Egitto: golpe al Cairo. Morsi deposto

4 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mohammed Morsi non è più presidente dell’Egitto. Dopo una giornata convulsa, che ha tenuto il Paese con il fiato sospeso, la sorte di Morsi – agli arresti domiciliari da metà pomeriggio di ieri, dopo la scadenza dell’ultimatum dei militari – è stata definitivamente segnata con l’annuncio, da parte del ministro della Difesa Abdel Fattahel Siss, di una road map che sospende la costituzione, consegna i poteri presidenziali al presidente della Corte costituzionale e crea un governo tecnico, in attesa di nuove elezioni presidenziali. E’ la seconda rivoluzione in Egitto in due anni.

Dopo l’annuncio della road map, presentata anche dal granimam di Al Azhar Ahmed el Tayyeb e dal capo della chiesa copta Tawadros, Piazza Tahrir, stracolma di manifestanti e illuminata dai fuochi d’artificio, è esplosa di gioia.

Il presidente deposto Mohamed Mursi e’ detenuto in una caserma del Cairo, sotto arresto con altri leader dei Muslim Brotherhood. Il partito che aveva vinto le elezioni un anno fa, e’ oggi considerato dai militari “non fit” per guidare il paese. Cio’ crea grande imbarazzo ngli ambienti delle Nazioni Unite, a Washington l’amministrazione Obama non sa che pesci pigliare, gli Stati Uniti e l’Europa non hanno condannato la rimozione di Morsi come golpe militare, quale di fatto e’. Obama in particolare ha evitato di definire “golpe” la cacciata di Morsi, infatti secondo la legge americana cio’ implicherebbe l’immediato taglio di tutti i sussidi Usa (circa $5 miliardi) all’Egitto. L’esercito e il popolo alleati sono la nuova forma di democrazia? Quanto accade a Il Cairo dimostra che la religione e i partiti religiosi non sono in grado di governare le masse imponendo la loro visione del mondo.

Adesso un percorso che realizza “una vera conciliazione” e rimettein marcia il processo della rivoluzione del 2011, nelle parole di Mohamed el Baradei, portavoce di tutte le opposizioni egiziane. Ma Morsi, nonostante tutto, sembra non mollare. E con un tweet, in serata, “sollecita civili e militari a rispettare la legge e la costituzione e a non accettare il golpe che riporta indietro l’Egitto”.

“Sono il presidente eletto”, dice poi inun video registrato, dove invita il popolo a difendere la “legittimità”. La lunga giornata che ha visto la deposizione del primo presidente dei Fratelli Musulmani è stata un crescendo di indizi sempre più insistenti e visibili di un intervento dei militari.

Alle voci di un golpe militare in atto, di arresti domiciliari per Morsi, di un divieto di espatrio per lui e perla cerchia ristretta di dirigenti della Fratellanza, si sono aggiunte le notizie su imponenti movimenti di mezzi blindati e di truppe, soprattutto nella zona del palazzo presidenziale di Ittahadeya.

Che tutto fosse pronto per l’annuncio lo aveva fatto intuire la mobilitazione alla televisione di Stato, dove militari e forze della sicurezza hanno presidiato le redazioni e soprattutto gli accessi agli studios televisivi, dai quali sitrasmettono le dirette.

Nell’attesa quasi parossistica, le piazze si sono riempite fino all’inverosimile già dal primo pomeriggio, in coincidenzacon il count down per la fine dell’ultimatum. Anche le piazze pro Morsi si sono riempite e in tarda serata, ad Alessandria, ci sono stati scontri tra sostenitori e oppositori del capo dello stato. In mattinata si era sparsa la notizia che le forze armate avrebbero diffuso un comunicato alle 16.30 ora locale, la stessa in Italia, esattamente allo scadere dell’ultimatum lanciato 48 ore fa a Morsi per ingiungergli di trovare una soluzione condivisa con le forze di opposizione.

Un’intimazione a tenere in considerazione le rivendicazioni di milioni di persone, in quella che la Bbc ha definito “la più grande manifestazione politica nella storia dell’umanita”.

