Economia globale ostaggio Cina. Timore fuga di capitali

30 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

Se la Cina ha un’importanza sistemica per l’economia globale, il processo di riforma e d’integrazione del Dragone nel sistema finanziario avrà forti ripercussioni importanti anche fuori dai suoi confini. Questa l’opinione del più noto dei commentatori economici del Financial Times, Martin Wolf, che ha definito il futuro della Cina come “una sfida per l’economia mondiale”.

Innanzitutto il rallentamento dell’attività economica cinese sarà il primo nodo a presentarsi al pettine; il secondo sarà il livello abnorme e crescente del debito detenuto dalle imprese (corporate debt); il terzo sarà il prevedibile deprezzamento dello yuan.

A costituire la vulnerabilità della Cina, scrive Wolf, sono la crescita insostenibile del debito corporate unito alla “dipendenza a tassi d’investimento ultra-alti”. Con una crescita inferiore al 7% i tassi d’investimento vicini al 45% del Pil appaiono ormai privi “di senso economico”. E siccome due terzi di questi investimenti sono privati, le forze del mercato faranno il proprio corso imponendo un “doloroso aggiustamento”.
Fra le contromosse si possono prefigurare allargamenti dei deficit pubblici e allentamenti monetari, esattamente come avvenuto anche nei Paesi occidentali in seguito alla crisi finanziaria.

“L’economia non è nella posizione di assorbire un altro grosso shock deflazionistico”, scrive l’economista, “La possibilità che tale shock arrivi dalla Cina è reale nei prossimi anni. Ma emerge anche un problema sul lungo termine: come integrare la Cina nel sistema finanziario globale”.

Il più evidente dei rischi messi in evidenza da Wolf è quello di una massiccia fuga di capitali, perché è vero che al momento i controlli su tali movimenti sono ancora molto stretti, ma la quantità di risparmi annuali lordi è impressionante: 5.200 miliardi di dollari nel 2015, a fronte dei 3.400 degli Stati Uniti.

“Lo stock di broad money, la misura più ampia di offerta di moneta era di 15.300 miliardi di dollari alla fine dell’anno scorso […] La Cina è la superpotenza dei risparmi”. La fuoriuscita di capitali potenziale è, dunque enorme, e non potrebbe essere bilanciata neanche dalle cospicue riserve della banca centrale cinese.

Fonte: Financial Times