Demografia e paradossi degli investimenti

17 Ottobre 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Paolo Legrenzi

Questo articolo è tratto dal dossier Demografia pubblicato sul numero di ottobre del magazine Wall Street Italia.

La demografia studia lo sviluppo delle popolazioni umane, soprattutto dal punto di vista quantitativo. Se esaminiamo i risparmi e gli investimenti degli italiani dal punto di vista della demografia, emergono alcune incongruenze interessanti che descriverò sotto forma di paradossi.
I paradossi dipendono dal fatto che dovremmo aspettarci come frequenti, stati di cose e comportamenti che in realtà sono adottati raramente. Uno scienziato cognitivo deve interrogarsi sulla natura di questi errori e sulle loro cause.

 

Il paradosso della piramide dell’età. Quella che nel mondo è la “piramide dell’età” in Italia si è trasformata, in un secolo e mezzo, in una sorte di botte.  Abbiamo molti anziani e pochi bambini. Inoltre il reddito reale medio degli italiani non cresce da quasi venti anni e i migliori giovani se ne vanno spesso all’estero in cerca di opportunità. Questo stato di cose ha diverse conseguenze, nel campo della distribuzione della ricchezza. Ecco le più rilevanti.

Concentrazione: più del 40% della ricchezza privata è concentrata nel 10% della popolazione italiana e tale ricchezza è quasi tutta detenuta da persone anziane (cfr. piramide dell’età nella pagina a fianco).

Descrizione della concentrazione: per accentuare la disuguaglianza, essa viene sbandierata sui media nei termini: “il 10% ha circa il 40% della ricchezza nazionale”. Non si utilizza la descrizione complementare, altrettanto vera sebbene meno impressionante: “il 90% della popolazione italiana possiede circa il 60% della ricchezza”.
La preferenza per la descrizione retoricamente più efficace è volta ad accentuare la percezione della disuguaglianza quando, paradossalmente, se ne invoca la riduzione.

Calo della natalità: il presidente dell’Istat Blangiardo, presentando il Rapporto 2019 dell’istituto, parla di “peggior calo demografico da 100 anni”. Nel 2018 sono nati in Italia 439mila bambini, 140mila in meno del 2017. Diminuisce il tasso di fecondità delle donne e le culle vuote avranno effetti negativi sull’economia.

 

Il paradosso degli investimenti. Da decenni in Italia abbiamo un forte calo della natalità con effetti sullo sviluppo economico. Si potrebbe pensare che gli investimenti siano stati diretti in Paesi, come gli Stati Uniti, con forte crescita e grande peso nell’economia mondiale.
Al contrario quasi due terzi della ricchezza nazionale è stata immobilizzata in residenze domestiche. Queste perdono di valore essendo poco richieste dato lo stock di immobili già presente e il decremento della natalità. Poche famiglie italiane, meno del 3%, hanno usufruito della crescita delle azioni statunitensi.
I 10mila dollari del 1978 sono diventati oggi, nell’autunno del 2019, più di 700mila! L’effetto medio aggregato delle scelte d’investimento della ricchezza in Italia e in altri Paesi mostrano delle differenze abissali. Nel da noi l’incremento è nullo perché la ricchezza è allocata per quasi due terzi in immobili, in reddito fisso, e in liquidità (più di 1.500 miliardi nel 2019).

 

 

Il paradosso del passaggio generazionale. Dato che i detentori della ricchezza italiana, soprattutto persone anziane, non intendono dilapidare i loro patrimoni ma dicono di volerli traferire alle giovani generazioni di figli e nipoti, dovremmo aspettarci che l’orizzonte temporale degli investimenti si allunghi proiettandosi nel futuro. Si dovrebbe destinare quanto eccedente le necessità personali alle borse dei paesi avanzati, soprattutto Usa.
Allungandosi l’orizzonte temporale, questa è da sempre la migliore forma d’investimento. In realtà i più hanno investito male i risparmi del passato. Inoltre abbiamo, come Paese, cumulato molto debito che le prossime generazioni dovranno onorare. Di qui la tentazione (o il timore) di usare la ricchezza privata per ridurre tale debito.

 

Il paradosso dell’invulnerabilità. Alla radice di queste scelte si annida la paura della vulnerabilità, di essere cioè colpiti nella ricchezza faticosamente cumulata. Si finisce così per preferire quello che è vicino e tangibile, come gli immobili, e quello che si crede che non cali, come la liquidità e il reddito fisso.
L’illusione dell’invulnerabilità ci ha reso, come spesso accade, in realtà più vulnerabili. Il report globale del 2019 dell’Ocse mostra che il welfare italiano è a rischio: nel 2050 in Italia il numero dei pensionati sarà superiore a quello dei lavoratori.

 

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