Fonte: Getty
Il sorpasso sembrava destinato ad arrivare nel 2028. Invece avverrà già quest’anno: l’Italia tornerà a essere il Paese europeo con il più alto rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo dell’Eurozona, superando perfino la Grecia: secondo il Documento di finanza pubblica, il debito italiano salirà quest’anno al 138,6% del Pil dal 137,1% del 2025, mentre quello di Atene, stando alle ultime stime della Public debt management agency (Pdma) greca, scenderà dal 146,1% al 136,8%.
Si tratta di numeri che trovano d’accordo anche il Fondo monetario internazionale, che pochi giorni fa, attraverso il Fiscal Monitor, aveva reso noto le sue ultime previsioni per fine 2026: 138,4% per l’Italia, 136,9% per la Grecia. Un ribaltamento che fotografa due traiettorie opposte: da una parte Roma, schiacciata dal peso strutturale del debito; dall’altra Atene, protagonista di una lunga e sorprendente discesa dopo i picchi oltre il 200% registrati negli anni successivi al Covid.
È un passaggio soprattutto simbolico, ma racconta bene due percorsi opposti dentro l’Europa post-Covid. Dal 2019, ultimo anno prima del Covid, il debito italiano è aumentato di 4,5 punti percentuali, mentre quello greco si è ridotto di quasi 50 punti. Ancora più impressionante il confronto con il picco del 2020: in sei anni Atene ha tagliato oltre 70 punti di debito pubblico, scendendo dal 210% del Pil.
È dentro questo scenario che, sabato scorso, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dal giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di Finanza, a Bergamo, è tornato a chiedere prudenza, ma anche un cambio di approccio europeo. Il quadro economico internazionale, osserva, “richiede prudenza e senso di responsabilità, ma deve anche necessariamente aprire spazio a soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stessi”. Il messaggio è rivolto anche a Bruxelles, dove il Mef lavora da settimane sulla possibilità di una maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole fiscali europee.
La Grecia corre, l’Italia rallenta
A spingere il sorpasso non è soltanto la crescita del debito italiano, ma soprattutto la velocità con cui la Grecia ha corretto i propri conti. Dopo la pandemia, Atene ha registrato una crescita media del 7,7% tra il 2021 e il 2025, accelerando la riduzione del rapporto debito-Pil. Per l’Italia, invece, il nodo resta quello di una crescita ancora troppo debole per alleggerire il peso dell’indebitamento accumulato negli anni.
Il confronto tra i due ex “Pigs” assume così anche un valore politico: la Grecia, per anni simbolo della crisi dell’Eurozona, oggi si presenta con indicatori in miglioramento proprio mentre Roma cerca nuovi margini di manovra in Europa.
A Roma si guarda con attenzione anche alle aperture del commissario europeo per l’Economia Valdis Dombrovskis, che non ha escluso una possibile revisione del giudizio sull’Italia in caso di dati migliori del previsto su deficit e Pil. Dombrovskis ha spiegato, la scorsa settimana, che “teoricamente è possibile” rivedere le conclusioni della procedura d’infrazione, ricordando che lo stesso Giorgetti, a margine dell’Ecofin, ha evocato possibili rivalutazioni dei dati Eurostat in autunno grazie ai numeri definitivi del Superbonus. Nel ricalcolo potrebbero pesare le contabilizzazioni tardive e le frodi legate ai bonus edilizi, con un impatto potenzialmente favorevole sui conti pubblici.
Le crisi come lezione economica
Nel suo intervento, Giorgetti ha poi allargato lo sguardo alle grandi crisi del passato, dalla Grande depressione del 1929 alla crisi finanziaria del 2008, fino allo shock dei debiti sovrani del 2010. Il ministro insiste sul fatto che “viviamo in un’epoca complessa, segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilità finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. Non bisogna sottovalutare l’impatto sociale delle politiche economiche odierne”.
Da qui la conclusione: la storia dimostra che “i sistemi economici sono ‘costruzioni storiche’ e non realtà immutabili”, mentre gli shock servono a capire “quali politiche funzionano e quali rischiano invece di aggravare la crisi”.
Debito pubblico: gli ultimi dati di Bankitalia
A certificare le difficoltà italiane nella riduzione del debito arrivano anche gli ultimi dati della Banca d’Italia. A febbraio il debito pubblico è salito a 3.139,9 miliardi di euro, con un aumento di 27,3 miliardi rispetto al mese precedente. Secondo il report di Palazzo Koch, la crescita riflette soprattutto il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 14,2 miliardi, e l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, cresciute di 12,9 miliardi fino a 74,8 miliardi.
A pesare sono stati anche gli effetti legati all’emissione e al rimborso dei titoli di Stato, alla rivalutazione dei bond indicizzati all’inflazione e all’andamento dei cambi. L’incremento è attribuito quasi interamente alle amministrazioni centrali, mentre resta stabile la vita media residua del debito, ferma a 7,9 anni. Continua intanto la riduzione della quota detenuta dalla Banca d’Italia, scesa al 18%, mentre aumenta il peso degli investitori esteri, saliti al 34,9% del totale.