Coronavirus: come dominare le proprie emozioni quando i mercati crollano

6 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

Dal 19 febbraio a oggi, 6 marzo il Ftse Mib ha perso oltre 20% del suo valore. Lo S&P 500, nello stesso periodo ha perso il 10,72%. Le conseguenze economiche della pandemia da coronavirus sono ancora difficili da prevedere nella loro interezza, ma è ormai certo che saranno assai rilevanti.

Per gli investitori, specialmente per i più giovani, i quali non hanno mai vissuto in prima persona un crollo azionario di questa portata, è uno di quei momenti che mette a dura prova i nervi. E’ il caso di rivedere l’allocazione del proprio portafoglio? E’ il caso di vendere? Tutte domande più che legittime alle quali, tuttavia, è necessario dare risposta isolando per quanto possibile il pensiero razionale dalle emozioni. Che sia comprare quando i mercati stanno salendo con forza, oppure vendere quando stanno crollando – come nelle ultime due settimane – l’importante è non lasciarsi prendere dall’impulso. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Separa le preoccupazioni di tipo sanitario da quelle finanziario. Il fatto che si debbano cambiare abitudini quotidiane, come evitare le strette di mano o rinunciare per settimane o mesi al teatro, non implica che sia altrettanto necessario modificare il proprio portafoglio. Prendersi cura della propria salute è importante – e può generare una certa pressione in questo momento. Ma è meglio non mescolare i due piani.
  • Se puoi permettertelo, consulta un esperto. La consulenza finanziaria si scopre particolarmente utile nelle fasi di volatilità del mercato: non solo perché gli esperti di materia finanziaria possono analizzare più a fondo la situazione individuale del portafoglio, ma anche perché il confronto diretto contribuisce a rimuovere le azioni di impulso (che raramente si rivelano vincenti). Nel caso non sia possibile accedere a un supporto qualificato, è preferibile confrontarsi comunque con qualcuno prima di prendere decisioni importanti.
  • Interrogati sul tuo orizzonte temporale. Le correzioni di mercato sono particolarmente dannose per i soggetti prossimi al pensionamento o già fuori dal mondo del lavoro: se prima del crollo non si è provveduto a ridurre l’esposizione ai rischi, attraverso un portafoglio più difensivo, l’impatto sarà sicuramente più severo. Rispetto a un soggetto giovane, infatti, l’anziano ha meno anni di fronte a sé per godere dei frutti del recupero dei mercati. Decisioni difensive per la protezione dalla volatilità, dunque, hanno più senso, in questa fase, se si è già avanti con l’età.
  • Considera l’esperienza del passato. I saliscendi del mercato sono parte della storia del capitalismo, fin dal principio. Le correzioni del mercato, dunque, vanno messe in conto. Allo stesso modo, l’osservazione della storia mostra come, in seguito a forti correzioni, il recupero è sempre avvenuto in tempi non troppo lunghi. Certo, non per tutti i mercati questo discorso è valido: dopo la crisi del 2008 (la peggiore dopo quella del 1929) il Ftse Mib ha faticato a recuperare i livelli pre-crisi, come tutta l’economia italiana. Ma negli Stati Uniti e nella maggioranza degli altri Paesi il recupero è avvenuto, portando i mercati su nuovi massimi.