Ma Morsi ha fatto scorrere le ore ribadendo in maniera quasi ossessiva di avere la legittimità dalla sua parte, in quanto presidente eletto. A metà giornata, un nuovo drammatico messaggio del portavoce della presidenza: “E’ meglio per il presidente, che altrimenti riconsegnerebbe il Paese ai giorni della dittatura, morire in piedi come un albero”.

Solo qualche minuto primo dello scadere dell’ultimatum, la presidenza ha diffuso una nota che conteneva una ipotesi di road map del presidente. Governo di coalizione e commissione per redigere una nuova costituzione da sottoporre al nuovo parlamento. Un tentativo fuori tempo massimo.

Il ministro della Difesa el Sissi aveva incontrato inmattinata i vertici delle forze armate, e nel corso della giornata i leader delle opposizioni, delle istituzioni religiose e di alcuni partiti islamici (ma non la Fratellanza e le correnti salafite che le sono più vicine, che non hanno accolto l’invito). In un drammatico crescendo di notizie sui social network, a colmare il silenzio delle voci ufficiali, il portavoce della Fratellanza ha scritto in serata: “E’ in corso un vero e proprio golpe militare in Egitto. I carri armati si stanno muovendo nelle strade”. Gli Usa, per l’ennesima volta negli ultimi giorni, hanno espresso la loro preoccupazione, sollecitando una soluzione politica. E’ presto per dire se anche questo appello sia fuoritempo massimo.

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L’ultimatum lanciato due giorni fa dall’esercito egiziano al presidente Mohammed Morsi perché trovasse un accordo con l’opposizione laica o lasciasse il potere è scaduto: si attende ora un comunicato delle forze armate, che hanno minacciato di imporre una “Road map” per un transizione politica controllata dai militari.

Morsi ha pubblicato la sua proposta sul suo profilo ufficiale di Facebook poco dopo la scadenza dell’ultimatum lanciato lunedì scorso dall’esercito perché trovi un accordo con l’opposizione o abbandoni il potere.

L’esercito – che a breve dovrebbe diffondere un comunicato ufficiale – ha minacciato di imporre una “Road map” che secondo la stampa egiziana prevederebbe un periodo di transizione sotto lo stretto controllo delle forze armate e la sospensione temporanea della Costituzione.

Sedici persone sono rimaste uccise questa notte in un attacco compiuto da un commando armato contro un gruppo di sostenitori del presidente Mohamed Morsi davanti all’università del Cairo. Almeno 200 persone sono rimaste ferite, secondo quanto riferito dalla televisione locale.

“Ci hanno attaccato con armi da fuoco. Io stesso ho soccorso un uomo che era stato colpito alla testa”, ha affermato uno dei presenti, Mustafa Abdelnasser.

In totale, 47 persone sono morte dall’inizio delle manifestazioni contro il capo dello Stato. Tra queste figura anche un cittadino americano.

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IL CAIRO – Sono stracolme le piazze della rivolta contro il presidente Mohamed Morsi per la scadenza dell’ultimatum dei militari, previsto per le 16.30-17.00. In migliaia hanno atteso l’ora X in piazza Tahrir e davanti ai due palazzi presidenziali di Ittahadeya ed el Kobba. Migliaia anche davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya a sostegno del presidente. Manifestazioni anti Morsi anche in varie località egiziane.

Canzoni patriottiche risuonano dalle basi militari al Cairo subito dopo lo scadere dell’ultimatum posto dai militari al presidente Mohamed Morsi per ritrovare una conciliazione con le forze di opposizione.

“I vertici delle forze armate sono attualmente riuniti con esponenti nazionali politici, religiosi e dei giovani. Un comunicato del comando generale delle forze armate sarà diffuso subito dopo il termine della riunione”. E’ quanto scrive il portavoce dei militari egiziani sulla sua pagina Facebook. Un comunicato era stato annunciato allo scadere dell’ultimatum dei militari al presidente Mohamed Morsi.

A pochi minuti dalla scadenza dell’ultimatum dei militari dal presidente Mohamed Morsi la presidenza egiziana ha postato sulla sua pagina facebook un comunicato nel quale ribadisce che “violare la legittimità costituzionale minaccia la pratica della democrazia” e apre ad un governo di coalizione per arrivare alle prossime legislative e alla formazione di un commissione indipendente per la modifica della costituzione da sottoporre al nuovo parlamento.

