Ecco un rumor sui PIIGS: il Pil della Spagna e’ taroccato e va ridotto del 24.6%?

30 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Da ieri, cioe’ il giorno prima del declassamento del rating sul debito di Madrid (Leggere: Addio tripla AAA: Moody’s bastona la Spagna) circola su Internet un rapporto di un blogger spagnolo che ha chiesto di rimanere anonimo, nel quale l’autore, in 7 pagine, descrive il motivo per cui il PIL spagnolo e’ gonfiato in maniera spropositata, quando la realta’ ufficiale e’ ben diversa. Diamo conto del rumor ai nostri lettori perche’ la cosa fa comunque parlare qui a New York nell’ambiente finanziario, nel dibattito di chi segue l’economia (e non le *BLIP* di Bossi e il vero significato di SPQR).

Gli ultimi dati macro “made in Spagna” su occupazione, settore dei servizi, produzione, costruzione e business con l’estero, inducono il blogger ad osservare che: il reddito nazionale spagnolo e’ uguale alla domanda di beni sommato alla domanda dei servizi, che sarebbe dunque pari a -56.392 piu’ -11.115 = -67.507 milioni di euro, che si traduce in un calo del PIL del 24.6% per il biennio 2008-2009.

Ma a rendere la questione ancora piu’ interessante, dal nostro punto di vista e dalle voci che circolano a New York, e’ il fatto che Goldman Sachs si sia subito affrettata a smentire il report. L’analista ultra-rialzista in servizio permanente effettivo Erik Nielsen ha appena emesso un comunicato targato GS nel quale avverte di non dare ascolto al report del blogger spagnolo anonimino – giudicato poco credibile – precisando che “non ha molto senso”.

Perche’ tanta tempestivita’? Perche’ la banca newyorkese accusata di frode criminale dal Governo Usa si affretta a protestare smentendo un’analisi anonima, se essa ha cosi’ poca validita’ e credibilita’? “Excusatio non petita accusatio manifesta” dicevano i romani (non quelli che il pirla ministro della Repubblica Italiana tanto disprezza).

Il blogger, come riporta il Financial Times, contesta i dati ufficiali del periodo compreso tra il 2007 e 2009, suggerendo che l’ufficio spagnolo di statistica potrebbe aver sopravvalutato la perfomance dell’economia, avendo perso per strada una contrazione del 14.2%. La Spagna dunque mente? Ovviamente il contenuto del report, in quanto anonimo, va preso con i guanti di velluto. Di certo c’e’ che non e’ il genere di notizie che la Spagna vorrebbe venissero diffuse in Rete di questi tempi.

Ma i dati citati parlano chiaro, con discrepanze notate nel settore dei servizi, delle costruzioni e industriale. Per quanto riguarda il primo, sono in particolare due statistiche – il Market Services Gross Value Added (GVA) e l’Indicator of Activity (IASS/SSAI) – a far storcere il naso: dal 2008 il rapporto tra i due inizia a prendere strade completamente diverse.

In un grafico che li mette a confronto si nota il GVA prendere una brutta piega, mentre lo IASS continua a salire verso l’alto. Lo IASS dovrebbe essere interpretato piu’ come un dato che analizza la performance del settore sul breve termine, un po’ come il PMI per esempio, mentre gli elementi chiave sono rappresentati da occupazione e turnover. Il GVA, invece, e’ il modo in cui viene misurata la domanda dal lato del PIL. Un po’ come se uno misura quante mele sono state comprate basandosi su un sondaggio, mentre l’altro ci dice quante mele sono state comprate utilizzando le cifre dell’IVA.

In passato non e’ mai stata rilevata una grossa incongruenza tra i due dati. O per lo meno non fino al periodo a cavallo di 2007 e 2008, con lo stesso discorso che puo’ essere fatto per il settore industriale e delle costruzioni. Ma sono i servizi ad avere l’influenza maggiore sulle cifre del PIL (rappresentano infatti il 50% della crescita della Spagna).