Elie Saab. Parla il couturier dei sogni

13 Aprile 2021, di Margherita Calabi

Il designer libanese, Elie Saab, maestro indiscusso della Haute Couture, ha cominciato a fare moda all’età di nove anni. Da quel momento non si è più fermato

 

Ha sempre fatto tutto da autodidatta. Il suo interesse per la moda è cominciato all’età di nove anni, quando ha iniziato a disegnare abiti per le sue sorelle. Da quel momento non si è più fermato. Elie Saab, uno dei massimi esponenti della Haute Couture del XXI secolo, parla in esclusiva a Wall Street Italia.

Elie Saab nel backstage della sfilata Haute Couture autunno- inverno 2019/20

Lavorando a Beirut in questo periodo di lockdown ha dato vita a Le Théâtre des Rêves, la collezione Haute Couture per la primavera-estate 2021 più teatrale che abbia mai realizzato. Quanto è importante sognare in un momento come questo?
“Questa collezione è una reminiscenza della mia infanzia. Quando ero piccolo contemplavo il mondo fuori dalla mia finestra e sognavo. Penso che senza sogni non si possa arrivare da nessuna parte.
Quando incontriamo un personaggio che ci ispira e che ci fa sognare è qualcosa di molto prezioso. Il sogno è la visione, è ciò che si vuole realizzare e si lavora per toccare con mano quello che si è immaginato. Ho lavorato così tutta la vita, sognando, cercando di essere una persona migliore, lavorando su me stesso, sulla mia personalità, sulle mie capacità. Per capire il percorso che si vuole intraprendere a volte ci vuole del tempo, ma una volta individuata la strada giusta bisogna avere il coraggio di percorrerla per raggiungere così il proprio destino”.

Lei è stato destinato a un futuro unico e meraviglioso…
“Non è stato facile, ho dovuto affrontare molte sfide, ma ho sempre seguito il mio sogno: fon- dare una Maison di moda. Ho sempre voluto creare degli abiti senza tempo e ho sempre vo- luto che anche la mia Maison fosse così. Per me, per i miei figli, per il futuro stesso dell’azienda. La Maison deve avere una base solida per durare nel tempo”.

Cosa significa per lei la parola Haute Couture? Come è cambiata la nozione della Haute Couture dopo una pandemia globale?
“Oggi ci sono due tipi di Haute Couture: la prima è la couture classica, quella per la donna che ordina dalla sua Maison preferita una creazione per un giorno molto speciale della sua vita; la seconda è la couture che genera stupore, che fa colpo sulla stampa, sulla gente, ma queste non sono creazioni che si possono portare facilmente.
La nostra Maison lavora come si faceva una volta, noi produciamo la Haute Couture, tutte le nostre creazioni si possono indossare ed è per questo che una donna ha piacere di averle nel proprio guardaroba. In quest’ultimo periodo non è cambiata la couture ma è cambiato l’approccio, che è diventato più digitale. Una volta non facevamo delle zoom call con i clienti per realizzare un abito da sposa, oggi sì”.

Un abito della collezione Haute Couture primavera-estate 2021 Le Théâtre des Rêves di Elie Saab

Nel settembre 2003, il Capo di Stato libanese Émile Lahoud Le ha conferito il titolo di Chevalier de l’Ordre National du Cèdre in omaggio al suo lavoro. Qual è stato il più grande traguardo della sua carriera?
“Ho ricevuto due volte la Legione d’onore in Libano e una volta in Francia. Per me questi riconoscimenti sono simbolici: essere apprezzato da un Paese mi tocca profondamente e stimola il mio lavoro, ma la cosa più importante rimane il mio prodotto e la donna che lo indossa, questo è ciò che più mi lusinga. Non cerco dei riconoscimenti, seguo i miei sogni. Chi ammira il mio prodotto, ammira il mio lavoro e quindi ammira anche me”.

Ha scelto un team tutto italiano per la linea Elie Saab Maison, lanciata nel 2020, con uno showroom nel cuore del quadrilatero della moda di Milano. Ci parla di questo progetto?
“Tutto ciò che è legato all’architettura è molto importante per me, perché la couture è una forma di architettura. Questo è solo l’inizio, è un mondo che mi interessa molto perché il lusso non è solamente un abito, ma uno stile di vita. Con la linea Elie Saab Maison voglio completare la mia visione di lusso che è un perfetto equilibrio di molti elementi”.

Beirut e Parigi sono due città a cui Lei tiene molto, la prima è la sua casa, il luogo dove vive con la sua famiglia, circondato dai profumi di gelsomino e fiori d’arancio che riempiono i suoi ricordi d’infanzia; la seconda è dove ha sempre sfilato con le collezioni di Haute Couture e prêt-à-porter. Cosa rappresentano per Lei queste città?
“Siamo un Paese francofono, ogni libanese si sente a casa a Parigi. Mi manca questa città, la considero la mia seconda casa, ma adoro anche Roma. Credo che Roma mi assomigli molto, se un giorno vorrò veramente stare tranquillo andrò a vivere lì”.

Un abito della collezione Haute Couture primavera-estate 2021 Le Théâtre des Rêves di Elie Saab

Come descriverebbe sé stesso?
“Sono una persona molto semplice, molto esigente, molto dura con sé stessa, credo fortemente nella mia visione, sono un vero workaholic”.

Qual è il consiglio più importante che ha dato a suo figlio quando è entrato in azienda?
“I miei figli devono seguire i propri sogni, come ho fatto io, non ho mai imposto una direzione, ma ho insegnato loro i valori della vita, questo per me è fondamentale. Solo così si diventa persone rispettabili. Non bisogna forzare i figli a seguire la strada intrapresa dai genitori, ma bisogna metterli nelle condizioni di esprimersi e di realizzare i propri progetti”.

Il 4 agosto 2020 un’esplosione nel porto di Beirut ha sconvolto il mondo. La sede di Elie Saab, così come quella di molti altri designer, è stata gravemente danneggiata… Come si risorge dalle ceneri?
“Ho superato molti ostacoli nella mia vita, ho convissuto con la guerra, ma questa è stata una vera tragedia. Eravamo in piena pandemia e avevamo molti problemi. Questa esplosione è stata un dramma.
Tantissime persone hanno perso la vita, tutti noi libanesi ci siamo chiesti: perché è successo? In dieci giorni ho ristrutturato i miei uffici per non lasciare i miei lavora- tori a casa e per essere vicino ai miei clienti. Il mio Paese è una delle cose più importanti per me, è dove sono nato, è il luogo da cui provengono le mie creazioni, cerco di essere sempre positivo nonostante quello che accade intorno a noi, tengo molto al Libano e tengo moltissimo che la sua immagine non cambi”.

Quali sono i prossimi sogni di Monsieur Elie Saab?
“Vivo in quello che amo definire un ‘cantiere aperto’, dove tutto è interconnesso. Quando si si lavora su un progetto nascono sempre spunti nuovi. Oggi stiamo lavorando su molti fronti, ma tutto parte dallo stesso sogno”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di marzo del magazine Wall Street Italia