Economia

Efficienza energetica, Italia quinta in Europa ma troppo lontana dai target UE

L’Italia conferma una posizione intermedia nella corsa europea all’efficienza energetica, piazzandosi al quinto posto per l’Energy Intensity Index, con un valore nel 2024 migliorato del 16% rispetto alla media UE. Ma il passo non è sufficiente: rispetto al 2022, Roma perde una posizione nella classifica continentale e vede assottigliarsi il margine con i Paesi inseguitori, mentre le principali economie, come Germania, Francia e Spagna, avanzano più rapidamente.

È quanto emerge dall’Energy Efficiency Report 2025, realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano e presentato oggi in occasione di un confronto con aziende, esperti e rappresentanti istituzionali.

Investimenti in frenata: 2024 sotto le attese

Secondo il report, nel 2024 gli investimenti in efficienza energetica sono stimati tra 58 e 66 miliardi di euro, in netto calo rispetto ai 75-85 miliardi del 2023. Più della metà resta concentrata nel comparto residenziale, nonostante la forte contrazione dovuta alla revisione del Superbonus.

Nello scenario più ambizioso delineato dal report, per raggiungere gli obiettivi UE al 2030 sarà necessario ridurre i consumi finali a 93 Mtep e portare gli investimenti annui a quota 308 miliardi di euro, traguardo irrealistico con le sole misure attuali.

“Secondo le nostre stime, tra il 2024 e il 2030 gli investimenti cumulati in efficienza energetica dovrebbero superare i 240 miliardi di euro negli scenari che si prefissano gli obiettivi PNIEC ed UE – commenta Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e direttore scientifico del report –: soprattutto nel settore residenziale, ma anche nel terziario, cosa che riflette il peso strategico del patrimonio edilizio nella riduzione dei consumi energetici. Questo, però, se verranno potenziate e rese stabili le misure incentivanti, che hanno dimostrato di essere determinanti nel guidare gli interventi: l’incertezza normativa finora ha rappresentato un ostacolo alla pianificazione di lungo periodo, mentre è fondamentale disporre di un quadro duraturo e coerente, capace di mobilitare capitali e accompagnare la transizione energetica nei diversi settori.”

PMI protagoniste, frenano PA e terziario

Nel dettaglio, nel 2024 il settore residenziale ha registrato un brusco calo degli investimenti, passati da 44-49 miliardi del 2023 a 29-32 miliardi, mentre l’industria ha mantenuto livelli più stabili, con 2,3-2,7 miliardi, puntando in particolare su fotovoltaico (+26%), pompe di calore, illuminazione e sensoristica. In calo invece gli interventi sui processi produttivi (-68%) e sull’aria compressa (-57%).

A distinguersi per dinamismo sono le aziende di medie dimensioni, che mostrano maggiore capacità di investimento rispetto sia alle piccole sia alle grandi imprese. Più contenuto il contributo della PA e del terziario, dove il 70% degli investimenti si è concentrato su interventi termici tradizionali, a scapito di tecnologie smart o digitali, con un rendimento non ottimale: +14% di investimenti ma solo +13% di risparmi.

“La ‘cassetta degli attrezzi’ di cui dispone l’Italia è ben fornita – aggiunge Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy – ma occorre un salto di qualità in termini di visione strategica, stabilità delle regole e semplificazione amministrativa per trasformare le misure esistenti in un volano reale di decarbonizzazione.”

Cittadini più consapevoli ma frenati da burocrazia e costi

Allo stesso tempo – rileva la ricerca – l’interesse verso l’efficienza energetica è diffuso tra i cittadini, ma resta frammentato. Un’indagine Doxa condotta tra aprile e giugno 2025 su un campione di 2.500 persone evidenzia che l’85% ha effettuato almeno un intervento negli ultimi cinque anni, prediligendo soluzioni semplici come illuminazione smart, elettrodomestici efficienti e caldaie a condensazione. Tecnologie più complesse come fotovoltaico, sistemi di accumulo e microcogenerazione sono invece meno diffuse.
Nonostante il 65% di soddisfazione e la crescente consapevolezza, gli ostacoli principali restano costi elevati, burocrazia e difficoltà di accesso agli incentivi.

Imprese più reattive nelle fasce intermedie

Anche tra le 250 imprese analizzate, l’interesse è in crescita: il 70% ha investito in tecnologie hardware, con focus su illuminazione e autoproduzione da fotovoltaico. Le PMI si confermano più attive: le piccole imprese hanno investito il 22,5% in più, le medie il 21,5%, in proporzione il doppio delle grandi.

Per i prossimi cinque anni, le priorità saranno fotovoltaico, accumulo, pompe di calore, illuminazione e software di gestione energetica. Ma rimangono criticità: tempi lunghi di ritorno, incertezza normativa, scarsa competenza tecnica e difficoltà di accesso al credito.

Quanto alle pratiche comportamentali, il 53% delle aziende le ha già adottate, il 41% prevede di farlo, ma solo il 15% prevede sistemi premianti e il 65% non monitora l’efficacia delle misure.

Normative: strumenti numerosi ma non armonizzati

Uno sguardo infine al contesto normativo, che si è arricchito, ma resta poco coordinato. A livello UE, il pacchetto “Fit for 55”, la revisione della Direttiva Efficienza Energetica (EED) e il recente Clean Industrial Deal puntano a coniugare decarbonizzazione e competitività. La EPBD (direttiva “Case Green”) e l’estensione dell’ETS al settore civile (ETS2) introducono nuove leve di pressione sui consumi.

In Italia, la revisione del PNIEC 2024 ribadisce il ruolo chiave dell’efficienza, ma evidenzia una traiettoria ancora troppo lenta. Gli strumenti sono molteplici – Certificati Bianchi, Conto Termico, Superbonus, Ecobonus, Piano Transizione 5.0 – ma frammentati.
L’assenza di coordinamento strutturato – spiega l’analisi – rischia di indebolire l’efficacia complessiva, generando sovrapposizioni, lacune settoriali e incertezza per gli operatori.