Investimenti

Domanda record per il nuovo BTP a 15 anni: boom di richieste fin dal lancio

Il Tesoro ha appena lanciato un nuovo BTP benchmark a 15 anni, con scadenza il 1° ottobre 2041, suscitando un interesse immediato da parte degli investitori. La novità è stata collocata tramite un sindacato di banche internazionali di primissimo piano, tra cui Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, BofA Securities Europe, Citibank Europe, Deutsche Bank, Goldman Sachs e J.P. Morgan, tutte coinvolte nella gestione e nel collocamento del titolo.

La transazione, come comunicato dal Ministero dell’Economia, sarà effettuata “in relazione alle condizioni di mercato”, confermando la flessibilità del Tesoro nell’adattare l’offerta al momento finanziario.

BTP a 15 anni

Il titolo emesso dal Tesoro ha scadenza 1° ottobre 2041, godimento 10 febbraio 2026 e tasso annuo del 3,95%, pagato in due cedole semestrali.

Il BTP a 15 anni è un titolo di Stato italiano a medio-lungo termine che permette allo Stato di finanziarsi raccogliendo risorse sul mercato. Come tutti i Buoni del Tesoro Poliennali, offre agli investitori un rendimento fisso pagato periodicamente sotto forma di cedole e il rimborso del capitale a scadenza. La durata di 15 anni lo colloca in una fascia intermedia: abbastanza lungo da garantire un rendimento superiore rispetto ai titoli a breve termine, ma senza gli eccessivi rischi legati a durate molto estese. Questi titoli sono considerati strumenti relativamente sicuri, poiché sono garantiti dallo Stato, e vengono utilizzati da investitori istituzionali e privati per diversificare il portafoglio e pianificare investimenti nel medio-lungo periodo.

L’emissione di questo nuovo BTP a 15 anni risponde a una strategia chiara del Tesoro: rafforzare la struttura del debito a lungo termine, garantire una maggiore stabilità del portafoglio e intercettare la domanda crescente di strumenti sicuri e liquidi. La scelta di un collocamento sindacato, affidato a primarie banche internazionali, consente di calibrare l’offerta in funzione del mercato, minimizzando il rischio di volatilità e garantendo un ampio coinvolgimento degli investitori istituzionali.

L’esito del collocamento

Sin dai primi minuti dall’apertura del collocamento, la risposta degli investitori è stata travolgente. La prima tranche del nuovo BTP ha già registrato richieste superiori a 135 miliardi di euro, un dato che evidenzia non solo la fiducia nel debito sovrano italiano, ma anche la crescente attrattiva dei titoli a medio-lungo termine in un contesto di mercati caratterizzati da volatilità e incertezze sui tassi.

Il titolo viene offerto con uno spread di appena 8 punti base sopra il rendimento del BTP scadenza 10 gennaio 2040, livello che rende la proposta competitiva e coerente con le aspettative degli investitori istituzionali.

Come ha avuto modo di precisare il MEF, l’importo emesso è stato pari a 14 miliardi di euro, il più alto di sempre per il comparto BTP 15
anni, a fronte di una domanda record di oltre 157 miliardi di euro. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,990 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,990%. Il regolamento dell’operazione è fissato per il prossimo 10 febbraio.

Chi ha acquistato il BTP a 15 anni: i dettagli del MEF

All’operazione, come ha avuto modo di precisare via XX Settembre, hanno preso parte circa 380 investitori, generando una richiesta senza precedenti superiore ai 157 miliardi di euro. I gestori di fondi hanno ricevuto il 45% dell’emissione, mentre alle banche è andato il 23,7% del totale. Una quota significativa, pari al 27,7%, è stata sottoscritta da investitori con orizzonte di lungo periodo: il 12,6% da banche centrali e istituzioni pubbliche e il 15,1% da fondi pensione e compagnie assicurative. Agli hedge fund è stata destinata una porzione più contenuta, pari al 3,6%.

La distribuzione geografica del titolo si è rivelata molto ampia e articolata, coinvolgendo investitori di circa 40 Paesi. Gli operatori esteri hanno acquisito l’83,7% dell’emissione, mentre quelli italiani il restante 16,3%. In ambito internazionale ha prevalso l’Europa, con una partecipazione significativa da Regno Unito (36%), Paesi scandinavi (10,5%), Francia (9,4%), area iberica (7,3%), Germania, Austria e Svizzera (6,4%) e altri Paesi europei (5,4%). Una quota importante è stata sottoscritta anche da investitori del Medio Oriente (8,1%), mentre la parte restante è stata assegnata ad altri operatori esteri.