DOLLARO, PREPARATEVI A UN FORMIDABILE RIALZO

8 Giugno 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Sui mercati finanziari si scambia del denaro contro delle promesse. Due tipi di promesse: nel caso delle azioni si tratta di denaro contro un flusso di dividendi futuri, senza che sia previsto un rimborso di capitale. Nel caso delle obbligazioni o dei debiti in genere si scambia denaro contro interessi periodici e rimborso del capitale a scadenza.

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Anche le condizioni affinché il sistema finanziario possa esistere sono due: da un lato, che i valori sottostanti quelle promesse siano attendibili per quanto riguarda le risorse, gli impieghi, i ricavi, i costi, le rimanenze e quindi i conti economici e i bilanci, dall’altro, che il sistema sia imparziale cioè non favorisca né i debitori (con l’inflazione), né i creditori (con la deflazione).

Creditori e debitori a loro volta vanno distinti a seconda che ci si riferisca all’interno di un Paese oppure ci si riferisca a Paesi creditori e Paesi debitori. Nel primo caso si parlerà di sistema monetario interno e nel secondo di sistema monetario internazionale, quantunque si debba riconoscere che fra i due vi sono numerosi intrecci.

Nel sistema monetario nazionale l’ente che sovrintende il fatto che né i debitori né i creditori siano favoriti è la banca centrale. Poiché essa crea moneta dal nulla, a costo sostanzialmente zero e senza vincoli di convertibilità, rimane comunque il sospetto che il sistema favorisca i debitori con l’inflazione. Per contrastare questo sospetto le banche centrali tendono ad autolimitare la loro creazione di moneta con degli obiettivi calcolati sulla quantità di moneta prodotta (target monetari) o sulla quantità di inflazione generata (target di inflazione).

Nel sistema monetario internazionale il delicato rapporto tra Paesi creditori e Paesi debitori attualmente non è affidato a qualcosa di esterno che assicuri l’imparzialità fra i Paesi creditori che vogliono proteggere il valore dei loro crediti sull’estero e quelli debitori che vogliono ridurlo. Un tempo questo ente esterno esisteva ed era l’oro nel contesto del gold standard. Poi si è passati, dal 1944 al 1971, al dollaro in quanto convertibile in oro (gold exchange standard). Dal 1971 il sistema monetario internazionale si è fondato sul dollaro inconvertibile (dollar standard) emesso dagli Usa e cioè non da un’ancora esterna e fidata, ma da un Paese debitore e che per sua natura tende a favorire i debitori rispetto ai Paesi creditori.

E se è vero che sul piano interno i debitori si favoriscono con l’inflazione, sul piano internazionale i Paesi debitori si favoriscono riducendo il valore dei loro debiti e cioè svalutando il tasso di cambio della loro moneta.
La debolezza del dollaro contro le monete dei Paesi creditori negli ultimi quarant’anni era il modo in cui il centro del sistema si finanziava a basso costo presso la periferia. Ma questo periodo sta volgendo al termine.

Così come era facile prevedere a partire dagli anni Settanta un indebolimento strutturale del cambio del dollaro contro marco, yen e franco svizzero che avrebbe favorito gli interessi dei Paesi debitori, e in particolare degli Stati Uniti, ora ritengo che la fase di danneggiamento degli interessi dei Paesi creditori sia finita. Saranno, quindi, i Paesi creditori a sperimentare con compiacimento l’aumento del valore dei loro crediti attraverso un netto ulteriore rialzo del cambio del dollaro.

Infatti non lo pretendono più solo la piccola Germania e il modesto Giappone. Ora lo pretende la Cina, una nazione creditrice che ha intenzione di fissare nuove regole del sistema monetario internazionale in modo che ad essere avvantaggiati non siano più, come è avvenuto fino a poco tempo fa, i Paesi debitori. Se il nuovo ordine monetario internazionale non sarà più fatto a Bretton Woods come nel 1944 e neanche a Washington nel 1971, ma sempre di più a Pechino, il dollaro americano non potrà che apprezzarsi moltissimo.

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