Carri armati sono stati schierati fuori dalla sede della tv statale egiziana. Lo riferisce Al Arabiya citando fonti della sicurezza. Il personale che non sta lavorando alle dirette è stato evacuato.

La polizia è accanto all’esercito, sostiene la legittimità del popolo, proteggerà i manifestanti pacifici e non permetterà a nessuno di ricorrere alla violenza, si legge in un comunicato del ministero dell’interno egiziano.

(TMNews-Ansa)
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IL CAIRO (WSI) – A una manciata d’ore dalla fine dell’ultimatum di 48 ore dato dai militari alle forze politiche egiziane, ma soprattutto al presidente egiziano, Mohamed Morsi chiede via twitter all’esercito di fare un passo indietro e di ritirare le sue richieste e, al contempo, ribadisce di non accettare diktat.

Né all’interno né dall’esterno. Subito dopo si rivolge direttamente agli egiziani dalla Tv di Stato per ricordare che “le elezioni sono state libere e rappresentative della volontà popolare”, e soprattutto che lui è stato “il primo leader egiziano ad essere stato eletto democraticamente”.

“Non farò nessun passo indietro”, assicura il presidente che si dice pronto a proteggere la democrazia “a costo della sua vita”. “Non lasciatevi rubare la vostra rivoluzione”, incalza Morsi che, pur ammettendo di “aver commesso degli errori”, invita gli egiziani a non attaccare le forze armate, la polizia e a non scontrarsi tra di loro.

E afferma la necessità che l’esercito torni alle sue “normali funzioni”. Morsi è sempre più solo e assediato dai manifestanti anche nel palazzo dove si è trasferito per evitare le contestazioni. I fratelli musulmani non hanno reagito ufficialmente alla dichiarazione dei militari ma più voci hanno ribadito che la legittimità del presidente non si tocca.

Un alto dirigente della Fratellanza è andato oltre invocando il martirio per proteggere la legittimità del primo presidente eletto dei Fratelli musulmani mentre il portavoce della Fratellanza Gehad el Haddad ha twittato: “Il popolo egiziano non permetterà a nessuno di fare prepotenze alle loro scelte democratiche e rimarrà fermo davanti a chiunque minacci la legittimita”.

Come negli scorsi due giorni le piazze si sono divise fra pro e anti Morsi. In serata, poche ore prima che Morsi parlasse alla televisione, gli scontri nel quartiere di Giza, al Cairo, sono degenerati e hanno lasciato sul terreno sette morti e decine di feriti, molti dei quali gravi. Il bilancio aggiornato parla ora di 23 morti.

Oggi i sostenitori del presidente hanno puntato ad essere più numerosi e più visibili per dimostrare che il peso dei due schieramenti é equivalente. Subito dopo l’intervento del presidente in Tv la polizia ha diffuso la notizia di dozzine di feriti in scontri di fronte all’Università della capitale. Testimoni hanno udito colpi d’arma da fuoco. La giornata di Morsi è cominciata presto quando nel cuore della notte ha ricevuto una telefonata dal presidente Usa Barack Obama che gli ha rinnovato tutte le preoccupazioni di Washington e il sostegno americano al processo democratico egiziano.

Obama, ha precisato in serata il dipartimento di Stato, non ha però sollecitato una adesione di Morsi ad elezioni anticipate, una voce rimbalzata per tutta la giornata di in Egitto e che avrebbe schierato il presidente Usa accanto alla principale rivendicazione del movimento dei Ribelli e delle opposizioni.

Malgrado la linea intransigente annunciata dalla presidenza e sostenuta dai movimenti islamici, Morsi ha avuto un lunghissimo colloquio col ministro della Difesa e capo delle forze armate Abdel Fattah el Sissi insieme al premier Hisham Qabdil per definire i passi futuri. In mano Morsi aveva la lettera di dimissioni, la sesta, di un altro ministro, quello degli esteri Kamel Amr e quella con la quale il premier rimetteva nelle sue mani il mandato, lasciandolo libero di valutare se un addio al suo governo potesse servire ad trovare una via di uscita, prima dello scoccare dell’ultimatum del militari-(ANSA)