Effetto Grecia. Borsa Milano -4,9%, spread +23%. Juncker: “mi sento tradito”

29 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Sono come si temeva pesantissime le perdite delle Borse europee. Il Ftse Mib chiude in prossimità dei minimi di seduta, con un calo pari a -4,86% a 22.643,21 punti. A nulla servono le dichiarazioni riconcilianti nei confronti della Grecia arrivate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Francois Hollande. L’incertezza in vista di un referendum “dentro o fuori” e le prospettive di un default del debito ellenico mettono in fuga i rialzisti. L’EuroStoxx 50 fa -4,08%, Londra -1,81%, Francoforte -3,41%, Parigi -3,72%. L’euro sbanda, fino ad avvicinarsi pericolosamente a quota 1,10 dollari, ma poi si riprende e vira addirittura in positivo sopra 1,1180.

L’effetto Grecia fa volare lo spread fra Btp e Bund tedeschi, che sale anche sopra i 150 punti base, contro la chiusura di venerdì a 123,56 punti, con un balzo superiore al +23%. Tonfo dei BTP e dei Bonos spagnoli; i tassi sui BTP decennali al 2,31%, ma in precedenza erano balzati fino al 2,72% circa.

Sul Ftse Mib nemmeno un titolo la scampa. Tracollo delle banche: Mps -9,43%, Pop Milano -6,97%, Ubi Banca -7,69%, Intesa Sanpaolo -4,37%, Mediolanum -7,36%, Unicredit -6,97%.

In Europa nel settore bancario i titoli Deutsche Bank e BNP Paribas sono fra i peggiori, con una discesa di oltre il 4%, ma sono gli istituti spagnoli, come il Banco Santander (-5,56%) e quelli italiani, sopracitati, a scontare maggiormente il rischio contagio.

La situazione è molto critica e si prospetta una settimana di tensione. Salgono le possibilità di un default parziale. La fortemente indebitata Grecia non ha più i soldi per ripagare e chiedere prestiti. Ancora non scatterà l’uscita dall’area euro e il ritorno a una moneta, la dracma, che probabilmente sarebbe svalutata della metà rispetto alla divisa unica. Ma anche se i creditori si dicono pronti a negoziare un adeguamento del debito ellenico, il referendum potrebbe sancire la fine dell’euro come lo conosciamo, creando un precedente pericoloso.
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Pur aprendo alla possibilità di intavolare nuove trattative, Merkel afferma che tocca ad Atene fare la prima mossa per porre fine all’impasse. Dal canto suo Juncker ammette di essere “profondamente rattristato” dagli ultimi sviluppi in Grecia, e in particolare dalla decisione del premier greco Alexis Tsipras di indire il referendum per il prossimo 5 luglio.

L’ultima parola sulle proposte dei creditori sarà dunque proferita dal popolo. Un popolo che però in queste ore vede sequestrati i propri risparmi, dal momento che le banche elleniche (e anche la borsa di Atene) rimarranno chiuse per 6 giorni. Le banche riapriranno solo per devolvere gli assegni dovuti ai pensionati.

“Abbiamo assistito a egoismo, giochi tattici, giochi di populismo – ha detto Juncker nel corso della conferenza stampa sulla Grecia – Dopo i miei sforzi, mi sento tradito. Ho fatto tutto quello che potessi fare, altri hanno fatto lo stesso, e non meritiamo le critiche che ci sono state rivolte”.
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Intanto in Grecia la vita di tutti i giorni è tragica per molti: file di pensionati davanti alle banche, che inutilmente cercano di ritirare assegni. Nel momento in cui i pensionati si rendono conto che non possono prelevare i loro assegni mensili, si assiste a scene di panico, con alcuni di loro che svengono.

Come era naturale attendersi dopo gli eventi drammatici del fine settimana, sui mercati del reddito fisso si assiste a un rally dei Bund, con i tassi decennali che crollano -14% allo 0,78%. Buy anche sui Treasuries Usa, che segnano il rialzo maggiore dal 2013. I futures sullo S&P 500 sono in ribasso -1,6%.
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Tornando ai titoli tedeschi, il rialzo è il più forte dal novembre del 2011. Tassi sui decennali greci balzati di 379 punti base fino al 14,63%, al record dal dicembre del 2012, rimangono ancora ben lontani dal 44,21% del marzo del 2012, lo stesso mese in cui il debito ellenico venne ristrutturato.

Sul valutario, euro colpito dagli smobilizzi, cede fino a $1,1022, con le oscillazioni di valore attese che balzano al tasso più alto dal 2008. La moneta unica recupera comunque terreno e alla chiusura delle Borse europee guadagna +0,14% a $1,1183. Dollaro/yen -0,48% a JPY 122,55.

“Quando i mercati non sanno cosa potrebbe accadere, la risposta standard e razionale è quella di ridurre le proprie posizioni, ridurre le scommesse sul rischio e parcheggiare i soldi dove si reputa sia più sicuro – ha commentato in un’intervista a Bloomberg Sam Tuck, strategist senior del mercato valutario, presso ANZ Bank New Zealand – L’unica cosa che davvero sappiamo è che non sappiamo molto di quello che potrebbe potenzialmente accadere”.
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Tra le commodities, futures sul petrolio
-2,08% a $58,39 al barile, Brent -2,24% a $61,84 il barile, oro +0,07% a $1.176,34, argento +0,04% a $15,81.

Sui mercati asiatici, lo Shanghai Composite Index crolla fino a -7,6%, nonostante l’intervento della People’s Bank of China, che ha tagliato i tassi di interesse. In altre piazze asiatiche, Nikkei 225 -2,88%, Hong Kong -2,61%, Sidney -2,23%, Shanghai -3,34%.

(Lna-DaC)