Difese Nato in Europa non sono pronte per Putin

26 Febbraio 2016, di Alberto Battaglia

Dopo il monito della Rand corporation sulla fondamentale vulnerabilità delle repubbliche baltiche di fronte a un eventuale attacco militare russo (che soverchierebbe le forze Nato disponibili nel giro di 60 ore con una “catastrofica” sconfitta), una pluralità di voci dell’Alleanza atlantica hanno invocato l’impiego di forze militari deterrenti volte a scoraggiare scommesse da parte del Cremlino. Il timore è che lo scenario visto in Ucraina, culminato con l’annessione non riconosciuta della pensisola della Crimea, possa ripetersi in altre aree periferiche dell’area-Nato.

L’Atlantic Council, think-tank filo-americano, in un suo report redatto da sei esperti militari, fra cui l’ex ministro della Difesa Gianpaolo di Paola, avverte una grave “mancanza di progressi” nei piani Nato per rinforzare le proprie difese in seguito all’invasione ucraina del 2013. Molti Paesi chiave sono “cronicamente” poco attenti al finanziamento della difesa; altri, invece non stanno riponendo sufficiente attenzione ai confini orientali.
“Sforzi difensivi non credibili non impressioneranno Putin”, ritiene François Heisbourg, ex consigliere della difesa francese e adesso presidente dell’Istituto internazionale per gli studi strategici, il presidente russo “prende sul sul serio mosse simboliche, solo se il simbolismo ha un suo peso intrinseco”. I deterrenti militari, in altre parole, non sono sufficienti a evitare il rischio di comportamenti ostili da parte della Russia; non è un caso, dunque, che alla Nato l’attenzione per i war-games, ossia alle simulazioni nell’impiego degli eserciti, sia quindi notevolmente cresciuta.
L’irrobustimento delle forze in chiave anti-Putin “deve essere intesa sotto il profilo dei soldati presenti in modo permanente e degli armamenti, rispetto a quanti attualmente sono previsti”, afferma Heisbourg. E tale rinforzo militare è stato già deciso in sede Nato questo mese, ha dichiarato la portavoce dell’Alleanza, Oana Lungescu, e sarà “multinazionale, a rotazione”, “implementato dalle logistiche necessarie”.

Fonte: Financial Times