Diamanti come investimento, boom anche fra i piccoli risparmiatori

6 Maggio 2016, di Alberto Battaglia

Diamond Private Investment, società d’intermediazione per la vendita di diamanti da investimento “ha registrato 20mila clienti negli ultimi 10 anni e solo a fine aprile” ne ha “registrati altri 8.980”. Sono i numeri parte di un mercato la cui crescita, negli anni dei tassi negativi e dei titoli di stato a rendimenti ridottissimi, ha decisamente allungato il passo. A comprare diamanti, una riserva di denaro concentrata in pochi grammi di peso, non sono solo i tradizionali clienti del private banking o del wealth management: secondo quanto riferisce al Sole24Ore Maurizio Sacchi, fondatore della Dpi, l’acquirente-tipo, di età compresa tra i 40 e i 65 anni, è un imprenditore o un impiegato, spesso in pensione. Una pietra può costare loro dai 3.800 ai 20mila euro.

Il fatto che la quotazione dei diamanti non sia frutto di una contrattazione continua analoga a quella dell’oro, non ha costituito un problema per i clienti in cerca di solide certezze in tempi di mercati incerti. I diamanti, spiega Sacchi, non sono soggetti alle volatilità delle borse e non vengono tassati né all’atto dell’acquisto né a quello della vendita. Come l’oro, protagonista di una delle migliori performance negli ultimi mesi, si tratta quindi di un bene rassicurante in tempi di elevata volatilità. I canali di acquisto e di rivendita, però, non passano dalle gioiellerie: gli intermediari si riforniscono ad Anversa (Belgio) e a regolare i prezzi è De Beers, l’azienda basata in Sudafrica attiva tanto nell’estrazione quanto nella commercializzazione delle preziose pietre. Controllando buona parte di quanti diamanti vengono estratti complessivamente De Beers può garantire la stabilità dei prezzi del diamante. Nell’ultima asta tenuta dalla società, del valore di 660 milioni di dollari, il prezzo è stato rialzato del 2%, è il primo aumento di prezzo dal giugno 2014.