Ecco dove lavorano i consulenti finanziari più produttivi

2 Marzo 2022, di Valentina Magri

I consulenti finanziari più produttivi? Lavorano in Banca Generali. Lo rileva un’analisi elaborata da Assoreti e relativi all’anno da poco concluso. Nel dettaglio, i 2 mila consulenti finanziari di Banca Generali hanno effettuato una raccolta di 3,55 milioni di euro ciascuno, seguiti da quelli di Banca Fineco (3,53 milioni) e da quelli di CheBanca! (2,99 milioni). Più staccati i consulenti di CheBanca! (2,99 milioni), BNL Life Banker (2,83), AllianzBank (2,31) e Fideuram (2,25).
Banca Generali è in pole position anche a livello di asset pro-capite: 39,2 milioni di euro di asset per ogni consulente, seguiti per asset da Banca Euromobiliare, Credem, FinecoBank e Fideuram.

Il primato dei consulenti finanziari

Il 2021 si è chiuso tra l’altro con un nuovo primato delle reti di consulenti finanziari: il patrimonio dei clienti degli intermediari si è attestato a 786,4 miliardi, risultando così superiore del 17,8% rispetto alla valorizzazione di fine 2020 (+14,1% al netto delle variazioni campionarie intervenute nel corso dell’anno).

Strumenti finanziari, gestioni patrimoniali e prodotti assicurativi/previdenziali hanno raggiunto i 663,6 miliardi di euro rappresentando, nel loro insieme, l’84,4% del patrimonio (+0,7% anno su anno). Di questi, 554 miliardi sono stati investiti in prodotti del risparmio gestito (il 70,5% del portafoglio) e 109,6 miliardi in strumenti finanziari amministrati. La componente strettamente finanziaria (fondi, gestioni individuali e titoli amministrati) è aumentata del 19,5% anno su anno (+15,1% al netto delle variazioni campionarie). Le performance dei mercati finanziari e la raccolta netta hanno contribuito alla crescita patrimoniale rispettivamente per 7,9% e 7,2%.
La liquidità si è attestata a 122,8 miliardi, con un’incidenza in portafoglio del 15,6% (-0,7% anno su anno), confermandosi sui livelli pre-pandemia. Tuttavia, la quota di ricchezza investita in attività finanziarie dalle famiglie italiane rimane ancora bassa.

L’evoluzione della ricchezza della famiglie italiane

Secondo le stime sulla ricchezza netta delle famiglie italiane elaborate da Istat e Banca d’Italia, a fine 2020 la ricchezza netta delle famiglie italiane (al netto delle passività) era pari a circa 10 mila miliardi di euro, di cui il 56% in attività reali e il 44% in attività finanziarie.

Dal 2012 abbiamo assistito a un calo del valore delle attività reali e a un aumento di quelle finanziarie. Una dinamica che tuttavia è figlia della riduzione di quello degli immobili, mentre le attività finanziarie sono cresciute prevalentemente per effetto delle riserve assicurative, delle quote di fondi comuni e dei depositi.
Il totale delle passività finanziarie è rimasto pressoché stabile rispetto al 2019, mentre nel corso del 2020 la ricchezza finanziaria è salita principalmente per l’aumento dei depositi, dove è confluita la maggior parte del risparmio. Infatti rispetto al 2005 è aumentato il peso dei depositi (dal 10% al 14%) sulle attività, oltre che del risparmio gestito (dall’11% al 17% nel 2020),  mentre si è ridotta la quota di azioni e altre partecipazioni (dal 12% al 9%) e, in misura maggiore, dei titoli (dall’8% al 2%).

Rispetto ai principali paesi europei e agli Stati Uniti, il peso delle attività reali sulle attività complessive delle famiglie per l’Italia (56%) è risultato simile a quello di Francia e Germania, inferiore a quello della Spagna (69%, relativo al 2019) e superiore a quello degli altri paesi, confermando la rilevanza degli investimenti non finanziari, e soprattutto immobiliari, nel nostro paese.