccolto 3,6 miliardi nello stesso mese, confermando la loro crescente popolarità.

ETF passivi e attivi: due anime dello stesso strumento

Oggi gli ETF non sono più solo strumenti passivi. Alcuni replicano fedelmente un indice, mentre altri cercano di batterlo grazie alla gestione attiva. Ad esempio, nel caso delle materie prime come l’oro, molti fondi replicano il prezzo a pronti e detengono riserve fisiche.

Gli ETF attivi, invece, si comportano come fondi comuni a gestione attiva, ma con costi più contenuti. Questo tipo di approccio offre una gestione più sofisticata e obiettivi più ambiziosi, sia in termini di rendimento che di controllo del rischio.

Perché gli ETF hanno avuto successo

Una delle ragioni principali del successo degli ETF indicizzati – dice Rocchetti – è legata a un principio economico ben noto: i mercati sono generalmente efficienti. Questo significa che è molto difficile, anche per i gestori più esperti, ottenere rendimenti superiori in modo costante.

Numerosi studi dimostrano che la maggior parte dei fondi attivi non riesce a battere il mercato, soprattutto dopo aver considerato i costi. Secondo un’analisi di Morningstar del 2024, solo il 35% dei fondi attivi globali large cap è sopravvissuto su un periodo di 15 anni, contro il 53% degli ETF.

Nonostante ciò, molti investitori continuano a cercare di “battere il mercato” puntando su singoli titoli. Prendiamo il caso di Nvidia:, come sostiene Rocchetti: oggi è una delle aziende leader nell’intelligenza artificiale, ma investire solo su di essa espone a rischi elevati. Un ETF sull’intelligenza artificiale, invece, include Nvidia ma anche altri titoli promettenti, offrendo una maggiore diversificazione.

Le previsioni

Il futuro degli ETF in Europa appare molto promettente. Sempre più investitori retail utilizzano app e piattaforme online per accedere a questi strumenti: secondo un report di Blackrock, il 75% degli investitori europei acquista ETF tramite canali digitali.

La versatilità degli ETF è un altro fattore chiave del loro successo. Permettono di costruire portafogli su misura – ad esempio azioni dell’area euro o obbligazioni Usa – con semplicità, trasparenza e costi contenuti. Inoltre, possono essere utilizzati anche all’interno di polizze vita, fondi pensione o gestioni patrimoniali.

Secondo gli analisti di JP Morgan, entro il 2030 il patrimonio gestito in ETF in Europa potrebbe raggiungere i 6 trilioni di dollari. Un traguardo notevole, considerando che il mercato esiste solo da tre decenni.

L’Europa, con tempi e modalità diverse, sembra destinata a seguire la strada già tracciata dagli Stati Uniti, dove ETF e fondi indicizzati sono ormai strumenti fondamentali nei portafogli degli investitori.