Debito pubblico: il Governo Meloni dovrà fare affidamento sempre di più sugli investitori esteri
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Fin dalla crisi del debito della zona euro nel 2012, il governo italiano ha fatto affidamento sui piccoli investitori domestici per gestire l’enorme debito pubblico, il secondo più grande nella zona euro alle spalle della Francia, pari a 3 trilioni di euro.
Ma ora le cose potrebbero cambiare. Secondo un’opinione diffusa tra gli analisti, emersa da un’analisi di Reuters, una prevista erosione dei previsto calo dei risparmi domestici per via dell’inflazione, porterà gli investitori esteri a giocare un ruolo sempre più importante nel colmare le lacune di finanziamento, man mano che la domanda retail diminuirà. Un trend che, fino ad oggi, appare favorito dai rendimenti relativamente alti delle obbligazioni italiane e i miglioramenti dei parametri fiscali.
Il ruolo dei piccoli investitori
Partiamo da una percentuale. Lo scorso novembre piccoli investitori domestici detenevano quasi il 15% del debito italiano, in aumento rispetto al 13,5% di un anno prima (dati Bankitalia). Un risultato raggiunto grazie a emissioni di titoli di stato mirate come il “BTP Più”, che hanno hanno raccolto 14,9 miliardi di euro solo nel febbraio 2025.
Tuttavia, l’aumento dell’inflazione e la diminuzione dei tassi di interesse della BCE rischiano di erodere i risparmi degli italiani, riducendo la loro capacità di investire ulteriormente.
“Dopo l’elevato volume di emissioni al dettaglio degli ultimi anni, gran parte dei risparmi disponibili presso gli investitori al dettaglio dovrebbe essere già investita, limitando gli importi che potranno essere raccolti in futuro”, ha dichiarato Hauke Siemssen, analista di Commerzbank all’agenzia Reuters, aggiungendo che è improbabile che quest’anno Roma possa eguagliare i quasi 30 miliardi di euro raccolti in obbligazioni dedicate ai piccoli risparmiatori nel 2024, dato comunque in calo rispetto ai quasi 44 miliardi del 2023.
Gli analisti UniCredit Luca Cazzulani e Francesco Maria Di Bella hanno stimato che il contributo netto delle famiglie – comprese le obbligazioni al dettaglio e altri titoli di Stato – al fabbisogno di finanziamento dell’Italia ammonterà quest’anno a circa 50 miliardi di euro, più o meno in linea con il 2024 ma molto al di sotto dei 130 miliardi del 2023.
Gli investitori esteri
Nel frattempo, gli investitori esteri stanno diventando sempre più importanti per l’Italia. La loro partecipazioni nel debito pubblico italiano è salito al 31% a novembre 2024, rispetto al 27,7% dell’anno precedente, al livello più alto dal lancio dell’euro. La stabilità politica sotto la guida del premier Giorgia Meloni e i miglioramenti fiscali, come la riduzione del deficit di bilancio al 3,4% del PIL nel 2024 – spiegano gli osservatori – stanno attirando gli investitori esteri. E nel futuro, il trend potrebbe continuare alla luce di un risanamento dei conti pubblici.
“Ci aspettiamo un consolidamento della quota estera in futuro,”, ha dichiarato alla Reuters Annalisa Piazza, analista di ricerca sul reddito fisso presso MFS Investment Management, secondo cui il risanamento dei conti pubblici italiani potrebbe essere premiato da un upgrade del debito da parte delle agenzie di rating. Il che potrebbe alimentare ulteriormente l’interesse degli stranieri. E non è escluso che “alcune assicurazioni e fondi pensione possano approfittare della curva relativamente ripida dell’Italia per acquistare BTP a più lunga scadenza”.